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LA VERITA’ SULLA MORTE DI ENRICO MATTEI – di Angiolo Alerci

Riccardo Dicembre 15, 2021 6 minuti letti

LA VERITA’ SULLA MORTE DI ENRICO MATTEI

Giorni fa avevo postato una mia nota dal titolo “Enrico Mattei, una morte programmata e prevista” ed ho pensato di integrarla con fatti e documenti in mio possesso.
Questa è la lettera con la quale il Segretario della Democrazia Cristiana Aldo Moro dà il ben servito a Enrico Mattei dalla Presidenza dell’ENI. Decisione determinata dal gioco tra le diverse correnti esistenti nel partito, dal momento che Mattei era considerato un uomo molto vicino agli ambienti fanfaniani.
Ritrascrivo questa lettera:

DEMOCRAZIA CRISTIANA
Il Segretario Politico
19/9/1962
Carissimo,
ti do il benvenuto a Bari che deve molto alla tua intelligente ed ardita iniziativa ed alla tua affettuosa comprensione. Di quel che hai fatto e farai con spirito amichevole desidero ancora ringraziarti con tutto il cuore.
Ho ancora meditato sulle cose che ci siamo detti nel nostro ultimo incontro e, naturalmente sul peso del sacrificio che il partito ti chiede.
A mente fredda e sulla base delle più compiute informazioni da te fornitemi ho dovuto ancora concludere che è questa la via migliore.
Ogni decisione, ed anche questa, comporta certo uno svantaggio ed in esso, credimi, mi metto in primissima linea con il tuo disappunto, anzi il tuo evidente e comprensibile dispiacere. Lo noto personalmente e mi pesa molto.
Ma, credi, nella situazione attuale assai fragile e spegne una polemica astiosa che ti avrebbe ancor più amareggiato, e con te le tue idee e le tue importanti iniziative.
Sembra di perdere ed invece si garantisce e si consolida.
Ho l’impressione che non si canterà vittoria. Aggiungi dunque anche questa alle tue benemerenze, alla tua silenziosa fedeltà, al tuo servizio prezioso nell’interesse del Paese.
Grazie, caro Mattei, con i più affettuosi sentimenti
Aldo Moro
Dalla mia commemorazione fatta al Lions Club di Enna in occasione del 50° anniversario della morte di Enrico Mattei, ho voluto estrapolare alcuni fatti che ritengo assumono un particolare significato collegato all’espressione “alla tua silenziosa fedeltà,” sottolineata da Moro nel confermargli la decisione presa dal partito di estrometterlo dalla Presidenza del colosso ENI, dallo stesso Mattei creato.
Chiarire e documentare il punto della sentenza della Corte di Appello di Palermo, che definiva Verzotto la talpa di coloro i quali avevano organizzato l’attentato all’aereo che doveva trasportare Mattei da Catania a Roma.
Ho voluto riportare alcuni passi di una intervista concessa dal sen. Graziano Verzotto al giornalista Tony Zermo, pubblicata sul giornale “La Sicilia” del 10 febbraio 2003 ed una mia precisazione, dal momento che ero presente in aeroporto alla partenza dell’aereo.
Tony Zermo introduce l’intervista facendo un quadro del personaggio Verzotto: “L’unico rimasto in vita dei protagonisti di quel tempo è l’uomo dei misteri, l’ex Sen. Graziano Verzotto.
Verzotto è stato uno dei viceré di Sicilia, potente Presidente dell’Ente Minerario, Segretario Regionale della D.C., Senatore eletto nel collegio di Noto, amico personale di Mattei e rappresentante dell’ENI in Sicilia”.
Qualche sospetto Verzotto se lo trascinava perché, secondo Buscetta, l’aereo fu sabotato da mafiosi utilizzati dal boss di Riesi Beppe Di Cristina, che era stato assunto da Verzotto alla Sochimisi, società satellite dell’EMS, e del quale fu anche testimone di nozze.
Valutazioni passate al vaglio della Magistratura che ritenne di non dare attendibilità alle considerazioni di Buscetta lasciando indenne da ogni sospetto Verzotto, il quale accettò di rispondere alle domande di Zermo sul caso Mattei.
