UN RICORDO DI GINO CURCIO
Oggi l’Agenzia ANSA ha comunicato che le scorte di magnesio dell’Unione europea potrebbero esaurirsi entro la fine di novembre, a causa dei drastici tagli alla produzione della Cina.
L’allarme è stato lanciato da dodici organizzazioni di produttori di acciaio e di metalli non ferrosi, sottolineando che la nostra industria utilizza per il 95% il magnesio cinese.
Questa notizia mi ha ricordato uno dei tanti discorsi fatti con il mio amico Gino Curcio, recentemente scomparso, in tante conversazioni che abbiamo fatto durante le mie frequenti visite, nel lungo periodo della sua infermità.
Molti fatti che abbiamo rivissuto insieme nella mia ultima visita, nel corso della quale gli ho fatto leggere la bozza di quanto da me riportato nel mio libro, in corso di stampa, “Il mio Diario di una vita intensamente vissuta”.
La notizia data dall’ANSA mi ha fatto ricordare l’impegno di Gino, collegato alla possibile produzione del magnesio, così come da me ricordato:
“Questo episodio vuole essere, invece, un’integrazione di quanto è stato scritto nel libro “Gino Curcio, una vita per la politica” di Maurizio Di Fazio.
Le pagine 57/68 del libro sono state riservate alla sua attività di Presidente dell’Ispea dove, tra l’altro, si parlava delle ricerche sulla possibilità di utilizzare le acque reflue della miniera.
Uno studio ordinato da Gino suggerì che quelle acque potevano benissimo essere utilizzate per il recupero di importanti sostanze chimiche.
Venne, infatti, isolato il solfato di magnesio dal quale venne prodotto un esemplare “un preziosissimo pezzo di magnesio metallico” conservato, assieme ad un libro che ne contiene la storia, in casa Curcio.
Come risulta nelle pagine sopra indicate “Vennero presi subito contatti con industrie in Svizzera, U.S.A, Germania, Norvegia e URSS ed emerse che in Unione Sovietica era possibile avviare una collaborazione per la produzione su scala industriale del magnesio metallico”.
Essendo ancora in vita la Cassa per il Mezzogiorno Gino si premurò di fare avere una copia del libro al Ministro responsabile Umberto Tupini, tramite l’On. D’Angelo allora molto amico dell’On. Tupini.
Solo dopo pochi giorni trovandomi con Gino a Roma nell’antisalone del luogo ove era in corso una riunione della Direzione Centrale del Partito, notai che in quel momento vi passeggiava l’On. Tupini, il quale non era membro della Direzione.
Rivoltomi a Gino gli dissi “c’è Tupini, gli vuoi parlare?” Gino, che ancora era un tipo molto riservato, mi disse “no, forse ne ha parlato già con D’Angelo”.
Io mi alzo avvicino il Ministro Tupini al quale mi presento e gli dico “sono di Enna e non so se l’On. D’Angelo le ha consegnato un libro che riguarda un problema posto dal Presidente dell’ISPEA di Enna”.
La sua risposta “ancora con D’Angelo non ci siamo visti in quest’ultimo periodo”.
Comunico a Gino la risposta datami e lo presento al Ministro dicendogli “questo è il dr. Curcio, Presidente dell’ISPEA, che personalmente le accennerà il relativo problema”. La conversazione non fu breve ma sostanzialmente inutile.
E i risultati di quello studio rimasero lettera morta.


