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Alla scoperta dell’Ennese: La cinta daziaria fortificata del Comune “chiuso” di Castrogiovanni – di Gaetano Cantaro

La cinta daziaria fortificata del Comune “chiuso” di Castrogiovanni.
Le antichissime porte di ingresso della città di Enna oltre a far parte di un formidabile impianto difensivo, che rese “l’Urbs” inespugnabile nei secoli, assolvevano a funzioni di prelievo fiscale del dazio comunale nel “Comune chiuso” di Castrogiovanni, classificazione, questa, riservata ai Comuni con più di 8.000 abitanti, sottoposti a tale particolare regime fiscale. Il dazio, istituto ampiamente diffuso nel medioevo, si esigeva innanzi alle porte di accesso della Città da chiunque avesse voluto introdurre merci e derrate alimentari di qualsiasi genere “dopo il sorgere e prima del calare del sole”. Il tributo serviva per finanziare i Comuni e, successivamente, anche lo Stato. La prassi continuò anche dopo la formazione dello Stato italiano e venne istituzionalizzata con la legge 1830 del 1864. Il dazio di consumo colpiva tutte le merci al passaggio da un preciso confine materiale, chiamato linea o cinta daziaria. Quest’ultima coincideva con le mura fortificate della Città. Curiosamente, nei comuni siciliani, benché fosse soggetta a dazio la frutta fresca non lo erano i fichi d’india, così come prescritto dalla Tariffa daziaria del 1894. La demolizione delle mura e delle relative porte medievali di ingresso avvenne, gradualmente ed inesorabilmente, dopo l’abolizione delle linea daziaria e del relativo dazio di consumo, sancita dal Regio Decreto n.141 del 1930 che istituì le imposte comunali di consumo ed il cui regime di applicazione fu, a sua volta, modificato nel 1973 con l’introduzione dell’IVA (imposta di valore aggiunto). Delle sette porte medievali di Enna oggi sopravvive soltanto quella di Janniscuro nonché qualche rara immagine di Porta Pisciotto, Porta di Portosalvo e Porta Palermo (detta Porta Regia perché da lì entravano i Re). È probabile che l’eliminazione del dazio comunale (unitamente alla necessità di adeguare la rete viaria) possa aver alimentato la smania picconatrice della popolazione ennese, che nutriva verso le antiche porte una comprensibile ostilità tanto che le stesse finirono per soggiacere ad una sorta di “damnatio memoriae”, quella stessa memoria che noi oggi dovremmo difendere e valorizzare (in foto Porta Pisciotto con ricevute del dazio comunale di Castrogiovanni). Gaetano Cantaro

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