Ai sindaci, ai Presidenti del Consiglio Comunale
e ai Consiglieri dei Comuni delle Aree Interne
della Sicilia
Avendo preso atto che i territori del centro della Sicilia sono oggetto di interesse da
parte dell’Esercito e sono ormai all’ordine del giorno i rilievi aerei e terrestri condotti
dai militari.
Avendo appreso dell’accordo firmato l’8 Maggio dai sindaci dei comuni di Gangi,
Sperlinga e Nicosia con il Ministero della Difesa per la realizzazione di un hub
addestrativo di circa 34 chilometri quadrati, di cui avrebbero usufruito reparti non
solo italiani.
Tale poligono non riguardava dei semplici e sporadici periodi di addestramento
militare, ma avrebbe comportato la cessione del nostro territorio per ben trent’anni;
cosa che avrebbe determinato la compromissione dell’ambiente e di qualunque
attività economica e turistica su cui si fonda l’esistenza delle nostre comunità, oltre a
seri rischi per la salute dei cittadini. Eccetto la speranza nutrita da qualche esercente
di poter essere il fortunato destinatario di un appalto per eventuali forniture, non vi
sarebbe stato altro per il territorio che un depauperamento sociale, economico,
ambientale e culturale.
Avendo appreso che attraverso i fondi PNRR si intendono costruire 20 biolaboratori
in Italia, in cui è possibile sperimentare la coltura e il potenziamento di virus e agenti
patogeni (il così detto “guadagno di funzione”) la cui presenza rappresenta un
pericolo per la salute dei cittadini, un pregiudizio per l’economia dei territori e un
danno per l’ambiente.
Abbiamo costituito un Comitato spontaneo di cittadini e associazioni che, partendo
dall’area interessata al progetto di costruzione dell’hub di addestramento nell’area
nord del territorio di Enna, si è via via ampliato coinvolgendo altri gruppi e associazioni
delle aree interne.
L’opposizione dei cittadini espresse attraverso questo Comitato e le associazioni
territoriali aderenti ha, al momento, indotto i tre sindaci a revocare le delibere che
autorizzavano la costruzione dell’hub militare.
Ritenendo, i sottoscrittori del presente documento, che non sia del tutto tramontata
l’ipotesi di utilizzare le aree interne della Sicilia come luogo di insediamento di attività
e strutture a scopo militare, invita le Amministrazioni Locali e nello specifico i Consigli
Comunali ad adottare uno specifico ordine del giorno e a deliberare la
demilitarizzazione dei loro territori, dichiarando l’indisponibilità ad autorizzare
qualsiasi forma di hub addestrativo o poligono militare, nonché di biolaboratorio.
A tal fine vi sottoponiamo alcuni spunti di riflessione:
1. Il nostro comprensorio non è un territorio vuoto, ma è abitato da comunità
vive; è ricco di attività produttive e turistiche, contiene un patrimonio
paesaggistico, archeologico, di storia e di socialità che merita di essere
preservato, curato e sviluppato.
2. All’articolo 9 la nostra Costituzione recita espressamente che la Repubblica
“tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. Tutela
l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future
generazioni”.
3. Le recenti proteste in Sardegna evidenziano come le promesse di vantaggi
economici determinate dai poligoni di addestramento non si sono mai
realizzate; piuttosto, è stato vero il contrario: una contrazione delle attività
turistiche e produttive e un conseguente spopolamento del territorio. Citiamo
a questo proposito gli studi condotti da Ferdinando Codonesu sugli impatti
negativi sull’ambiente e sull’economia delle servitù militari in Sardegna, e quelli
raccolti nel volume “Ambiente a salute nel territorio del poligono interforze
Salto di Quirra” edito da Editori Riuniti. I danni ambientali che un hub
addestrativo provoca non si possono risolvere con alcun tipo di bonifica,
soprattutto se i territori vengono sottoposti per lungo tempo alle attività di
esercitazione militare. Numerosi sono ormai gli studi condotti sulle zone della
Maddalena e Capo Teulada in Sardegna, nei quali si dice espressamente che
occorrerebbero centinaia di anni per bonificare quei territori. La relazione
condotta dalla Corte di Conti sulle bonifiche nel settore difesa parla
chiaramente di lentezza e di ritardi nelle opere di bonifica e inoltre raccomanda
una “più attenta vigilanza sui poligoni in caso di loro utilizzo per test su nuove
armi da parte dei reparti della NATO”. Sono ancora in atto i processi per
disastro ambientale colposo che riguardano proprio Capo Teulada, per
l’esattezza la “Penisola Delta”, un’area di tre chilometri quadrati dove, dal 2008
al 2016, sono stati sparati 860mila colpi di addestramento, con 11.875 missili,
pari a 556 tonnellate di materiale bellico.
