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  • Politica

TE L‘AVEVO DETTO – di Angiolo Alerci

Riccardo Agosto 14, 2021 5 minuti letti

TE L‘AVEVO DETTO
E’il titolo della seconda parte nel mio libro “Cronaca e riflessione sulla politica italiana volume 3°”, per ricordare ai nostri governanti quello che avevo scritto con le mie note pubblicate da diversi giornali on line.
Il te l’avevo detto era stato da me riservato al Presidente Monti per un suo grosso errore commesso nei confronti della Sicilia, al Presidente Crocetta per la grande confusione creata nella nostra organizzazione delle province, al Ministro Alfano per la non adeguata gestione del problema immigrazione. a Renzi Presidente del Consiglio per la sua suicida involuzione ed a tutti i Ministri dell’Economia succeduti dal 1993 per i loro errori commessi.
Oggi ho pensato di pubblicare quello da me inserito nel libro sopra indicato, riguardante Matteo Renzi.
A RENZI: Presidente del Consiglio
Ho seguito, da vecchio democristiano, con particolare interesse l’ascesa politica di Matteo Renzi, dedicando allo stesso numerose mie note pubblicate su diversi giornali on line e riportate sui tre libri pubblicati dal titolo “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”, allo stesso omaggiati.
Apprezzamenti molto positivi sia per il risultato ottenuto con la sua elezione a Segretario del Partito sia, successivamente, con la nomina a Presidente del Consiglio.
Il tono delle mie note si è andato via via modificando con il modificarsi del comportamento dell’ex Presidente del Consiglio.
Tutte le note che lo riguardavano venivano regolarmente trasmesse all’interessato, il quale le ha riviste pubblicate sui libri ricevuti, note che hanno meritato la sua attenzione, come risulta da questa mail pervenutami:
“da Matteo Renzi (matteo@governo.it) a angalerci@virgilio.it
Gentile Angiolo, la ringrazio per le sue mail, per le sue proposte e per le sue critiche. Le ho lette molto volentieri. A volte, come vede, rispondo un po’ in ritardo ma tengo molto ad avere un contatto diretto con i cittadini, attraverso questa casella di posta elettronica. Mi scriva quando vuole. Un saluto Matteo Renzi”.
Ho seguito con particolare interesse l’evoluzione di Renzi commentandone i vari stati, soffermandomi prevalentemente sul suo comportamento nella doppia veste di Segretario del Partito e di Presidente del Consiglio.
Diverse le mie proposte: la più importante delle quali, datata 27 aprile 2014, riguardava la possibile riforma del Senato “composto da 100 membri: n. 60 in rappresentanza delle regioni, (Presidente della Regione, Presidente dell’Assemblea, Rappresentante delle minoranze), n. 20 (Sindaci dei Capoluoghi di Regione), n.10 in rappresentanza delle parti sociali e n. 5 scelti dal Presidente della Repubblica tra personalità del mondo accademico e delle professioni”.
Questa proposta, con una lieve modifica (escludendo le rappresentanze delle parti sociali) venne esitata, dopo oltre due mesi, dalla prevista Commissione Affari Costituzionali del Senato, introducendo delle modifiche (immunità per i nuovi Senatori, elezione diretta, eliminazione dei rappresentati delle parti sociali) che, con le ulteriori modifiche peggiorative esitate dal Senato in un clima di guerriglia, furono una delle cause del negativo esito del referendum costituzionale.
Altra causa il modo arrogante con il quale Renzi ha preferito confrontarsi, non solo con i suoi parlamentari, ma con le opposizioni e con il nostro Parlamento.
In una mia nota del 3 marzo 2915, pubblicata sempre su diversi giornali on line, trasmessa al Presidente Renzi ed inserita alla pag. 243 del primo libro “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana” dal titolo “RENZI ex D.C.” così scrivevo:
“È possibile che Renzi, avendo forse il DNA simile a quello del suo importante conterraneo Fanfani ne sia rimasto contagiato?
Amintore Fanfani, dotato di carattere schietto, divenne in pochi anni uno dei dirigenti politici più apprezzati all’estero, ma meno stimato nel Paese e, addirittura, avversato ed odiato nel suo stesso partito. Del tipico dirigente D.C. aveva poco. Non la moderazione e la capacità di mediazione di Moro, non la furbizia ed il sarcasmo di Andreotti, né la eterogeneità di Rumor o Forlani, aveva invece un forte carattere e voleva determinare da solo la linea guida del Paese. Nel 1953 il fallimento del referendum sulla riforma elettorale, definita legge truffa, segnò la fine dell’era degasperiana e Fanfani venne eletto Segretario della D.C..
Successivamente Presidente del Consiglio dal 1954 al 1963, con qualche breve interruzione, mantenendo per molto tempo anche l’incarico di Segretario del Partito. Nei rapporti appariva discostante e nei discorsi arrogante. In quel periodo iniziavano le prime trasmissioni televisive dei telegiornali, al termine dei quali molto spesso appariva il Presidente del Consiglio Fanfani per commentare l’attività del suo Governo. Discorsi sempre importanti, fatti con un tono particolare che sommava arroganza e presunzione e che faceva dire ai rappresentanti dell’opposizione che, ad ogni apparizione di Fanfani in TV, la D.C. perdeva almeno centomila voti.”
Ritenevo che questa mia nota potesse dare un piccolo contributo a Renzi per modificare certi atteggiamenti e certi toni e tener conto, inoltre, che la situazione politica e parlamentare di oggi è molto più difficile di quella di ieri.
In una delle mie tante lettere aperte indirizzate al Presidente Renzi, pubblicata sempre sugli stessi giornali on line e inserita alla pag. 67 del secondo volume di “Cronaca e riflessioni sulla politica italiana”, così scrivevo il 15 giugno 2016, esattamente sei mesi prima della data di effettuazione del referendum:
“Sorvoliamo su tanti altri problemi, ma non possiamo non rilevare il grosso errore commesso dal Presidente Renzi nell’aver considerato un atto del Governo le riforme costituzionali e legare la sorte del suo Governo al risultato del referendum. Tanto è bastato per compattare tutta l’opposizione e gran parte delle minoranze del suo partito. Un risultato negativo, infatti, potrà farlo fuori sia dal governo che dal partito con la stessa facilità con la quale ha conquistato le due cariche.”
Te l’avevo detto e non hai saputo tenerne conto.
angiolo alerci

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