Appalti: Cgil Sicilia, “Le modifiche al codice proposte dal governo danneggerebbero il già fragile mondo del lavoro siciliano con una deregulation che favorirebbe pure le infiltrazione mafiose”
Palermo, 6 dic- Nel 2023 la spesa per appalti pubblici di forniture, servizi e lavori ha superato in Sicilia i 18 miliardi di euro, il 2% della spesa nazionale. Una grossa fetta che “renderebbe necessarie – osservano il segretario generale della Cgil Sicilia, Alfio Mannino e la segretaria regionale Angela Biondi, responsabile del settore- regole stringenti per garantire trasparenza e legalità e i diritti dei lavoratori con la corretta applicazione dei contratti nazionali di lavoro. Le proposte del Governo attualmente in discussione in Parlamento – sottolineano – vanno invece in direzione opposta e sono destinate a favorire la riduzione dei salari, già bassi nella nostra regione, e delle tutele su salute e sicurezza, il dumping e la concorrenza sleale, aggiungendo danno al danno di una normativa che non favorisce la legalità e la trasparenza e rendendo più arduo l’impegno del sindacato su questi terreni in sede regionale”.
Dalla Cgil Sicilia dunque viene un “appello alle forze politiche, alle associazioni datoriali, alle istituzioni locali e a tutti i deputati e senatori eletti nell’isola a fare sentire la propria voce chiedendo al governo di ritirare le proposte di modifica del codice degli appalti”. E al governo regionale, il sindacato chiede di dare corso alla proposta della Cgil di protocollo su legalità e appalti “condivisa mesi fa ma rimasta nei cassetti”.
Mannino e Biondi rilevano quanto, se le misure del governo andassero in porto, “verrebbe danneggiato il mondo del lavoro siciliano già caratterizzato da salari in media più bassi di quelli nazionali. Indebolendo i contratti nazionali – aggiungono- si darebbe una certificazione di legittimità a quelli pirata, con danno dei diritti di chi lavora e , considerando che la normativa già favorisce gli affidamenti senza gara, il ricorso ai subappalti e abroga il rating di legalità, si creerebbe una ulteriore situazione di non trasparenza in cui il lavoratore verrebbe posto in una condizione di soggezione”. Mannino rileva che “questo in Sicilia lo si è già visto con le infiltrazioni della mafia e il lavoro soggetto a ricatto. Andare avanti – dicono- significa superare certe dinamiche perverse che la nuova normativa sugli appalti, che nel nostro paese riguarda migliaia di lavoratrici e lavoratori impegnati in cantieri, scuole, uffici, ospedali, punta invece a favorire”.
“Se passasse la modifica del codice- spiega la nota della Cgil- si potrebbero applicare Ccnl con meno tutele e salari più bassi in base alla dimensione e alla natura giuridica dell’impressa, Ccnl diversi da quelli indicati dalla stazione appaltante anche se peggiorativi su istituti come l’orario, le ferie, gli straordinari, mentre ai lavoratori in subappalto non sarebbe più garantito il diritto ad avere lo stesso contratto della stazione appaltanti”. Insomma, sottolineano Mannino e Biondi “il governo lavora per fare passi indietro sulla legalità e sui diritti e su questo la nostra opposizione non può che essere netta”.


