Studiare costa caro
Studiare è un obbligo, ma il costo dello studio è a carico delle famiglie e non sono previsti contributi di sorta. Avere due figli al liceo significa spendere, mediamente, 800 euro di libri di testo all’anno perchè ogni anno i testi cambiano e ammortizzare con l’usato è un ipotesi da scartare. Ai libri bisogna aggiungere anche zaini, astucci, diari, quaderni ecc… Dopo la lieve flessione dei costi registrata negli ultimi due anni, le spese sono tornate a crescere risultando proibitive per molte famiglie, tanto da incidere significativamente sul diritto allo studio così come è avvenuto durante il lockdown, per gli alunni non in possesso di una connessione o dei dispositivi necessari per seguire le lezioni. Passata la narrazione della DaD, come panacea o balzo nel futuro; dimostrata, con l’Invalsi, la mediocrità dell’insegnamento a distanza specie al Sud, dove più della metà degli studenti non raggiunge la soglia minima di competenze in italiano e matematica, quest’anno si ricomincia in presenza. Mascherine e finestre aperte basteranno? Delle rime buccali, dei banchi a rotelle, delle scool factory annunciate da Draghi a giugno e dell’allargamento delle classi per evitare l’increscioso effetto “pollaio” che n’è stato? L’Italia non è un Paese per famiglie e a nulla servono i family day se poi non esistono aiuti concreti per crescerli i figli. Il Governo finanzierà la sostituzione dei wc in ceramica, degli sciacquoni ecologici e dei soffioni per la doccia col il bonus idrico; l’istituzione di un fondo per lo stoccaggio privato dei vini DOC, DOCG e IGT ; la detrazione Irpef pari al 19% per le spese veterinarie; un contributo per l’acquisto di TV e altro ancora, ma per i libri di testo niente.
Gabriella Grasso


