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Alla scoperta dell’ennese: Enna Cronaca di un duello per “questioni di precedenza” – di Gaetano Cantaro

Cronaca di un duello per “questioni di precedenza” svoltosi nel piano della Matrice la Domenica novella del 1673. Le maestose colonne del Duomo di Enna raccontano piccoli, antichissimi frammenti di storia della nostra comunità. In esse sono graffiti misteriosi disegni, dediche a persone scomparse qualche centinaio di anni fa ed altre citazioni di oscura interpretazione, che meriterebbero di essere ben studiate. La maggior parte di queste iscrizioni sono di età compresa tra il 1600 ed il 1700. Due di queste narrano addirittura di un duello mortale, avvenuto nel 1673, tra due nobili signori ennesi, Don Federico Leto e Francesco Polizzi, Barone del Pizzuto, i quali si affrontarono e “si uccisero l’un l’altro, uno con una pistolata e uno con una sticcata, la Domenica novella nel piano della Matrice”. I duellanti morirono entrambi, uno con un colpo di pistola e l’altro con un colpo di spada. Pare che il diverbio fosse insorto per spagnoleschi principi di “puntiglio”, in seguito alla lite dei loro servi, venuti alle mani per la precedenza nell’acquisto della carne da un macellaio. Nel dettaglio, questa è la storia così come tramandata nel 1886 dallo storico ennese, Avv. Paolo Vetri: “Un mattino del 1673 i servi del cav. Federico Leto e di Francesco Polizzi, barone del Pizzuto, dovendo comprare della carne, ognuno per la casa che serviva, voleva la precedenza, per cui si scendeva fra loro ad un accalorato diverbio, che si faceva risalire ai rìspettivi sìgnori. L’incidente si apprendeva con rammarico dei vanitosi padroni, che giudicandosi pure offesi, faceva ciascuno del rumore, il quale ingrossando, ingrossando, si passava alle minacce; si preparavano scambievolmente ad una personale riparazione di sangue; ma in realtà l’uno temeva dell’altro e studiatamente si sfuggivano. Però il 9 aprile del medesimo anno, giorno di domenica, convenendo da opposte strade fatalmente nel piano del Duomo, vicino il monastero di S. Michele, l’uno si trovava di fronte all’altro. Allora risvegliandosi il sangue avito, facendo sforzo a se stessi, senza alcuna regola cavalleresca, l’uno armato di spatino e l’altro di pístola, si affrontano bruscamente. Quei due campioni, naturalmente timidi, diffidenti per debolezza, irritati perchè in rischio della vita, si cimentarono con furore da disperati, con tutto il coraggio dei vili ed ambo ne restarono cadaveri così ebbe fine quell’istantaneo risveglio di ardire e coraggio; ma quella disgustosa scena si prolungava; le famiglie raccoglievano con passione quella sfida; si accaloravano nell’appoggiare la voluta precedenza e minacciavano venire ad una lotta, che, sebbene ristretta in una piccola cerchia, accennava ad un serio disturbo da interessare il paese; giunte ad una esasperazione da trasmodare in guerra civile, dai buoni cittadini, trovandosi docile il terreno, perchè la nobiltà, sfibrata dal modo di vivere, aveva smessa l’antica fierezza e tenacità, quelle famiglie s’indussero ad un accordo, che, ad esempio dei loro avi, dissero della Pace, mercè il quale, non diniegandosi la scambievole pretensione di precedenza, si stabilisce che questa in simili casi spettava una settimana a famiglia ed a turno ! A memoria di questo duello trovasi registrata a caratteri graffiti nell’ottava colonna della navata di questo duomo, però senza esprimerne la causa e la accidentalità, che ho raccolto dalla tradizione mantenuta dalle famiglie” (tratto dal prezioso volume: Pagine storiche di Castrogiovanni dagli Svevi all’ultimo dei Borboni di Napoli, 1886).
Gaetano Cantaro

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