Morgantina: città greco-romana e il suo museo
Morgantina, città sepolta da duemila anni di obblio, lungo questi ultimi settant’anni è venuta alla luce, grazie a scavi sistematici che per l’appunto sono iniziati nel 1955, condotti sotto la direzione di una università americana.
Grazie al fatto che la città, abbandonata nei primi anni dell’era cristiana, non ha avuto costruzioni sovrapposte, così che per gli archeologici si era presentata tutta da scoprire, questo gli valse l’appellativo di: Piccola Pompei.
Si è sempre detto che le pietre di Morgantina si fanno leggere e parlano a chi ha orecchi e occhi.
Ma adesso più che parlare, le pietre gridano di un grido disperato. L’area archeologica è soggetta ad una fruizione sempre più limitata, la mancanza di personale, sempre più marcata, non porterà altro che a peggiorare la già precaria situazione attuale.
Dalla regione, da cui dipendono i beni culturali siciliani, non s’intravede, né a breve, né a lungo termine, arrivo di personale di ruolo.
Palermo, se ci sei batti un colpo. Una Sicilia che vuole vivere di turismo, non può rimanere in questo immobilismo.
Da questa pagina voglio lanciare una provocazione: se la regione non vuole, o non può occuparsi di Morgantina (ma anche di altre zone archeologiche), perché non propone la gestione, con relativi oneri finanziari, ad uno stato estero.
Morgantina potrebbe essere affidata agli americani (ma di questi tempi meglio di no, perché ad offrirgli il dito, quelli si prenderebbero la mano e il resto del corpo 😁). Potrebbe essere la Svezia la nazione ideale per valorizzare la nostra Morgantina, anche perché non bisogna dimenticare che negli anni cinquanta, il re Gustavo di Svezia, per ben due volte è venuto a Morgantina, essendo lui un grande appassionato di Archeologia😊.
Sogni di un Aidonese, in una tiepida giornata di febbraio🤔