4. I danni alla salute, che colpiscono purtroppo anche parecchie reclute, sono
ormai un fenomeno tristemente noto: l’aumento di casi di neoplasie tra le
popolazioni residenti intorno ai poligoni di tiro sono fatti ormai acclarati.
5. Stessa decisa reazione da parte dei cittadini hanno provocato i programmi di
costruzione di biolaboratori in Italia, in particolare a Pesaro, dove sono confluiti
comitati, associazioni, intellettuali, politici e cittadini, da tutto il paese, contrari
alla costruzione di questo tipo di struttura vocata alla sperimentazione di agenti
patogeni che, oltre a rappresentare un rischio per gli abitanti del luogo, aprono
scenari inquietanti in un panorama geopolitico oggi molto teso, in cui i conflitti
in atto, rischiano di trasformarsi in un teatro bellico più ampio che non esclude
l’utilizzo di armi biologiche e nucleari o la presa di mira di quei siti in cui tali
armi possono essere prodotte. Da considerare anche i rischi di incidenti e le
fughe di agenti patogeni di cui si registrano diversi casi nel mondo senza
escludere l’ipotesi conclamata da diversi scienziati che quanto avvenuto a
Wuhan, in Cina, abbia potuto essere la causa della pandemia che ha segnato il
mondo negli ultimi tre anni. «Esaminando gli incidenti, sembra che ci siano
troppi punti deboli nei laboratori di contenimento biologico: i
malfunzionamenti dei macchinari che fanno parte del processo di
contenimento, le normative non sufficienti o che non vengono seguite» ha
dichiarato Barry Schneider, ex direttore del Centro antiproliferazione
dell’Aeronautica degli Stati Uniti, situato nella base aerea di Maxwell, in
Alabama. Marc Lipsitch epidemiologo di fama mondiale, professore ad Harvard
e direttore del Centro per la dinamica delle malattie trasmissibili: «Immaginate
un errore, un semplice errore all’interno di un laboratorio dove si svolgono
esperimenti di guadagni di funzione su virus potenziati. Se un nuovo ceppo
influenzale potenziato sfuggisse da un laboratorio, secondo voi quali
potrebbero essere le conseguenze? L’analisi costi-benefici per gli agenti
patogeni che potrebbero uccidere le persone esposte è molto diversa
dall’analisi costi-benefici per gli agenti patogeni che potrebbero causare una
pandemia. Ma le nostre procedure attuali non ne tengono conto. Di
conseguenza, consentire la ricerca sul guadagno di funzione significa correre
rischi inaccettabili per milioni di esseri umani. È giunto il momento di
ripensarci».
6. Considerate infine quali sono gli scenari geopolitici attuali, che stanno ormai
proiettando l’Europa ed il Mediterraneo verso uno scenario di guerra. Oggi, più
di prima, la guerra è una scelta del tutto irrazionale, i cui profitti riguardano
pochissimi e i cui costi umani ricadono totalmente sulle popolazioni civili. La
creazione di un hub o di un biolaboratorio ci esporrebbe certamente a rischi
ulteriori.
Data l’importanza della questione, l’attenzione mostrata dal Ministero della Difesa
per le nostre aree, i rischi connessi a possibili insediamenti di tipo militare, e di contro,
considerato il bisogno di mettere al centro dell’attenzione i nostri territori per uno
sviluppo ecosostenibile e compatibile con gli aspetti vocazionali e peculiari dei luoghi
e dei suoi abitanti, ci rivolgiamo direttamente a voi, nella qualità di rappresentanti dei
cittadini del vostro territorio, quindi di interpreti dei loro bisogni, dei loro timori e
delle loro aspirazioni, e vi
CHIEDIAMO
di esprimere pubblicamente e formalmente il vostro NO a qualsiasi forma di
militarizzazione del territorio attraverso l’approvazione di un ordine del giorno
specifico, di una delibera di Consiglio e la modifica degli Statuti Comunali con la
espressa indicazione della indisponibilità dei territori ad autorizzare e ad ospitare
qualsiasi forma di hub addestrativo, poligoni militari, aree di esercitazione,
laboratori biologici, centri di sperimentazione nucleare e luoghi di stoccaggio di armi
convenzionali, chimiche, biologiche e nucleari nei territori da voi amministrati.
La cittadinanza tutta vi sarà grata per tale gesto di enorme importanza per la tutela
e la salvaguardia dei territori e dei suoi abitanti.
Firmatari:
Comitato dei Cittadini per la Difesa dell’Identità e lo Sviluppo
CGIL
Comitato di Liberazione Nazionale
CNA
Confcommercio
Confesercenti
Comitato Tutela Ambiente e Salute
Generazioni Future
Legambiente Circolo Erei
Metamorfosi – Sviluppo del Potenziale U
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