Il nostro viaggio all’interno del mondo del calcio prosegue a vele spiegate. Oggi porremo la nostra attenzione sul secondo step della vita di un calciatore, ovvero il passaggio dalla Scuola Calcio al Settore Giovanile.
Si tratta di un periodo di quattro anni scandito da due momenti biennali: Giovanissimi e Allievi. I ragazzi affrontano questa importante tappa del proprio percorso nel pieno dell’adolescenza, tra i tredici e i diciassette anni. Le due categorie sono organizzate in campionati veri e propri (in alcune regioni d’Italia con vere e proprie promozioni e retrocessioni) e segnano l’inizio del gioco 11 contro 11 (fino all’ultimo anno di Scuola Calcio si gioca 9 contro 9).
Si tratta senza dubbio del periodo più importante per ogni calciatore, quello in cui solitamente si determinano i futuri destini e le future carriere.
E’ necessario chiarire sin da subito un concetto fondamentale: i ragazzi del Settore Giovanile sono giocatori ancora in piena fase evolutiva e pertanto l’obiettivo principale che devono porsi, e che devono avere ben chiaro in mente anche tutti gli operatori che lavorano con loro, è quello del continuo apprendimento e del costante miglioramento. Troppo spesso invece vengono considerati come giocatori fatti e finiti ed intorno a loro si innescano malsani meccanismi che li spingono a concentrarsi piuttosto sulla ricerca spasmodica del risultato sportivo o del calciomercato, in cerca di società che possano garantirgli titoli e trofei più facilmente e più rapidamente.
L’obiettivo, come detto, è quindi la continua crescita ed il consolidamento dei punti di forza che iniziano a delinearsi e a spiccare. Sono gli anni in cui un giocatore inizia, anche se non in maniera ferma e definitiva, a specializzarsi in un ruolo e ad assumere una posizione all’interno di un gruppo di coetanei. Sono però anni molto complessi in quanto, come scritto sopra, sono gli anni dell’adolescenza.
In questo periodo i ragazzi sono letteralmente investiti da una serie di cambiamenti, fisici e psicologici, definibili addirittura traumatici. Il corpo si trasforma in maniera sensibile: accresce in centimetri ed in kilogrammi, inizia a cambiare la voce, aumenta la peluria. Di pari passo iniziano a cambiare anche gli schemi psicologici di riferimento: cresce la naturale ribellione ad ogni tipo di regola e di autorità nel tentativo di autodeterminare un proprio ruolo ed un proprio spazio all’interno di qualsivoglia contesto sociale, si acuiscono pregressi punti di forza e, al contempo, predeterminate insicurezze, inizia a crescere una naturale, seppur ancora parziale, voglia di autonomia.
In questo contesto, affascinante ma assolutamente burrascoso, può e deve inserirsi in maniera educativa e formativa l’attività calcistica. Gli allenatori dovranno essere abili nel dare il giusto esempio e le migliori direttive, trasformandosi in traghettatori capaci di prendere in consegna degli individui dalla fanciullezza e accompagnarli fino alle porte della maturità.
I Settori Giovanili, esattamente come le Scuole Calcio, stilano programmi didattici di insegnamento calcistico, di consolidamento motorio e di preparazione atletica.
Dal punto di vista fisico vi sarà un naturale e progressivo passaggio dall’allenamento delle componenti coordinative a quelle condizionali. Aumenteranno i carichi di lavoro della componente “forza” (specialmente la forza-esplosiva e la forza-resistente), della capacità e della potenza aerobica e delle componenti rapide e veloci.
Sotto l’aspetto tecnico-tattico il focus rimarrà centrato sul singolo giocatore, ma questa volta come componente di un gruppo. Si inizierà ad insegnare la tattica di reparto (visione orizzontale del campo), si cominceranno ad effettuare lavori per catene di gioco (visione verticale del campo), si lavorerà su combinazioni a tre, quattro e cinque giocatori, si inizieranno a studiare soluzioni efficaci per i calci piazzati. Il singolo giocatore dovrà inserirsi all’interno di un contesto nel quale, sfruttando le proprie caratteristiche e la propria unicità, dovrà essere utile al collettivo. Le competenze tattiche acquisite nella Scuola Calcio adesso saranno messe in relazione a quelle dei compagni di squadra e dovranno essere funzionali al compimento delle strategie necessarie per avere la meglio sugli avversari.
Per riassumere, se quelli della Scuola Calcio sono gli anni in cui una pianta inizia a germogliare, quelli del Settore Giovanile sono gli anni in cui iniziano a spuntare i frutti, in attesa che questi, col passaggio alle categorie superiori, maturino.
La prossima settimana termineremo il nostro percorso cronologico parlando dell’ultimo step della vita di un calciatore ovvero quello degli anni della Juniores e del successivo approdo in Prima Squadra.


