BANCARIO – Capitolo 3
UNA VINCITA MILIONARIA
Durante la mia lunga permanenza di circa sei anni a Caltanissetta, nella mia qualità di Direttore di quella filiale, moltissimi potrebbero essere gli avvenimenti particolari da ricordare e difficile anche la scelta.
Ho preferito sceglierne uno che ritengo di un certo interesse, da me ricordato con una mia nota pubblicata in occasione della vincita di 130/milioni di euro al superenalotto, verificatasi a Caltanissetta.
La Cassa, tra gli altri servizi, svolgeva quello di tramite tra i vincitori del lotto e gli uffici dell’Intendenza di Finanza, per il pagamento delle vincite.
L’ufficio incaricato della Cassa notò che, con una certa frequenza, un gruppo di giocatori presentava schedine vincenti di ambi e terni con giocate di modesto importo.
Gli interessati commentavano che i sistemi da loro adottati consentivano frequenti vincite.
Un giorno l’impiegata addetta mi comunicò che il gruppo aveva presentato per l’incasso una schedina vincente una cinquina.
Trattandosi di una vincita di un importo intorno a quaranta milioni di vecchie lire, suggerii alla dipendente di non servirsi della spedizione ordinaria, ma di recarsi all’Intendenza di Finanza per recapitare direttamente la fortunata schedina.
Dopo meno di un’ora la dipendente molto agitata, mi comunicò che l’impiegato il quale aveva ricevuto la schedina, era uno dei soci del gruppo dei giocatori.
Informai del fatto il mio Direttore Generale il quale pur rimanendo molto perplesso, considerata la particolare composizione della commissione prevista dalla legge, mi consigliò di non tenerne conto e, allo stesso tempo, di comunicare in occasione di altre vincite che la Cassa non svolgeva più questo servizio.
Ma nel pomeriggio dello stesso giorno un altro componente del gruppo presentò in banca una seconda schedina vincente, con gli stessi numeri.
Informai immediatamente il Direttore Generale del nuovo evento e, senza attendere ulteriori sue valutazioni gli anticipai che il caso sarebbe stato da me rappresentato al Procuratore della Repubblica.
Fatti che vennero da me raccontati personalmente all’allora Procuratore Patanè il quale, in prima battuta mi disse: “lei lo sa da chi è formata la commissione prevista. Lei potrebbe anche correre il rischio di essere incriminato per calunnia”.
Al Procuratore feci presente che i calcoli di possibilità di vincere una cinquina erano limitatissimi, se poi le cinquine erano due con i soggetti individuati, la cosa diventava molto strana: “oggi ho prospettato un caso che ritengo possa essere oggetto di una valutazione del suo ufficio”.
Il Procuratore chiamò subito il Colonnello della Finanza di Caltanissetta che si presentò nel giro di pochi minuti e venne informato dei fatti.
Anche da parte del Colonnello venne richiamata la composizione della Commissione chiedendomi: “secondo lei come è possibile commettere qualcosa di rilevante penalmente”.
Avendo fatto al riguardo delle considerazioni la mia risposta fu: “forse tra i membri del gruppo ci sarà il titolare di un botteghino il quale, nel consegnare le matrici delle bollette lascia uno o più fogli in bianco. La settimana successiva, quando vengono riportate le nuove matrici l’impiegato addetto, mentre la commissione prende il solito caffè, entrando nella stanza particolare segna nei biglietti lasciati in bianco i numeri già estratti la settimana prima, determinando le vincite”.
Il Colonnello telefonicamente ordinò l’immediato controllo da parte della Guardia di Finanza del caveau che custodiva le matrici, rilevando che in effetti due matrici erano state lasciate in bianco.
I Giornali del giorno successivo, su pagina intera, davano la notizia:
Importante scoperta della Guardia di Finanza di Caltanissetta.
Il processo a carico dei responsabili si concluse con una severa condanna.


