Che legame intercorre tra la devozione ennese a Maria SS. Della Visitazione e il culto di San Giacomo a Compostela?
L’incenso.
Come noto, uno degli elementi caratterizzanti della Cattedrale di Santiago è appunto il grande turibolo che accoglie i pellegrini e che viene movimentato attraverso un intenso lavoro di corde, durante le celebrazioni. La sua origine, si deve ad una “funzione” tecnica, ovvero trovare un metodo per alleggerire gli odori forti che i pellegrini emanavono al loro arrivo in cattedrale dopo il lungo cammino. Pertanto il profumo dei grani di incenso deodorava l’ambiente è consentiva una permanenza più agevole all’interno del luogo sacro. Ovviamente, bisogna contestualizzare il periodo in cui questa usanza ebbe origine, comprendendo con facilità l’assenza di prodotti per l’igiene almeno come li conosciamo oggi.
Ma cosa c’entra questo, con la nostra festa patronale e con la Confraternita degli Ignudi Maria SS. della Visitazione ?
La confraternita, nata nel 1412 ovvero circa 200 anni dopo l’ espandersi del culto di San Giacomo, era formata, come notoriamente saputo, da agricoltori ed allevatori delle terre circostanti la città.
Costoro, esercitavano il culto alla Vergine, lasciando le proprietà e recandosi a piedi o in groppa ad un mulo verso la chiesa “Matrice”. Trattandosi di un lavoro assai faticoso e percorrendo tragitti assai complessi e dissestati non facciamo fatica ad immaginare che anche nelle mattine del Duomo di Enna gli odori non fossero certo gradevoli..
Nasce così il legame, la Confraternita prese dunque l’abitudine di utilizzare, almeno nei giorni dedicati alla festività, ben due turiboli muniti di navicella (o navetta) all’interno dei quali mischiavano semi di papavero e di finocchio.
Il primo aumentava il fumo, il secondo fungeva da “deodorante.
Ritenuta cosa utile, si proseguí nell’esercizio di tale attività dandole però un significato pur sempre legato all’amore per Maria e dunque impiegandolo primariamente nell’attività liturgica.
La confraternita, una volta riconosciuta dal Santo Padre su richiesta del vescovo del tempo, inserí nello statuto quale titolo di riconoscimento alla carica di “ignudo” anche i due portatori di turibolo e di navicella.
È così, non siamo una landa desolata. La storia non è frutto di opinione ma di fatti.


