Parità salariale: la nuova Direttiva europea che cambia le regole del gioco
Quanto guadagna il collega che fa il tuo stesso lavoro? Con la Direttiva UE sulla trasparenza retributiva, le aziende saranno obbligate a mettere in chiaro i divari di genere sugli stipendi.
Milano, 25 maggio 2026 – 7 giugno 2026: è il termine entro cui l’Italia dovrà recepire la Direttiva europea sulla trasparenza retributiva, un pacchetto di regole che punta a rendere finalmente visibile – e correggibile – il divario salariale tra uomini e donne, a parità di ruolo e di valore.
Il gender pay gap? Ancora qui. Ma qualcosa si muove
La parità retributiva è un principio che tutti condividono. Eppure, questo gap resiste. Per questo la Direttiva interviene su più fronti con misure concrete che toccano l’intero ciclo di vita del rapporto di lavoro – dalla candidatura in poi.
Cosa cambia per chi lavora?
1-Stipendio in chiaro fin dall’annuncio. Le aziende hanno l’obbligo di indicare la fascia retributiva direttamente nell’offerta di lavoro. Quindi candidati e candidate sapranno cosa aspettarsi prima del colloquio, non dopo.
2-Basta con la domanda “Quanto prendi ora?” Chiedere la retribuzione precedente sarà vietato. L’obiettivo è semplice: evitare che una disparità subita in passato segua il candidato nel nuovo lavoro, come un’ombra.
3-Diritto all’informazione. Si potrà richiedere la retribuzione media, divisa per genere, di chi svolge la stessa mansione o un ruolo di pari valore. Quelle differenze di cui nessuno parlava? Diventeranno finalmente visibili.
4-Reporting obbligatorio per le aziende. Le imprese con più di 100 dipendenti dovranno monitorare e comunicare periodicamente i propri divari retributivi di genere. Si parte il 1° giugno 2027 per le realtà con almeno 250 dipendenti, con un’estensione progressiva alle altre.
Per le aziende, il nuovo assetto normativo comporta un ripensamento strutturato della gestione delle risorse umane. Audit retributivi interni, analisi delle strutture salariali, mappature dei gap e piani di adeguamento sono tutte azioni che si possono già avviare ora, senza aspettare l’entrata in vigore della Direttiva. Un’azienda che arriva alla trasparenza dopo aver già messo ordine nelle proprie politiche retributive invia un messaggio forte e chiaro ai propri dipendenti, generando fiducia, rafforzando la retention e aumentando la capacità attrattiva nei confronti dei talenti.
“La trasparenza retributiva è un vero punto di svolta: per la prima volta, il valore del lavoro dovrà essere misurato con criteri chiari e oggettivi, rendendo visibili disparità che per troppo tempo sono rimaste nell’ombra”, ha dichiarato Giulia Maniscalco, Legal Consultant di The Adecco Group. “Il problema non è la trasparenza, il problema è la disparità. La trasparenza la rende visibile, e solo ciò che è visibile si può affrontare e correggere. Per questo il nostro consiglio alle aziende non aspettare. Chi si presenta ai propri dipendenti con processi solidi e trasparenti non sta solo adempiendo a un obbligo – sta costruendo fiducia, attrattività e vantaggio competitivo. Il futuro è di chi anticipa il cambiamento con coraggio, facendo della parità retributiva una leva efficace verso un’equità reale”.
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The Adecco Group
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