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Il Coordinamento nazionale Diriti Umani sul Primo Maggio

Su Aprile 26, 2020 5 minuti letti

Il primo Maggio rappresenta una data storica per il movimento dei lavoratori: ratificata già nel 1891, anticipata al 21 aprile durante il ventennio fascista (a partire dal 1924; Natale di Roma), istituita stabilmente in Italia come giorno festivo dall’art. 2 della legge n. 260 del 27 maggio 1949, è oggi festeggiata in 89 Paesi nel mondo.
È straordinario considerare come una festività laica oggi accomuni proprio per la sua valenza intrinseca milioni di persone nel globo, a prescindere da religione, usanze, organizzazione politica o tradizione.
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei diritti umani ritiene fondamentale riscoprire l’importanza di episodi storici pregnanti di significato per l’umanità, come quello che ha determinato l’istituzione della Festa dei lavoratori in seguito al brutale massacro dell’Haymarket square (la protesta iniziata il 1° maggio del 1886 durò tre giorni) o la strage di Portella della Ginestra del 1° maggio 1947 per trasmettere conoscenze e valori agli studenti, soprattutto in relazione agli eventi che hanno favorito nel corso degli anni una maggiore umanizzazione nel mondo del lavoro.
Il lavoro costituisce uno dei pilastri su cui è costituito l’edificazione di uno Stato democratico; proprio per questo tale principio è contenuto e affermato sia nell’art. 23 della DUDU (successivamente ribadito negli articoli 6, 7 e 8 del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966), sia nei principi fondamentali della nostra Costituzione all’art. 1 e 4.
In quest’ultimo articolo si affronta proprio il concetto di diritto – dovere al lavoro. Soprattutto nel corso del Novecento, grazie alle lotte dei lavoratori, alle rivendicazioni di alcuni coraggiosi sindacalisti che hanno perso anche la vita in nome dei propri ideali, alla diffusione dell’istruzione e quindi della consapevolezza intrinseca del valore di ciascun essere umano, a prescindere dall’estrazione sociale, da una dimensione servile di quasi assoggettamento animalesco al “padrone”, da “alienato” servo della gleba, ci si è affrancati e si è arrivati all’attuale significato del lavoro, oggi fortunatamente inteso anche come strumento per realizzare sé stessi e condividere con gli altri componenti della società le proprie competenze. Tale conquista non è un assioma cristallizzato, inalienabile come vorremmo fosse, è un tesoro conseguito con il sacrificio di molti martiri da difendere costantemente da forme di organizzazione produttivo spacciate per necessarie, ma in realtà in controtendenza con tutto ciò che i nostri predecessori hanno ottenuto.
Nel corso degli anni, il diritto umano al lavoro è stato oggetto di valutazione, monitoraggio e tutela mediante svariati strumenti giuridici, internazionali e regionali-continentali, come per esempio la Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli o Carta di Banjul del 27 giugno 1981, la Convenzione internazionale contro la discriminazione razziale del 4 gennaio1969, la Convenzione internazionale sui diritti dei bambini del 20 novembre 1989, la Convenzione internazionale sui diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie del 1º luglio 2003 e le tante Convenzioni OIL (Organizzazione Internazionale del Lavoro).
In Italia i sindacalisti che hanno contribuito alla nascita delle confederazioni a difesa dei diritti dei lavoratori sono Rinaldo Rigola, primo segretario generale della Confederazione Generale del Lavoro, Giuseppe Di Vittorio, Achille Grandi e Oreste Lizzadri, vertici della CGIL nel 1945; Giulio Pastore, fondatore e primo segretario nazionale della CISL nel maggio del 1950 dopo l’esperienza fatta qualche anno prima come segretario generale della nuova confederazione che prende il nome di Libera confederazione generale dei lavoratori (LCGIL), Italo Viglianesi, eletto al congresso confederale “Pace, Libertà, Lavoro” primo segretario generale della Uil al congresso confederale (“Pace, Libertà, Lavoro”) tenutosi a Roma 6 all’8 dicembre 1953 e altri ancora.
Il CNDDU in una giornata storica come quella in esame chiede che siano affrontati seriamente da tutte le forze sindacali e politiche le serie problematiche tuttora esistenti nel mondo della scuola: retribuzione docenti; rientro “esiliati” l. 107 /2015; reclutamento precari storici; responsabilità giuridiche connesse all’uso della DAD; riformulazione della Carta del Docente con l’aggiunta di nuove opportunità per la crescita culturale del personale scolastico come itinerari d’istruzione in Italia per rilanciare l’economia turistica, acquisto di accessori hardware per implementare l’uso della tecnologia; inserimento permanente dell’Educazione civica in ogni scuola di ordine e grado attribuita ai docenti della classe A046 – discipline giuridiche ed economiche; potenziamento della storia dell’arte, materia imprescindibile per l’elevazione spirituale e la formazione di cittadini nati in un Paese che vanta il maggior numero di siti UNESCO nel mondo, e dell’Educazione musicale.
Per gli studenti il CNDDU propone di ripercorrere, mediante l’aiuto dei docenti, gli episodi più emblematici per l’affermazione e la conquista dei diritti dei lavoratori in ciascun territorio, elaborando un prodotto digitale, magari corredato da fotografie, canzoni, musiche, testimonianze dell’epoca, in modo da costruire una mappa digitale del Primo maggio in Italia o in alternativa individuare quali sono le nuove professioni in ascesa nella città di riferimento / i vecchi mestieri legati alla tradizione popolare e dell’artigianato locale. L’hashtag è #perilavoroierioggidomani.
“Perché quando non si lavora, o si lavora male, si lavora poco o si lavora troppo, è la democrazia che entra in crisi, è tutto il patto sociale.” (Papa Francesco, il discorso sul lavoro, bollettino della Santa Sede sull’incontro con il mondo del lavoro all’Ilva)

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