BANCARIO – Capitolo 2
Il colpo di pistola
Nel 1954, fresco di matrimonio, venni trasferito presso l’Agenzia della Sicilcassa dii Canicattì dove, purtroppo, la mia permanenza fu molto breve. Quel periodo è rimasto sempre vivo per il ricordo del grande calore con il quale siamo stati accolti, specie dalla famiglia Bartoccelli.
Una cittadina che mi ha lasciato tanti buoni ricordi che rinverdiamo spesso parlando con i nostri amici, la famiglia D’Affronto di Canicattì, che ha abitato nello stesso palazzo e con i miei cari amici Rosetta Lo Manto e Piero Di Prima.
Un racconto molto strano merita di essere ricordato, iniziato a Canicattì nel 1955 e conclusosi a Caltanissetta dopo 20 anni.
Una domenica di maggio sono uscito da casa dopo avere concordato con mia moglie che saremmo andati più tardi a messa insieme.
In piazza, mentre conversavo con il collega Melino, si avvicinò un cliente della Banca, il sig. Pietro Di Caro, il quale ci invitò a consumare una granita nella piazzetta attigua al bar.
Dopo circa un’ora, approssimandosi l’incontro programmato con mia moglie, mentre stavo salutando si udì una forte esplosione.
Nelle vicinanze si trovava un Maresciallo dei carabinieri, il quale si avvicinò al nostro tavolo e immediatamente disse “c’è odore di polvere da sparo”. Guardando notò un piccolo foro nel mio pantalone all’altezza del ginocchio e constatò la presenza di un po’ di sangue.
Fui portato all’interno della vicinissima farmacia di turno per un’immediata disinfezione, all’Ospedale di Canicattì per un’antitetanica e alla Caserma dei Carabinieri per le ulteriori valutazioni.
In questo percorso venni accompagnato dal collega Melino.
Alla domanda del Maresciallo dei Carabinieri “chi c’era con voi?” Risposi “io, Melino e il sig. Pietro Di Caro”. La considerazione del Maresciallo fu: “Lei e Melino siete qui quindi il colpo è partito dalla pistola del sig. Di Caro”.
In quel momento entra il sig. Di Caro che preoccupatissimo si avvicina per chiedere come stavo ed alla risposta “bene” disse: “vedete come sono io”: si voltò e si notò che all’altezza della tasca posteriore dei pantaloni c’era una grande bruciatura.
Cosa in effetti era accaduto: il sig. Di Caro aveva una pistola pronta per l’uso sistemata dietro i pantaloni che, al momento di salutare quando lui si alzò urtò contro la fascia della sedia facendo partire un colpo che si frantumò per terra, mentre una piccola scheggia di piombo interessò il mio ginocchio in modo lievissimo, tanto da non accorgermene.
Se il proiettile non fosse stato di piombo frantumatosi nell’urto, le conseguenze potevano essere ben diverse.
Più volte venni interrogato dalla polizia e da magistrati per conoscere se tra me e il sig. Di Caro ci fossero stati problemi, non tenendo conto della direzione avuta dal proiettile e della bruciatura della tasca del Di Caro.
Questo fatto ebbe un seguito, dopo oltre vent’anni, nel periodo in cui ero Direttore della Filiale di Caltanissetta della Cassa di Risparmio.
Un giorno il funzionario addetto al servizio credito agrario Dante Galatioto, mi informò che vi era un mandato di pagamento in favore della Cantina Grottarossa, di cui era presidente l’ing. Cucurullo assente, che poteva essere incassato anche dal Vicepresidente sig. Pietro Di Caro, nominativo conosciuto, al quale in precedenza erano stati pagati altri mandati.
Quel nominativo mi fece immediatamente ricordare i fatti di Canicattì e dissi al funzionario di riferire che “il Direttore mi ha detto che questo mandato non può essere pagato a lui”.
Il funzionario, dopo avere sottolineato che si trattava di una persona “molto” nota, disse: “dirò che per il momento ci sono delle difficoltà e che il pagamento potrà essere fatto la prossima settimana”.
Gli risposi “fai entrare il sig. Di Caro al quale lo dirò personalmente”. Il funzionario, comprendendo bene quello che poteva accadere rimase molto perplesso, ma fu costretto a far entrare il cliente.
Il sig. Di Caro non riconoscendomi disse: “Direttore ho capito che c’è qualche problema, non vi è nessuna urgenza. La prossima settimana potrà essere pagato direttamente all’ing. Cucurullo”.
Rivoltomi al cliente dissi “sig. Di Caro mi dica una cosa. Se molti anni fa dalla sua pistola il colpo invece di frantumarsi per terra avesse preso altra direzione, oggi come ci troveremmo?”
Il cliente si alza, si avvicina e mi abbraccia.
È facile comprendere lo stato del funzionario Galatioto ed il pagamento venne regolarmente effettuato.


