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  • Alla Scoperta del territorio ennese: il Fondaco di “Cuba” – di Gaetano Cantaro
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Alla Scoperta del territorio ennese: il Fondaco di “Cuba” – di Gaetano Cantaro

Riccardo Ottobre 7, 2020 4 minuti letti
cuba 1

Il “Fondaco Cuba” di Catenanuova, antica stazione di sosta per la Sicilia interna
Partendo da Catania e percorrendo l’autostrada A19 verso Enna, lasciato il mare e la piana agrumicola catanese, il paesaggio si trasforma in un particolare mare, non fatto di “acqua frastornante ed invadente…ma cangiante di silenziose ed ondeggianti spighe”, come amava descriverlo il nostro Nino Savarese. Poco prima di giungere a Catenanuova, lo sguardo volge naturalmente al di là del cavalcavia ove si scorgono le fattezze di un antichissimo caseggiato, il “Fondaco Cuba”, oggi miracolosamente “incastrato” tra il viadotto autostradale ed i binari della ferrovia. Probabilmente la sua fondazione risale al periodo bizantino e fu particolarmente attivo tra il XVII ed il XVIII sec., quando era tappa obbligata per carovane di viaggiatori, diligenze e carrettieri che, lungo la regia trazzera, attraversavano il centro della Sicilia dirette verso Palermo. Una parte dell’edificio era adibita a stalla per il riposo dei cavalli mentre un’altra parte era utilizzata come albergo per i forestieri che si avventuravano nella rotta della Sicilia interna; la consistenza era di sei vani al piano terra ed otto vani al primo piano con annesso cortile e cisterna. Il termine fondaco, “funnacu” in siciliano, deriva dall’arabo funduq inteso come magazzino, osteria, albergo o ancora ‘deposito di merci’, termine a sua volta derivante dal greco πανδοχεῖον ο πάνδοχος, composto da pas e dékomai, ‘accogliere tutti’. Questo caravanserraglio ha accolto personaggi illustri come, nell’ottobre del 1713, il re di Sicilia Vittorio Amedeo II di Savoia con la regina Anna Maria e la sua corte. La leggenda racconta che il proprietario dell’epoca, Cavaliere Ansaldi di Centuripe, appreso del passaggio del re da quelle parti e desideroso di conoscerlo, ricorse ad uno stratagemma: ordinò ai suoi dipendenti di versare tutto il latte munto nel torrente vicino. Le guardie del re si accorsero della presenza di un fiume di latte e lo riferirono prestamente al re, il quale avrebbe “assaggiato” il fiume nello stupore generale dei presenti. A quel punto, l’intraprendente Ansaldi avrebbe svelato al re di aver fatto ricorso a tale espediente al solo fine di ossequiare i reali e poterli ospitare nel Fondaco Cuba. Il re accettò l’invito e l’indomani, prima di partire alla volta di Palermo, nominò l’Ansaldi inventore del “fiume di latte”, insignendolo del titolo di Capitano onorario delle Guardie reali. Successivamente, la notte fra il 30 aprile ed il 1^ maggio 1787 vi soggiornò, di ritorno da Castrogiovanni (oggi Enna, non ritenuta purtroppo all’altezza del suo Mito), il poeta/scrittore/viaggiatore tedesco Wolfang von Goethe (1749-1832), che “vi pernottò e vi dormi’ comodamente con soddisfazione”, confortato da ottimo pane e vino “il quale questa volta non era annacquato”, così come si narra nel suo libro, “Ricordi di viaggio in Italia nel 1786-1787”. Dopo dodici giorni di viaggio da Palermo verso Catania, il celebre scrittore poté godere di qualche agio in questa locanda, disdegnando, tuttavia, i carciofi selvatici di cui la zona era infestata e di cui i siciliani erano ghiotti. Egli riferì anche della seguente iscrizione che trovò tracciata col lapis su una parete del fondaco: “Passeggiere, chiunque tu si, guardati bene a Catania, dall’albergatore del Leone d’oro; egli è peggiore dei Ciclopi, delle Sirene, di Scilla, per chi ha la disgrazia di cadere ne’ suoi artigli”. Per quanto ritenne che il previdente viaggiatore potesse avere esagerato il pericolo col ricorrere alla mitologia, Goethe formò però il proposito di schivare il “Leone d’oro”, il quale veniva indicato quale animato di tanta ferocia. Pertanto, allorquando il mulattiere domandò dove intendesse prendere alloggio a Catania, Goethe rispose subito: “dovunque; purchè non al Leone d’oro!…non avendo altro desiderio, fuorchè quello di schivare gli artigli della terribile fiera !”. Eppure tale esilarante aneddoto ci ricorda quanto grande, ancora oggi, sia il rischio per i viandanti di incorrere in voraci “Leoni d’oro” per la strada.
Più antico della stessa Città di Catenanuova (nel cui territorio ricade), il Fondaco Cuba pare che nel 1985 sia stato dichiarato edificio di interesse storico dalla Soprintendenza ai beni culturali ed ambientali di Enna sebbene tale formale dichiarazione strida fortemente con lo stato di gravissimo abbandono e di degrado in cui versa questo antico caravanserraglio, che meriterebbe sorte migliore quale ad esempio quella di essere adibito a “museo del viaggio e del viandante”. Gaetano Cantaro

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Riccardo

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