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RIFONDAZIONE COMUNISTA: A SIGONELLA L’11 APRILE MA PER CHIEDERE LA COSA GIUSTA

Riccardo Aprile 7, 2026 5 minuti letti

A SOGONELLA L’11 APRILE
MA PER CHIEDERE
LA COSA GIUSTA

M5S, AVS e PD, insieme ad ANPI, ARCI, ACLI, CGIL e numerose altre associazioni, hanno lanciato una mobilitazione davanti alla base di Sigonella per l’11 aprile, per la pace, il disarmo e la difesa dei diritti fondamentali. Si tratta di una manifestazione con uno scopo pienamente condivisibile, ma convocata senza alcun coordinamento con i comitati che da anni operano sul territorio, che stanno sostenendo le nuove partenze delle Flottiglie verso Gaza e di cui spesso fanno parte anche le sigle promotrici dell’Appello.

Un modus operandi che appare ancora più grave se si considera che Sigonella rappresenta un “simbolo” della trasformazione della Sicilia in una vera e propria piattaforma di guerra ed è un esempio concreto, ormai innegabile visto l’utilizzo della base per i teatri operativi, del coinvolgimento attivo del governo italiano nei conflitti in corso, in aperta violazione dell’articolo 11 della Costituzione.
Nonostante queste modalità escludenti di convocazione, è giusto essere presenti, anche questa volta, a Sigonella?

Sì, sebbene con sostanziali obiezioni rispetto all’Appello proposto. Ogni mobilitazione, oltre alla denuncia, avanza proposte e alcune delle richieste contenute nell’Appello risultano fuorvianti e inadeguate rispetto al contesto italiano e internazionale.

La convocazione chiede, testualmente, “trasparenza totale sull’utilizzo della base di Sigonella e sulle operazioni che vi si svolgono” e “il rispetto della sovranità democratica e del ruolo del Parlamento nelle decisioni di politica estera e militare”.
Alla luce dei trattati vigenti, tali richieste risultano irrealistiche e ingannevoli, in quanto ignorano il vincolo della segretezza, imposta da sempre in questi trattati “ineguali”.

Gli accordi del 1954, che regolano non solo Sigonella ma anche Aviano, Vicenza, Ghedi, Napoli e altre installazioni, sono infatti segreti e non possono essere declassificati unilateralmente dall’Italia: è necessario il consenso degli Stati Uniti. Ciò significa che la cosiddetta “trasparenza totale” non dipende né dal Parlamento né dal Governo italiano. Di conseguenza, l’unica proposta realistica e coerente, se non si vuole essere complici delle guerre e del genocidio in Palestina, è l’uscita dalla NATO e la chiusura delle basi USA e NATO in Italia.

Con i trattati attualmente in vigore, il Parlamento, non avendo accesso completo ai testi, non ha alcuna possibilità di esercitare un ruolo effettivo nelle decisioni, né tantomeno di pretendere “trasparenza”. Per questi motivi, tali richieste appaiono più come un’operazione propagandistica che come una reale proposta per una mobilitazione efficace contro la guerra.

A conferma di questo quadro vincolante per qualsiasi Governo o Parlamento, e dunque del carattere propagandistico della richiesta di “rispetto della sovranità democratica e del ruolo del Parlamento”, vi è la storia recente della gestione degli accordi con gli USA. Nel 1999 il centro-sinistra guidato da D’Alema annunciò la “desecretazione” del BIA (Bilateral Infrastructure Agreement), il cosiddetto “Accordo Ombrello”. In realtà si trattò soltanto di un allentamento selettivo della segretezza nei confronti dell’autorità giudiziaria, cosa ben diversa dall’accesso, anche solo testuale, ai trattati da parte del Parlamento.

Il M5S, che aveva fatto della trasparenza una propria bandiera, una volta giunto al governo nel 2018 ed esprimendo il Presidente del Consiglio Conte, non ha neppure tentato di desecretare o rendere accessibile il testo del BIA. Quale coerenza, dunque? L’unica coerenza sembra essere quella di rimanere all’interno di una cornice di subalternità agli Stati Uniti e alle loro logiche imperialistiche, una cornice che accomuna destra e centro-sinistra.
L’Appello chiede inoltre “un impegno concreto del Governo italiano e delle istituzioni europee per la de-escalation dei conflitti e la promozione di soluzioni diplomatiche”, una formula certamente politically correct, ma del tutto inadeguata rispetto alla realtà dei fatti.
Alla luce di quanto esposto, ridurre la questione a un problema di trasparenza non è solo velleitario e fuorviante, ma anche pericoloso. Le basi devono essere smantellate, gli accordi devono essere revocati e la mobilitazione si deve porre l’obiettivo di far cessare, non semplicemente “monitorarle”.

L’aggressione all’Iran, l’invasione del Libano, il genocidio a Gaza e l’annessione di fatto della Cisgiordania, attribuibili a Israele e agli Stati Uniti e di fatto sostenute anche da Italia e Unione Europea, devono essere denunciate come guerre illegali e terroristiche e devono essere fermate immediatamente.
Chiedere più trasparenza ci sembra veramente fuori luogo e offensivo per i popoli che subiscono centinaia di morti al giorno e immani distruzioni.

Tuttavia, molti di noi sono anche iscritti ad ANPI, CGIL, ARCI o ad altre sigle che hanno firmato l’Appello e l’obiettivo che ci accomuna tutti al di là dei piccoli cabotaggi, ossia fermare le guerre e il genocidio, ci può fare superare le riserve che abbiamo espresso, ma a Sigonella si deve andare per chiedere la cosa giusta: l’uscita dalla NATO e la chiusura delle basi statunitensi e NATO in Italia e, solo a quel punto, pretendere in modo realistico la fine della complicità italiana nelle guerre, la revoca degli accordi segreti e lo smantellamento delle basi che trasformano la Sicilia in un avamposto bellico.
A Sigonella è importante andarci, ma per chiedere la cosa giusta.

Peppe Puccia, Segretario Federazione Siracusa/Ragusa

Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea

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Riccardo

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