Nei giorni scorsi sono intervenuto in Assemblea Regionale Siciliana sulla Nota di aggiornamento al Documento di Economia e Finanza Regionale facendo emergere la condizione di fragilità dell’economia siciliana.
L’inasprimento delle tensioni geopolitiche globali, l’impatto dei cambiamenti climatici e le conseguenze nefaste dell’autonomia differenziata senza azioni forti sul versante della programmazione rischiano di far precipitare la Sicilia in un contesto di forte declino economico e sociale.
Il comparto agricolo è in profonda crisi, con un calo del PIL dello 0,7% nel 2024 e del 2,1% nel 2023 e con un calo drammatico del numero degli occupati (-14%). Anche il settore manifatturiero risente di una certa fragilità e la mancanza di una seria politica industriale mette a rischio la tenuta nel prossimo futuro del tessuto produttivo isolano.
I dati relativi all’export indicano segnali preoccupanti: aumenta solo l’esportazione di materia prime energetiche, mentre vi è una netta contrazione delle esportazioni nei settori dell’elettronica (-49,5), della farmaceutica (-18,6%) e della metallurgia (-41,9%).
La spesa del PNRR va molto a rilento e i mancati pagamenti creano notevoli crisi di liquidità alle imprese: la Sicilia è soggetto attuatore di ben 1763 progetti per un importo complessivo di 2 miliardi e 150 milioni di euro. Mentre la scadenza della rendicontazione del PNRR è ormai alle porte, sono stati impegnati solo 727 milioni di euro (circa un terzo del totale) e si sono effettuati pagamenti soltanto per 99 milioni di euro.
Gli unici settori trainanti sono al momento il turismo e le costruzioni. Il turismo è spinto non certo da una strategia di promozione di ampio respiro da parte del Governo regionale, ma solo dall’aumento del numero di presenze straniere che a causa del contesto di insicurezza geopolitica nel Mediterraneo preferiscono la Sicilia alle classiche mete del nord Africa e del Medio Oriente. Con il suo patrimonio culturale, le sue bellezze storico-artistiche e monumentali, il fascino della natura, il clima e il mare la Sicilia dovrebbe avere ben altri numeri in termini di presenze turistiche. Infatti, la ritroviamo soltanto all’ottavo posto tra le regioni italiane dopo la Toscana, l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Veneto, il Lazio, la Campania e il Trentino.
Per quanto riguarda la povertà, fra il 2023 e il 2024 il volume di sussidi a sostegno delle fasce deboli della popolazione è sceso del 33%, mentre l’emergenza abitativa è sempre più un problema drammatico soprattutto nelle grandi città con più di 10 mila procedure di sfratto. Il calo dei consumi è un segnale chiaro di allarme che mette in luce il progressivo logoramento del potere d’acquisto delle famiglie e l’impatto negativo dell’inflazione. In Sicilia, secondo i recenti dati della CGIL, ci sono ben 345 mila nuclei familiari con un ISEE inferiore ai 5 mila euro.
Purtroppo la finanziaria che ci apprestiamo a discutere la prossima settimana non fornisce nessuna risposta concreta rispetto ai problemi sopra delineati. Il Governo regionale naviga a vista, è privo di visione e molto spesso non riesce ad affrontare adeguatamente nemmeno le emergenze che attanagliano la Sicilia.


