La Sicilia di Martoglio: una lingua che diventa scena
Centocinque anni fa la Sicilia perdeva una delle sue voci più originali. Il 15 settembre 1921 moriva a Catania Nino Martoglio, regista, drammaturgo, poeta e giornalista: una figura centrale nel rilancio della lingua e del teatro siciliano agli inizi del Novecento.
Il giornalismo e la rivista D’Artagnan
Dopo gli studi nautici e il brevetto di capitano di lungo corso, il giovanissimo Martoglio abbandona la carriera nautica per entrare nella redazione della Gazzetta di Catania, fondata dal padre. Nel 1889, non ancora ventenne, fonda a Catania il settimanale satirico D’Artagnan. La rivista diventerà negli anni seguenti un punto di riferimento per il dibattito culturale dell’isola, pubblicando testi in versi e in prosa in lingua siciliana e italiana. Vi collaboreranno, tra gli altri, anche Luigi Pirandello, Luigi Capuana e Giovanni Verga.
La poesia: Centona
Nel 1899 pubblica la sua opera poetica più celebre, Centona, una raccolta di versi in siciliano che ritraggono con acume e realismo la vita popolare, i tipi umani e le contraddizioni della Sicilia del tempo. L’opera riceve l’apprezzamento entusiasta di Luigi Capuana e dello stesso Pirandello, che ne cura una celebre prefazione nelle edizioni successive.
L’amuri (da “Centona”)
– Mamma, chi veni a diri ‘nnamuratu?
– … Vôldiri… un omu ca si fa l’amuri.
– E amuri chi vôldiri? – … E’ un gran piccatu:
è ‘na bugia di l’omu tradituri!
– Mamma… ‘un è tantu giustu ‘ssu dittatu…
ca tradimenti non nn’ha fattu, Turi!
– Turiddu?…E chi ti dissi, ‘ssu sfurcatu?
– Mi dissi… ca pi mia muria d’amuri!
– Ah, ‘stu birbanti!… E tu, chi ci dicisti?…
– Nenti!… Lu taliai ccu l’occhi storti…
– E poi? – Mi nni trasii tutta affruntata!…
– Povira figghia mia! Bonu facisti!
E… lu cori? – Mi batti forti forti!…
– Chissu è l’amuri, figghia scialarata!
image.png
“L’Amuri” da “Centona”
La produzione teatrale, quella cinematografica e la collaborazione con Pirandello
Agli inizi del ‘900, Martoglio dà vita ad alcune compagnie teatrali – di successo ma effimere – che portano in giro per l’Italia il teatro in lingua siciliana, valorizzando il talento eccezionale di attori come Angelo Musco e Giovanni Grasso. Tra le sue opere teatrali più famose spiccano San Giuvanni Decullatu e L’aria del continente. Alcune sue opere verranno tradotte in alcuni dialetti locali del centro e del nord Italia.
A partire dal 1913 Martoglio si dedica a scrivere soggetti e sceneggiature cinematografiche e dirige alcuni film, allora muti. Secondo la critica degli anni Trenta, Sperduti nel buio è il suo capolavoro. L’unica copia esistente, custodita al Centro Sperimentale di Cinematografia, venne trafugata dai tedeschi nel 1943 e non fu mai più ritrovata.
E’ in questi anni che si sviluppa un’amicizia con Pirandello che porterà i due a collaborare e a scrivere a quattro mani opere come ‘A vilanza e Cappiddazzu paga tuttu.
La morte tragica
Il 15 settembre 1921, all’età di 50 anni, Nino Martoglio muore precipitando nel vano dell’ascensore ancora in costruzione presso l’Ospedale Vittorio Emanuele di Catania, dove si era recato per far visita al figlio ricoverato. La Sicilia perde così uno dei suoi autori più capaci di trasformare la cultura dell’isola in poesia, teatro e cinema.


