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  • Cultura

“Villarosa, la memoria si fa viva: “Siamo antifascisti”

Riccardo Aprile 23, 2026 4 minuti letti
villarosani 1

“Villarosa, la memoria si fa viva: “Siamo antifascisti”
Svelata a Palazzo di Città una lapide in onore dei partigiani villarosani. La dirigente Adamo agli studenti: “Cercate le vostre radici tra questi nomi”.
VILLAROSA – “Noi siamo antifascisti!”. È con questo grido corale, vibrante di emozione, che gli studenti dell’Istituto Comprensivo “De Simone” hanno dato il via alla cerimonia di svelamento della lapide dedicata ai combattenti e partigiani villarosani. L’evento, svoltosi ieri all’ingresso di Palazzo di Città, ha celebrato il sacrificio di chi lottò nella Resistenza contro il nazifascismo, segnando un momento di profonda partecipazione per l’intera comunità.
Una memoria condivisa
Alla cerimonia, organizzata per commemorare l’81° anniversario della Liberazione, hanno preso parte le massime autorità civili, militari e religiose. Accanto al sindaco di Villarosa, Franco Costanza, erano presenti il presidente dell’Anpi provinciale, Renzo Pintus, la dirigente scolastica Marinella Adamo, la segretaria provinciale del Pd Katya Rapè, il sindaco di Barrafranca e una delegazione dell’Anpi di Piazza Armerina.
“Oggi Villarosa compie un gesto di memoria e di responsabilità” – ha detto il sindaco Costanza-. Rendiamo omaggio ai concittadini che scelsero di non restare indifferenti, schierandosi dalla parte della libertà e della democrazia. Da quella scelta nascono la nostra Repubblica e la nostra Costituzione”.
Il passaggio di testimone alle nuove generazioni
Il cuore della manifestazione è stato il coinvolgimento attivo delle scuole. Il sindaco ha sottolineato come la memoria non debba restare confinata nei libri, ma debba trasformarsi in “coscienza viva” e impegno quotidiano per contrastare ogni forma di indifferenza.
Un invito raccolto con vigore dalla dirigente scolastica Marinella Adamo, che ha spronato i ragazzi a riscoprire i legami di sangue con i nomi incisi nel marmo. “Questi uomini sono i vostri bisnonni o zii lontani”, ha ricordato la dirigente agli studenti. “Hanno combattuto per darci la libertà che oggi, a causa del clima di guerra mondiale, appare in pericolo. Il tema di quest’anno deve essere la pace, praticata ogni giorno e non vissuta come concetto astratto”.
La ricerca storica: dai nomi alle storie
Per evitare che la lapide diventi un “pezzo di marmo dimenticato”, agli alunni è stato affidato un compito preciso: fotografare i nomi dei partigiani incisi e avviare una ricerca storica per ricostruire le storie e le parentele che li uniscono a quegli eroi. Un modo per ringraziare concretamente chi ha contribuito a liberare l’intera nazione dal fascismo.
Il presidente dell’Anpi, Renzo Pintus, ha evidenziato come l’iniziativa si inserisca in un progetto più ampio che coinvolge i sindaci della provincia di Enna per onorare i combattenti per la libertà. Durante il suo intervento, Pintus ha rivolto un pensiero particolare all’Arma dei Carabinieri, ricordando i 2.750 militari uccisi dopo essere entrati in clandestinità per unirsi alla Resistenza. “Carabinieri partigiani”, li ha definiti, sottolineando come il loro sacrificio sia parte integrante della storia democratica italiana.
La scuola come fucina di spirito critico
Sulla lapide sono scolpiti 25 nomi, ma l’obiettivo della ricerca affidata agli studenti è duplice:
Ricerca storica: rintracciare i partigiani che potrebbero essere ancora senza nome nei registri ufficiali.
Radici familiari: ritrovare il “filo della continuità” tra gli alunni e i loro antenati combattenti.
Pintus ha poi tracciato un netto confronto tra il passato e il presente: “se la scuola del regime era un luogo di indottrinamento per Balilla e Avanguardisti, la scuola nata dalla Costituzione ha il compito opposto: formare lo spirito critico e tenere vive le coscienze”. Nelle parole di Pintus, l’antifascismo resta un insieme inscindibile di “cuore, testa, impegno, democrazia e libertà”, i pilastri su cui le nuove generazioni devono costruire il proprio futuro di cittadini consapevoli
La cerimonia si è conclusa con la benedizione della lapide da parte di don Salvatore Bevacqua e don Salvatore Chiolo, i quali hanno lanciato un accorato appello alla pace, e la lettura da parte di due studenti dei nomi dei partigiani incisi nel marmo.
Giacomo Lisacchi

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