Il costante aumento degli imprenditori immigrati.
A cura di: avv. Massimo Millesoli
L’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni dell’ONU, ha recentemente
pubblicato una Ricerca che mette in evidenza il globale aumento del fenomeno
dell’imprenditorialità degli immigrati. Dal lavoro di ricerca emerge chiaramente che gli
immigrati non sono soggetti passivi nel contesto di accoglienza, al contrario, essi sono
protagonisti dello sviluppo del lavoro autonomo
in tutto il mondo. Del resto spesso sono proprio
coloro che decidono di emigrare l’espressione
più attiva, volitiva, tenace ed audace del proprio
popolo. Gli ultimi decenni hanno confermato
l’aumento del numero di nuove imprese
avviate da imprenditori immigrati, quasi alla
pari o addirittura superiore a quello dei lavoratori
autonomi nativi. Nell’America del nord questo
fenomeno imprenditoriale è oggi fortemente
radicato nel panorama occupazionale nazionale
ed è considerato un pilastro vitale della sua
economia. In Europa, sebbene sia una tradizione
più recente, l’imprenditorialità degli immigrati è cresciuta in misura tale che attualmente non
può essere ignorata se si vuole comprendere l’attuale scenario economico europeo.
La ricerca dell’OIM sottolinea la funzione di “ascensore sociale” del lavoro autonomo per gli
immigrati anche in chiave di ricchezza intergenerazionale. Ciò si rivela particolarmente vero
in contesti di accoglienza che tendono a discriminare i cittadini stranieri nel loro accesso al
mercato del lavoro o che non consentono alcun avanzamento di carriera. Pertanto, il lavoro
autonomo costituisce un percorso realistico per l’integrazione economica e sociale
rispetto al posizionamento professionale dei lavoratori subordinati. Inoltre,
considerando le barriere linguistiche, soprattutto per i nuovi arrivati, ci sono opportunità
specifiche che possono sorgere dal capitale sociale degli immigrati, vale a dire le loro reti di
connazionali, soprattutto se ci si concentra su business rivolti prevalentemente ad essi.
Nel presentare la situazione italiana, la ricerca sottolinea che il dato fornito dal Registro
Nazionale delle Imprese, definisce “l’imprenditore straniero” quello nato all’estero e non
indica una persona di cittadinanza straniera, quindi ricomprende gli imprenditori italiani nati
all’estero e non ricomprende gli imprenditori stranieri nati o naturalizzati in Italia.
Fatta questa premessa nel presentare la situazione italiana, la ricerca ne evidenzia la
costante crescita che segna un significativo +31,60% di lavoratori autonomi stranieri nel
In foto. Massimo Millesoli, operatore legale – Polo sociale
integrato per stranieri di Enna.
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2021 rispetto ai dati del 2011, dato che acquista maggiore valenza se si considera che
l’imprenditoria italiana ha registrato un calo dell’8,6%. La nazionalità straniere maggiormente
rappresentate sono quella cinese con il 10.1%, quella rumena con il 10,0% e quella
marocchina con il 9,2%. Dall’analisi dei dati dei lavoratori autonomi rispetto al numero di
persone in età lavorativa (da 15 a 64 anni) suddivisi per nazionalità, si ricava che nel 2020,
gli imprenditori in età lavorativa immigrati rappresentano il 13,9% della popolazione
straniera in età lavorativa presente in Italia. Il maggior tasso si imprenditorialità tra gli
stranieri presenti in Italia in età lavorativa si registra tra i cittadini della Macedonia (52,9%),
seguiti dai cittadini della Russia con il 39,4%, e dai cittadini cinesi con il 36,5% di lavoratori
autonomi.
Le imprese straniere registrate sono così distribuite tra i diversi settori: il 35,6% nelle vendite
e nel commercio, il 25,4% nelle costruzioni, il 19,4% nel settore dei servizi, solo il 3,3% nel
settore agricolo, nell’ospitalità e ristorazione il 7,7% e nel settore manifatturiero il 9,2%.
Dal punto di vista geografico i datori di lavoro autonomi di origine immigrata sono piuttosto
concentrati nelle regioni dell’Italia centrale e settentrionale. La Lombardia ospita di gran
lunga il più grande numero in termini assoluti, con poco meno di 160.000 imprenditori di
origine immigrata nel 2021. Il Lazio conta 85mila lavoratori autonomi stranieri, seguito da
Emilia Romagna, Toscana e Veneto. Se passiamo dal dato regionale a quello cittadino,
Milano registra la quota più alta di stranieri imprenditori, mentre è Prato, in Toscana, a
segnare il rapporto più alto (24,8%) di immigrati imprenditori sul totale degli imprenditori
pratesi. L’imprenditoria femminile in Italia è in aumento; tra il 2011 e il 2021, ad esempio,
le imprenditrici italiane sono aumentate del 42,7%. Nel 2021, l’Italia ha registrato 205.951
lavoratrici autonome nate all’estero, rappresentando così il 27,3% del totale dell’imprenditoria
immigrata e il 10% del totale dell’imprenditoria femminile nel paese. Coerentemente con i dati
sull’imprenditorialità degli immigrati, le imprenditrici di origine cinese e rumena rappresentano
la maggioranza, essendo il 45,4% e il 30,1% dei rispettivi gruppi imprenditoriali di origine
immigrata in Italia. Anche le imprenditrici svizzere (31,0%) e tedesche (31,3%) costituiscono
una quota piuttosto consistente dei loro gruppi di riferimento.
Volendo porre una lente di ingrandimento su Enna e la sua provincia, dai dati pubblicati da
Unioncamere e relativi al 2020, possiamo ricavare che solo il 5% delle imprese ennesi è
guidata da imprenditori stranieri, chiaramente un dato dimezzato rispetto alla media
nazionale che si attesta intorno al 10%. Sono in tutto 700 le imprese di stranieri in provincia
di Enna nel 2020 pari al 4,6% del totale delle imprese in provincia, con una crescita dello
0,7% rispetto all’anno precedente.
(fonte) Research brief sull’imprenditoria immigrata in Italia consultabile sul sito web dell’OIM:
https://italy.iom.int/sites/g/files/tmzbdl1096/files/documents/IOM_Italy%27s%20immigrant%
20entrepreneurship_FLM%2030.05.2022%20%281%29.pdf
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