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Alla scoperta dell’ennese: i Guerrieri di Erbesso – di Gaetano Cantaro

Riprendiamo grazie al preziosissimo contributo dell’appassionato ed esperto di storia locale e non solo Gaetano Cantaro il nostro viaggio all’interno della provincia di Enna alla scoperta di tanti luoghi, siti e storie per la quasi totalità sconosciute e che invece rappresentano un immenso patrimonio per tutta la comunità ennese

I guerrieri di Montagna di Marzo.
Il sito archeologico di Montagna di Marzo, nell’ennese, era sede di una antichissima città sicula la cui storia millenaria si fonde e si sovrappone ad altre storie perdendosi nella notte dei tempi. Già il toponimo del sito, identificabile nel latino “Mons Martis” ovvero Monte di Marte, il dio della guerra, è molto suggestivo e lascia intuire l’importanza militare di una città che molti identificano con Erbesso (dal greco antico ‪Ἑρβησσός, Herbēssós). Ciò sarebbe confermato anche dai numerosi ritrovamenti monetali che hanno restituito la litra in bronzo riportante ‬l’etnico ΕΡBHΣΣINΩN (in caratteri greci) davanti ad una testa femminile, che raffigurerebbe la dea madre Sikelia, mentre al rovescio è raffigurata la protome di un toro androcefalo che sarebbe la personificazione di un dio fluviale, forse Acheloos (oppure il locale fiume Braemi). È verosimile che da queste parti si svolse la battaglia che, nella metà del sec. V a.C., vide scontrarsi le truppe greche siracusane/agrigentine e la Lega delle città sicule capeggiata dal celebre Ducezio, leggendario Re dei Siculi che tentò di riaffermare (senza riuscirci) la supremazia dei nativi siciliani sui coloni greci, la cui presenza si imponeva sempre più nell’Isola, a volte pacificamente ma più volte con la forza. Durante la campagna di scavi del 1966, organizzata dalla Soprintendenza ai beni culturali di Agrigento (ancora non esisteva quella di Enna) venne alla luce, nella necropoli di Montagna di Marzo, un sepolcro coevo a quella battaglia ed eccezionale sotto vari profili. La tomba, contrassegnata con il n.31, conteneva due sarcofagi fittili, con coperchio a doppio spiovente, in cui riposavano da secoli i resti mortali di due guerrieri con le loro armature. I guerrieri, armati di spade, scudi, schinieri ed elmi di bronzo di foggia ellenistica, facevano parte dell’aristocrazia militare della città e, forse al seguito dell’armata di Ducezio, parteciparono a quelle antichissime vicende belliche, frutto della stratificazione e della fusione di diversi popoli. Ai piedi dei guerrieri si trovò un ricco corredo funebre di circa 130 oggetti, tra cui dieci vasi in bronzo. Gli archeologi rimasero stupefatti quando trovarono ben 12 iscrizioni della indecifrabile lingua sicula, graffite sul fondo dei reperti nonché un’anfora da vino recante una preziosissima iscrizione sicula su due righe che il glottologo Prof. Enrico Caltagirone propone di tradurre così: “tamura abe(f)aked qoi aves erumakes age pipoked lutimbe” = una coppa può ottenere chi giunge ospite (nella casa) di Eurumaco: può bere a sazietá fino a traballare (da ubriacarsi); “levo pomana tese mai darna kei bu(f)eita pomiae tiurela” = una piccola parte del desiderio di bere una bevanda distillata che crea illusioni e che tonifica, la maggioranza per calmare la sete con una libagione molto forte. Tra le varie iscrizioni v’è quella di “Mares”, dea della fecondità identificabile in Persefone, tuttavia, la più nota e significativa è quella del nome “Italo”, archegeta degli Ausoni (i quali già si chiamavano Siculi) che la tradizione indigena identificava o imparentava con Morges, re dei siculi e fondatore della vicina Morgantina.
Nomi altisonanti che rimangono impressi nella memoria collettiva di un intero popolo e che riemergono a fatica da questo luogo abbandonato dallo Stato e depredato da generazioni di tombaroli che hanno svenduto in tutto il mondo ciò che di più prezioso un popolo ha: la propria memoria storica (parte del corredo funebre dei guerrieri di Montagna di Marzo è esposto nel museo di Agrigento, anche se non è dato sapere dove si trovino gli scudi in bronzo e le spade in ferro. Altri preziosissimi reperti, trafugati clandestinamente, sono sparsi in musei e collezioni private di tutto il mondo)

Gaetano Cantaro

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