11 Settembre: vent’anni dopo.
Un proverbio afgano dice: “Voi avete gli orologi, noi il tempo”, è un motto contro la frenesia occidentale, ma anche una promessa di ritorno e infatti dopo vent’anni i talebani sono tornati e ogni speranza è perduta. Nel ventesimo anniversario delle Torri Gemelle, l’Afghanistan è di nuovo in mano loro, col rischio di ridiventare un santuario del terrorismo. I talebani hanno cominciato col negare ogni possibilità alle donne. Il portavoce talebano Sayed Zekrullah Hashim, nel corso dell’intervista rilasciata all’emittente francese Bfmtv ha detto: “Una donna non può fare il ministro. È come se le mettessi al collo un peso che non può portare. Non è necessario che le donne facciano parte del governo, devono fare figli” e ha aggiunto: “Le quattro donne che protestano nelle strade non rappresentano le donne dell’Afghanistan. Le donne dell’Afghanistan sono quelle che danno figli al nostro popolo e che li educano secondo i valori dell’Islam… cosa hanno fatto gli Stati Uniti e il suo governo fantoccio in Afghanistan se non permettere la prostituzione negli uffici?”. Questi sono i talebani eppure nelle loro parole è facile sentire la voce di Pillon, che nella scorsa primavera si scagliò contro l’Università di Bari per la riduzione del gender gap: “È naturale che i maschi siano più appassionati a discipline tecniche mentre le femmine abbiano una maggiore propensione per materie legate all’accudimento”. Secondo il parlamentare leghista la prevalenza di uomini iscritti ad alcuni corsi di laurea è da imputare a normali inclinazioni legate al genere perchè esistono in natura materie più “indicate” per i ragazzi e materie più adatte alle ragazze con buona pace di Marie Curie, Rita Levi-Montalcini, Margherita Hack solo per citarne alcune e del loro contributo scientifico. A vent’anni dall’attentato all’Occidente, il terrorismo ha vinto, l’Occidente se ne frega e Pillon ammira l’integralismo talebano.
Gabriella Grasso
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