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INDUSTRIA CALZATURIERA ITALIANA: NEL PRIMO TRIMESTRE DEL 2024 CALANO FATTURATO (-10,1%) ED EXPORT (-9,7%)

Riccardo Giugno 25, 2024 5 minuti letti

Brusca frenata del comparto calzaturiero italiano nel primo trimestre del 2024, che registra una contrazione sia dell’export (-9,7% in valore e -10,3% nelle paia) che del fatturato (-10,1%). Lo scenario emerge dall’ultimo report realizzato dal Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici, che evidenzia anche una flessione degli acquisti delle famiglie italiane (-1,6% in quantità e -0,7% in spesa).

“Archiviato il 2023 con una sostanziale tenuta nel fatturato, 14,58 miliardi di euro, (+0,6% sul 2022) e nell’export, sebbene con volumi già in sofferenza, – spiega Giovanna Ceolini, Presidente Assocalzaturifici – in avvio 2024 è proseguito per il calzaturiero il rallentamento iniziato nella seconda metà dello scorso anno, divenuto ora ancor più marcato, con una forte riduzione degli ordinativi e dell’attività produttiva (l’indice Istat della produzione industriale segna nei primi 3 mesi un -20,5%). La consueta indagine condotta a maggio tra i nostri associati ha evidenziato un calo del fatturato per il 68% del campione, con una fetta non trascurabile di Associati (18%) che ha riportato una contrazione addirittura superiore al -20%. Inoltre, il sentiment degli imprenditori non mostra fiducia: solo l’11% confida in un miglioramento dell’evoluzione congiunturale nel secondo trimestre, che secondo le previsioni degli intervistati è destinato a chiudersi con un calo del fatturato attorno al -7,4% su aprile-giugno 2023. Oltre l’80% prevede un’inversione di rotta non prima del 2025”.

Nel report emerge come, per quanto riguarda le esportazioni (cui viene destinato l’85% della produzione nazionale), nel primo trimestre 2024 siano state vendute 51,9 milioni di paia (6 milioni in meno rispetto agli stessi mesi dello scorso anno), per 3,17 miliardi di euro. Dopo un gennaio di tenuta (almeno in termini di valore: +1,4%), la dinamica si è fatta più penalizzante a febbraio (-6,2%), fino a registrare in marzo un crollo nell’ordine del -20%, sia a valore che nelle paia.

L’analisi per tipologia merceologica mostra flessioni, sia in quantità che a valore, per tutti i comparti. In particolare, quello delle calzature con tomaio in pelle, primo per importanza con un’incidenza del 65% sulle vendite estere in valore, segna un -8,6% in volume con un -7% in valore sui primi 3 mesi 2023.

Tra le destinazioni, come già nel 2023, i mercati dell’Unione Europea presentano andamenti meno sfavorevoli (-4,1% in valore) di quelli extra-UE (scesi nel complesso del -15%).
Nella UE, Francia e Spagna, malgrado cedano in quantità, crescono a valore (+1,7% e +8,5% rispettivamente sul primo trimestre 2023). La Francia, le cui cifre comprendono anche i flussi di rientro delle produzioni effettuate in Italia conto terzi per le griffe transalpine del lusso, si è confermata al primo posto tra le destinazioni, sia per valore che per volumi (in calo del -4,3%). Arretramenti di oltre il -10% per l’export verso la Germania e del -20% in valore (con un -37,6% in quantità) per il Belgio.
Fuori UE, spicca anzitutto il dimezzamento ulteriore (-53,4%, con un -36,7% in volume) dei flussi diretti in Svizzera, da sempre tradizionale snodo logistico-distributivo delle multinazionali delfashion, scesa al quarto posto delle destinazioni in valore: gran parte del transito negli hub elvetici è stato sostituito da spedizioni dirette ai mercati finali. La crescita dell’export in valore verso il Far East (+4,3%) e il Medio Oriente (+14,1%) – dove più forte è tradizionalmente la presenza delle griffe – uniche macroaree a sperimentare un incremento rispetto al 2023, va letta anche alla luce di queste dinamiche. In Estremo Oriente, in particolare, bene Cina (+10,8% in valore e +17,8% in quantità) e Hong Kong (+26% in valore e +4,9% in volume, che resta però distante dalle paia 2019 pre-Covid). Tiene il Giappone (-0,9%, con un +3,1% in quantità), mentre la Sud Corea registra brusche flessioni (nell’ordine del -30%).
In Medio Oriente gli Emirati Arabi crescono del +34,4% in valore, pur cedendo il -4,5% in volume. Nel continente americano, riduzioni simili in valore hanno interessato sia gli Stati Uniti (-8,8%) che il Canada (-7,2%). Ancora performance poco premianti in Regno Unito (-6,1% in valore).
In merito ai paesi dell’ex blocco sovietico, si registra un calo delle vendite in Russia (-22,4% in valore e -17,8% in paia), mentre l’Ucraina recupera sì in valore (+21%), ma a fronte di un arretramento del -11% in volume. Prosegue, invece, l’andamento favorevole in Kazakistan (+4,8% in valore e +12,2% in quantità).

I dati relativi alle esportazioni di calzature e parti per regione presentano segni negativi per tutte le principali aree, con rare eccezioni. Nella lettura di tali cifre vanno comunque considerate le distorsioni legate alla possibile discrepanza tra provincia/regione di produzione e quella di spedizione. Nel primo trimestre evidenziano un andamento positivo solo Emilia-Romagna e Piemonte. In entrambi i casi, però, sia il +0,3% della prima (dovuto all’exploit di Piacenza, che ha raddoppiato i flussi rispetto a gennaio-marzo 2023, +100,7%) che il più sostenuto +23,9% della seconda (ottenuto grazie al +57,2% di Novara e al +23,7% di Vercelli) sono legati alla presenza sul territorio, come anticipato, di insediamenti logistici rilevanti che effettuano spedizioni all’estero di merci prodotte altrove.

Piuttosto in linea con la media nazionale la flessione dell’export dalla Lombardia (-10,8% sui primi 3 mesi 2023), che guida la graduatoria per regione davanti al Veneto (-14,8%, che copre da sola ben il 40% dei flussi verso la Francia, in calo del -6,9% ma sempre prima destinazione regionale) e alla Toscana (-19,7%, che ha registrato un crollo del -82% dei flussi diretti in Svizzera). Al quarto posto le Marche (-8,9% nel complesso, con -7,7% a Fermo, -5% a Macerata e un arretramento decisamente più pesante per Ascoli Piceno, che ha perso il -21,7%). Puglia (settima) e Campania (ottava) mostrano anch’esse decrementi, ma abbastanza contenuti (-5,9% e -2,9% rispettivamente).
Infine, riguardo la demografia delle imprese, a fine marzo il numero di aziende attive è sceso in Italia a 3.490 (con un saldo negativo di -74 unità, tra industria e artigianato, a confronto con dicembre 2023, pari al -2,1%), affiancato da un calo degli addetti del -0,8%.

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Riccardo

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