La prima risposta di Verzotto alla domanda di Tony Zermo mi lasciò molto perplesso.
Alla domanda: “Quando venne in Sicilia?” Verzotto rispose: “Mi ci mandò Mattei nel 1955 perché la D.C. mi voleva dare, come poi mi ha dato, l’incarico di Commissario del partito a Siracusa e perché l’interesse dell’ENI per la Sicilia cresceva e bisognava creare un ufficio per le relazioni dell’ENI con la Regione”.
Si trattò purtroppo di una risposta più che inesatta falsa, perché Verzotto venne in Sicilia tra il 1947-48, inviato dalla Direzione Centrale della D.C. con la qualifica di addetto organizzativo presso il Comitato Provinciale della D.C. di Catania, proprio all’indomani del deludente risultato elettorale registrato in occasione delle prime elezioni regionali siciliane, svoltesi nel 1947.
La carica venne mantenuta a Catania per qualche anno, dove conobbe l’On. Maria Nicotra Fiorini che, prima lo fece nominare commissario del Comitato provinciale di Siracusa, e poi lo sposò.
Proprio in questo periodo per i rapporti di partito, ero delegato provinciale del M.G. della D.C., membro del Comitato Regionale e del Consiglio Nazionale, si stabilì con Verzotto una vera amicizia che continuò fino a quando egli rimase in Sicilia.
Perché Verzotto, in occasione di questa intervista, ha voluto differire la sua presenza in Sicilia di otto anni?
Forse perché nell’ambito della corrente alla quale apparteneva si erano addensate nubi circa la ventilata vicinanza con ambienti mafiosi siciliani.
Alla domanda: “All’epoca chi aveva interesse ad eliminare Mattei?” rispose: “Le “sette sorelle” hanno avuto scontri notevoli con Mattei perché la politica petrolifera dell’ENI all’estero mirava a rompere le uova nel paniere delle grandi Compagnie”.
Alla domanda: “Lei fu fortunato, nel senso che declinò l’offerta di Mattei di accompagnarlo nel volo verso Milano” rispose: “Non c’ero solo io ma anche il Presidente D’Angelo”.
In effetti la verità venne da me riportata nel corso della richiamata cerimonia commemorativa con la seguente precisazione:
Mattei conversando con i presenti rivoltosi all’On. D’Angelo disse “Presidente mi vuoi accompagnare a Milano e domani ti farò riaccompagnare a Catania?”. D’Angelo accettò la proposta e chiese all’autista della D.C. di Enna, Gigliotti, di prendere dall’auto la sua “24 ore” che venne regolarmente portata all’interno dell’aereo.
Nel corso delle conversazioni Mattei, rivolgendosi al pilota dell’aereo disse “il Presidente D’Angelo viene con noi a Milano, ma domani dovrai riaccompagnarlo a Catania dove deve arrivare intorno alle ore 9, perché il Presidente dovrà essere alle ore 10 a Priolo, per un incontro con le autorità siracusane”.
Il pilota rispose “Ingegnere va bene solo se da Linate mi daranno l’autorizzazione al decollo in orario, perché lei sa che in questo periodo frequentemente ritardano le partenze a causa della nebbia”.
A seguito di questa precisazione da parte del pilota, l’On. D’Angelo rinunziò al viaggio.
Appena sono rientrato ad Enna, ascoltando il telegiornale delle ore 23, appresi la notizia dell’incidente accaduto all’aereo di Mattei nel quale avevano trovato la morte l’ing.Mattei, il giornalista americano Wiliam McHale ed il pilota Imerio Bertuzzi, ma non si aveva notizia della quarta persona che avrebbe dovuto trovarsi sull’aereo.
La quarta persona doveva essere l’on. D’Angelo, perché il suo nome era stato già scritto nella lista di bordo.

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Riccardo

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