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LA SFIDA DELLA RIGENERAZIONE URBANA CONTRO IL CONSUMO DEL SUOLO

Riccardo Aprile 21, 2026 5 minuti letti

LA SFIDA DELLA RIGENERAZIONE URBANA CONTRO IL CONSUMO DEL SUOLO

Rigenerazione e resilienza al centro del nuovo disegno di legge regionale illustrato dal deputato Alessandro Porto

CATANIA – Un processo di trasformazione complessiva e integrata per ristabilire un equilibrio dinamico, in un percorso che non si limiti a riparare o ricostruire la città, ma che la metta in condizione di adattarsi e prosperare in risposta al degrado e alle perturbazioni esterne. Questo quanto emerso, parlando di “rigenerazione urbana” durante l’incontro di ieri (20 aprile), tenutosi all’ex Monastero dei Benedettini e organizzato dall’Ordine degli Ingegneri e degli Architetti PPC della provincia etnea, dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati di Catania, Ance Catania, Unict, dalla direzione urbanistica del Comune di Catania, dall’Ordine Regionale dei Geologi di Sicilia e da quello degli Avvocati di Catania.

Filo conduttore del dibattito – moderato dalla direttrice Ance Catania Ines Petrilla – il nuovo disegno di legge della Regione Siciliana sulla resilienza e rigenerazione urbana, illustrato dall’on. Alessandro Porto, firmatario: «Occorre mettere in campo interventi che mitighino gli eventi climatici che hanno caratterizzato gli ultimi anni e che, ormai, complice il clima sempre più tropicale, saranno sempre più frequenti – dichiara – la rigenerazione deve garantire sicurezza e qualità di vita, ma anche sviluppo per il territorio. Significa pianificare, il chè si traduce in ritorno economico e beneficio collettivo, attraendo investitori e combattendo il disagio sociale». La proposta in esame al Governo Regionale è stata definita “coraggiosa” e può essere pionieristica anche a livello nazionale. Due i punti innovativi agli articoli 6 e 7: la resilienza dinamica e il rating di resilienza, che consentiranno a progettisti e investitori di avere un quadro completo dell’area su cui si vuole operare. Tra gli altri punti chiave, non manca il riferimento alla neutralità climatica, alla mitigazione, all’adattamento ai cambiamenti climatici e all’economia circolare. Un insieme di tasselli che dovranno fare parte della pianificazione territoriale prevista dalla legge regionale 19/2020. «Come Amministrazione stiamo dimostrando grande impegno e sforzo per centrare alcuni di questi punti. Non solo attraverso la stesura del Piano Urbanistico Generale, ma anche con un piano di interventi che possano dare continuità nel tempo», evidenzia il sindaco di Catania Enrico Trantino, lasciando l’aspetto tecnico al direttore dell’Urbamet Biagio Bisignani. «Un ddl che farebbe ordine e darebbe ai tecnici regole chiare e ben definite – aggiunge – orientando il pensiero non solo alla città e agli spazi, ma anche alla società, alimentando il ripopolamento del centro urbano».

In questo quadro, rientrano le soluzioni di demolizione e ricostruzione, il recupero delle aree urbane degradate, la realizzazione di infrastrutture verdi e blu, l’adeguamento sismico, l’efficientamento energetico del patrimonio esistente, la de-impermeabilizzazione dei suoli, la realizzazione di superfici drenanti e i cambi volumetrici degli edifici. Proprio l’edilizia è una delle protagoniste indiscusse del processo di rigenerazione, per dare nuovo respiro al centro urbano: «Le imprese di costruzione non sono semplicemente esecutori materiali. Sono attori fondamentali della trasformazione urbana. La rigenerazione urbana è responsabilità collettiva, è decidere oggi come vivranno le generazioni future. Occorre una forte alleanza tra progettisti, imprese, pubbliche amministrazioni e Governo. Serve una normativa adeguata a governare le trasformazioni urbane di oggi – conclude il presidente di Ance Catania Rosario Fresta – in assenza ogni intervento rischia di diventare una scommessa».

Una visione parallela a quella dell’ingegneria e dell’architettura. «La rigenerazione urbana non può essere solo riqualificazione estetica o funzionale delle città, ma deve essere strumento per ridurre le vulnerabilità strutturali del nostro patrimonio edilizio – commenta il presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania Mauro Scaccianoce – in questo quadro le premialità edilizie rappresentano un grande incentivo, ancora più efficace se affiancato a una burocrazia più snella, soprattutto per gli interventi che rappresentano un reale beneficio per la collettività». Per il consigliere dell’Ordine APPC di Catania Antonio Marano «non si tratta più di bioarchitettura, ma di biourbanistica: un sistema più complesso che deve tenere conto della riduzione del consumo di suolo, della gestione delle acque, della creazione di aree verdi e della sicurezza». Quest’ultimo uno dei punti evidenziato dal consigliere dell’Ordine dei Geologi di Sicilia Francesco Cannavò: «Secondo i dati Ispra del 2024, il rischio alluvioni coinvolge il 2,6% della popolazione siciliana (130mila persone). Nello stesso anno si è registrata a livello nazionale una perdita media di 230mila metri quadrati al giorno di suolo naturale, pari a 83,7 km². Questo pone l’importante questione della gestione delle acque e del rischio idrogeologico. Il DDL rappresenta un’ottima base di partenza».

Cambiamenti climatici, mobilità urbana e città più a misura d’uomo sono tra le sfide che il nuovo disegno di legge intende affrontare, promuovendo «una trasformazione capace di rispondere alle esigenze attuali della collettività», afferma il presidente del Collegio dei Geometri Agatino Spoto.

«In questo processo il ruolo svolto dagli avvocati – conclude il consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Catania Alberto Giaconia – è quello di accompagnare, interpretare le norme, intervenire per garantire le scelte di amministrazioni, imprese e cittadini, nel rispetto del principio di legalità, all’interno di processi complessi quali quelli urbanistici».

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