PIAZZA ARMERINA- IL MOSAICO DEL DISONORE. LELE MORA E I SOLDI DELLA VILLA DEL CASALE.
✍️Di che pasta è fatta l’estetica di una città che, per celebrare se stessa, invoca il fantasma del “Bunga Bunga”?
L’assessorato comunale alla promozione culturale ed il Parco archeologico, tra i silenzi millenari dei mosaici della Villa Romana del Casale, sta mandando in scena, un altro dei suoi corto circuiti, l’ennesimo, che farebbe impallidire i satirici latini. Siamo sulla stessa lunghezza d’onda del famigerato cantante neo melodico, bannato dai questori di mezza Italia, chiamato qualche anno addietro, ad esibirsi in piazza Falcone e Borsellino, per la festa patronale.
🏛️Qui, dove gli incassi dei turisti dovrebbero servire a nutrire la bellezza e il decoro, i denari prendono una strana deviazione, finiscono nelle casse del teatro Garibaldi per finanziare “Sicilia in Festa”. Una kermesse che, invece di profumare di zagara e storicità, quest’anno esala i vapori stantii della cronaca giudiziaria e del trash televisivo d’antan. Sì, perché il “colpo di genio” degli organizzatori è stato quello di arruolare come testimonial d’apertura, lui, quel Lele Mora, pluri-indagato,condannato, l’ex demiurgo di un’Italia dei sorrisi finti e dei destini comprati nei privé di Arcore.
💶 Il paradosso è tutto nel portafoglio. I turisti pagano per ammirare le “ragazze in bikini” del IV secolo d.C., capolavoro di grazia antica e la regione o meglio, il parco archeologico della Villa, per tutta risposta, usa una parte di quel biglietto per pagare, quota parte, uno spettacolo, promosso come testimonial dell’estetica del decadimento morale. È il trionfo del kitsch politico e culturale, saccheggiamo la storia per foraggiare il varietà di periferia. Usiamo il prestigio dell’UNESCO per dare una rinfrescata di cipria a chi ha frequentato più aule di tribunale che biblioteche.
🧭 Non è solo una questione di soldi pubblici, è una questione di stile. Piazza Armerina meriterebbe di essere raccontata con lo sguardo di chi vede nel passato una bussola, non con il cinismo di chi vede nel “nome che fa rumore” l’unica ancora di salvezza per una serata in TV. Scegliere Mora non è provocazione, è pigrizia culturale, sciatteria etica e morale. È la Sicilia che si arrende al peggio di sé, convinta che per “fare festa” serva il beneplacito di un passato che l’Italia onesta sta ancora cercando di dimenticare.
🎪 Mentre i mosaici combattono e stentano a preservarsi in buona salute contro l’incedere del tempo, il governo locale alza il suo
sipario. Ma quando le luci saranno spente, restera’ l’amaro in bocca, quello di una classe di governo che trasforma le sue pietre preziose in gettoni per il gioco d’azzardo della vanità.
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