LA CORTE DI ASSISE DI APPELLO DI CALTANISSETTA RICONOSCE LA
“PROVOCAZIONE PER ACCUMULO” E RIDUCE LA PENA
In data odierna, la Corte di Assise di Appello di Caltanissetta, presieduta dalla
dott.ssa Daniela Troja, dopo una lunga camera di consiglio, ha letto il dispositivo di
sentenza nel processo d’appello a carico di Maria Gozza.
L’imputata era accusata di aver ucciso la propria madre il 16.11.2021. Il tragico
evento era maturato all’interno di un contesto domestico esasperato: il rapporto
madre-figlia era infatti caratterizzato da continue e sistematiche umiliazioni, che per
anni avevano reso profondamente dolorosa l’esistenza della figlia. Nonostante lo
stillicidio di critiche e mortificazioni, Maria Gozza aveva lottato strenuamente per
emanciparsi e riscattarsi socialmente, riuscendo a conseguire con grandi sacrifici
prima il diploma e poi la laurea in naturopatia.
Accogliendo l’appello presentato dalla difesa, la Corte ha riconosciuto all’imputata
la circostanza attenuante della provocazione “per accumulo”. Tale decisione ha
comportato una significativa riduzione della pena, che passa dai 14 anni di
reclusione inflitti in primo grado a 9 anni e 4 mesi di reclusione. Già nel giudizio di
primo grado, celebrato davanti alla Corte di Assise di Caltanissetta, alla donna
erano state concesse le attenuanti generiche nella loro massima estensione, che
avevano evitato l’ergastolo riducendo la pena ad 14 anni.
Il Giudice di secondo grado ha inoltre riformato la sentenza di prime cure,
escludendo la condanna al risarcimento del danno riconosciuto in primo grado in
misura di €. 2500, in favore della parte civile, sorella della vittima.
Subito dopo la lettura del verdetto, l’imputata, già fortemente provata dalla dolorosa
vicenda umana e processuale, è scoppiata in un pianto che ha commosso tutti i
presenti.
L’avvocato Carmelo Lombardo, difensore che ha assistito e rappresentato la donna
sia in primo grado che in appello, ha espresso profonda soddisfazione per l’esito
favorevole del giudizio, rilasciando la seguente dichiarazione:
«È stata giustamente riconosciuta l’attenuante della provocazione cosiddetta “per
accumulo”, un istituto che la cassazione ha codificato proprio per adeguare la pena
in presenza di condotte ingiuste, anche solo moralmente, che si sono sedimentate
nel corso del tempo, persino per anni, determinando una reazione a corto circuito.
Si tratta di una storia fatta di riscatto sociale e di impegno, ma anche di costanti
mortificazioni che hanno reso l’esistenza di questa donna assai dolorosa, che ha
lottato contro una condizione familiare che la voleva relegata all’indifferenza ed
all’ignoranza. Purtroppo rimane la consapevolezza di una donna che dovrà
convivere con questo peso e con questo senso di colpa, per dirla con Dostoevskij,
il suo destino sarà il castigo e la sua pena sarà l’ergastolo del cuore per la perdita
della madre che nonostante tutto aveva tanto amato».
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