La sentenza della Corte Costituzionale n. 130 del 23 giugno 2023 ha dichiarato illegittima la dilazione del TFS/TFR dovuto ai dipendenti statali dopo il collocamento in pensione.
Attualmente, per la liquidazione del TFS/TFR, la norma prevede la seguente tempistica:
entro 105 giorni, per le pensioni di inabilità o per decesso del lavoratore;
dopo 12 mesi dalla data in cui si è cessati dal servizio per coloro i quali vanno in pensione per raggiunti limiti di età e di servizio;
dopo 2 anni, per tutti gli altri casi di cessazione.
Inoltre, se l’importo da liquidare supera i 50.000 euro, l’eccedenza va corrisposta dopo 3 anni dal collocamento in pensione, mentre se supera i 100.000 euro, la terza rata verrà corrisposta dopo 4 anni.
Questo stato di cose è fortemente discriminatorio nei confronti dei dipendenti pubblici rispetto ai pensionati del settore privato a cui il TFS/TFR viene erogato in genere entro 45 giorni dalla fine del rapporto di lavoro.
Oltretutto, va osservato che lo Stato, tramite l’INPS, lucra sulla pelle dei lavoratori; infatti, per ridurre le tempistiche suaccennate, nel 2023 è stata introdotta la possibilità di richiedere il Tfr/Tfs anticipato all’Inps pagando un tasso di interesse dell’1% più lo 0,5% per le spese di apertura.
È veramente paradossale che lo Stato trattenga nelle sue casse i soldi che i lavoratori hanno accantonato nel corso dell’intera loro vita lavorativa e che i pensionati debbano pagare “una tangente” per venirne in possesso.
Considerato che sono passati già 7 mesi dalla decisione, si chiede al Parlamento di dare corso immediatamente alla sentenza della Corte Costituzionale n. 130/2023, e di adeguare le norme del pubblico a quelle del privato.
Enna, 23 gennaio 2024
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