Cuticchi: la mostra da non perdere
Fino al 17 maggio 2026 il Museo archeologico di Enna ospita una interessante mostra. Casualmente riemerso a seguito dei lavori sulla nuova linea ferroviaria che passa lungo la Valle del Dittaino, tra gli Erei e la piana di Catania ove la terra è fertile, il sito di Cuticchi restituisce al nostro territorio la storia di un fundus romano di età tardo imperiale, attivo tra il I e il III secolo d.C. Una piccola comunità di lingua greca, sotto il dominio romano, era insediata nelle colline sopra il fiume Chrysas poi chiamato dagli arabi Wadi-al tin, fiume di argilla, oggi Dittaino. Gli scavi hanno fatto individuare un insediamento di circa tre ettari costituito da tre nuclei. Un piccolo centro abitato dove convivevano attività produttive, amministrative, residenziali, casa del dominus e infine un’area artigianale: l’argilla depositata lungo le rive del fiume veniva lavorata e trasformata attraverso le fornaci in ceramica. Poco distante dall’abitato, tra campi e pascoli è stata rinvenuta l’area sacra che doveva consistere in un portico in legno incavato: probabile evocazione di una terra madre protettiva e feconda. Questa relazione con la terra veniva mantenuta attraverso riti in cui gli oscilla ondeggiavano al vento per propiziare un destino benevolo. Infine la necropoli ha restituito 164 tombe a fossa ricoperte da coppi, con evidente pratica dell’inumazione e 4 urne cinerarie che prevedevano la cremazione, pratica questa destinata a pochi eletti. In base a questi numeri di rinvenimenti sepolcrali si dedurrebbe che la comunità fosse stata costituita da alcune centinaia di abitanti. Pastori e artigiani dell’argilla gli uomini, filatrici e tessitrici le donne. L’età media della comunità parrebbe non essere stata affatto bassa, probabilmente perché l’alimentazione e la qualità di vita erano buone. Le firme in greco e in latino che sigillano i manufatti in terracotta, come le iscrizioni funebri sulle tombe e sull’urna di Chio narrano la storia di lavoratori impegnati in attività quotidiane collettive che richiedevano un senso di comunità diffuso tra greci autoctoni e romani conquistatori. I gioielli in oro puro, pervenuti in ottimo stato, gli aghi in osso per lavorare la lana, i piccoli contenitori in vetro soffiato, i manufatti in argilla narrano silenti un storia tutta siciliana da ascoltare e ricordare. Cuticchi merita una esposizione permanente che possa esporre tutti i reperti rinvenuti i quali al momento attendono pazientemente la luce nei magazzini del Museo.


