L’intervista al Direttore provinciale della Cofcommercio Gianluca Speranza che fornisce importanti informazioni sulle prospettive del mondo economico sia nazionale ma ancor di più provinciale. Come si deve affrontare questo particolare momento ma soprattutto come riorganizzarsi per il futuro.
Dopo il prolungamento delle restrizioni sino al 3 maggio significa che i tempi del ritorno alla normalità non saranno brevi se non addirittura non si ritornerà mai più come prima. Come dovrà cambiare il commercio in Italia e nel caso specifico in provincia di Enna?
“Stiamo vivendo un momento senza precedenti che necessariamente cambierà le nostre abitudini di acquisto e di consumo – commenta – fare previsioni oggi è azzardato ma è indubbio che le misure restrittive della pandemia hanno effetti distorsivi sull’economia reale. Già il decreto del 10 aprile ci dà un’anticipazione sui comportamenti che adotteremo nelle azioni di acquisto. Da più parti riceviamo l’invito a non abbassare la guardia e quindi dobbiamo avere un occhio attento alle misure di igiene e sicurezza nei locali commerciali quali ingressi scaglionati, utilizzo di mascherine e guanti usa e getta, sanificazione degli ambienti, sistemi per la disinfezione delle mani”.
E’ chiaro che tante attività come ad esempio strutture della ristorazione dovranno rivedere la loro filosofia di commercio puntando alla vendita a domicilio. Cosa dovranno fare?
“In queste settimane infatti si è registrata una grande confusione sull’attività della consegna a domicilio visto che tanta gente di tutti i settori si è improvvisata”. Ci vogliono regole certe o basta rispettare quelle che ci sono? “Siamo in attesa di conoscere le misure della Fase 2 che la task force guidata da Vittorio Colao sta studiando, ma con molta probabilità saranno proprio Bar e Ristoranti, così come alcuni servizi alla persona come parrucchieri ed estetisti a riaprire per ultimi. Questo perché la nostra fame di socialità non renda vani gli sforzi di contenimento sociale attuati in queste ultime settimane. Molti ristoranti e pizzerie in questi giorni di chiusura al pubblico si sono attivati per effettuare consegne a domicilio non nell’ottica di una nuova filosofia commerciale quanto più nella necessità di contrastare l’attuale tensione economica. Tutti gli esercizi autorizzati alla commercializzazione di cibi e bevande possono consegnare a domicilio ma nel rispetto delle norme igienico sanitarie per il confezionamento e trasporto. Pertanto, al momento della consegna, si raccomanda la distanza di sicurezza interpersonale di un metro. Nel caso di consegna a domicilio tramite aziende terze, saranno queste a dover garantire all’esercente il rispetto delle prescrizioni di sicurezza igienico sanitarie da parte di chi effettivamente consegnerà il pasto, mentre l’esercente sarà tenuto ad aggiornare l’elenco dei fornitori e ad acquisire tra la propria documentazione le procedure di sicurezza igienico-sanitaria adottate dal fornitore. Per svolgere il delivery non sono previsti specifici titoli abilitativi (né SCIA né sanitari) perché si tratta di un servizio accessorio incluso nella ristorazione. Per i settori diversi dai generi di prima necessità, vi sono diverse difficoltà interpretative poiché la stratificazione dei diversi decreti, disposizioni regionali e comunali rendono difficile l’interpretazione. Da un quesito pubblicato sul sito del Governo desumiamo che è consentita la consegna dei prodotti a domicilio, nel rispetto dei requisiti igienico sanitari sia per il confezionamento che per il trasporto, ma con vendita a distanza senza riapertura del locale. Chi organizza le attività di consegna a domicilio – lo stesso esercente o una cd. piattaforma – deve evitare che al momento della consegna ci siano contatti personali a distanza inferiore a un metro. Ad ogni modo sono raccomandabili tutti i comportamenti all’insegna della prudenza e una verifica preventiva, in caso di dubbi con i servizi della Prefettura e del COC.”
Molte attività non hanno neanche i codici ATECO corretti. Cosa dovranno fare per adeguarsi al nuovo modo di fare economica e soprattutto a chi dovranno rivolgersi?
“Non ci sono codici ATECO corretti o non corretti. È importante che le imprese facciano eventualmente una verifica per riscontrare che l’attività che realmente svolgono è quella regolarmente comunicata al Registro Imprese e dove necessario, nel caso di più attività, integrare aggiungendo oltre all’attività primaria le attività secondarie eventualmente svolte. In questo caso i propri commercialisti sono gli intermediari preposti alla comunicazione al Registro Imprese. Confcommercio, con le proprie società di servizi, opera in sinergia con imprenditori e commercialisti e a maggior ragione in questo momento è a disposizione per sostenere i commercialisti e i consulenti del lavoro che in questo momento stanno assolvendo decine e decine di adempimenti per i propri clienti”.
E’ chiaro che dopo questa pandemia il mondo è cambiato, tutto è cambiato e sicuramente è cambiata la mentalità del consumatore. Cosa dovranno fare operatori economici del commercio e dell’artigianato in particolare nelle nostre zone se vorranno rimanere sul mercato e per non rischiare di essere tagliati fuori.
“Non ci sono ricette in simili difficoltà, ci piace pensare che sia più ragionevole fare affidamento a tanti buoni elementi e comportamenti che insieme possono cambiare il corso delle cose. Nessuno di noi dimenticherà facilmente la tristezza e la nostalgia delle nostre strade con le saracinesche abbassate, ebbene quello che ci auguriamo è che la nostra collettività sia vicina ai nostri commercianti e che dall’altra parte i nostri commercianti si sentano incoraggiati e riprendano con tenacia e determinazione le loro attività andando incontro alle nuove esigenze dei clienti, magari ricorrendo ad un po’ di creatività e al riadattamento chiesto dal momento. E in tal senso cogliamo con tutto il cuore le parole che Papa Francesco che qualche giorno fa ha detto “la creatività del cristiano deve manifestarsi nell’aprire orizzonti nuovi, nell’aprire finestre, nell’aprire trascendenza verso Dio e verso gli uomini”.
Riccardo Caccamo
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