Uva sotto costo, olio da difendere: a Naro l’allarme della filiera siciliana
Naro (AG), 24 ottobre 2026 – Un’annata difficile per l’uva da tavola, un olio che punta sulla qualità certificata per difendersi sui mercati. Da Naro Confagricoltura Agrigento lancia l’allarme sulla filiera siciliana e indica la strada dell’export. La giornata “Le Vie dell’Olio e dell’Uva da Tavola” si è aperta con le visite all’oleificio Buggea, impresa che aderisce a Confagricoltura, e al vigneto di Marsello Lo Sardo, presidente del Consorzio di tutela dell’Uva da Tavola di Canicattì IGP. È proseguita alla Tenuta Vitanza con il convegno moderato da Vanessa Galipoli, alla presenza del sindaco di Naro, Milco Dalacchi.
Per i produttori i conti della campagna non tornano. Un chilo di uva da tavola costa tra 70 e 80 centesimi a produrlo e sul mercato se ne ricavano 60. «Quando succede questo ha perso l’agricoltore e ha perso la nostra economia», ha detto il presidente di Confagricoltura Sicilia e Confagricoltura Agrigento, Rosario Marchese Ragona. «Quest’anno non c’è nulla da festeggiare. Ma è proprio nei momenti di crisi che bisogna farsi sentire».
Sulla campagna hanno pesato il caldo, i costi in aumento e dieci giorni di sciopero degli autotrasportatori. Secondo Marchese Ragona lo sciopero è costato almeno cento milioni di euro. Il Consorzio guidato da Lo Sardo non è riuscito nemmeno a portare l’uva in degustazione a Bari. A Madrid invece ci è arrivata e ha raccolto complimenti per la croccantezza e il profumo di moscato. Il primo mercato resta la Francia, che compra il 70 per cento della produzione. E la grande distribuzione, ha aggiunto, torna a chiedere l’uva con i semi, ricchi di polifenoli. La strada per Confagricoltura è chiara: «Entriamo a gamba tesa nei mercati internazionali con il nostro prodotto».
Per competere servono però regole uguali per tutti. Salvatore Walter Davino, docente dell’Università di Palermo, ha spiegato che in quarant’anni i fitofarmaci autorizzati sono scesi da circa 2.500 a 380. È una scelta giusta per l’ambiente, ma mette i produttori in gara con Paesi dove le stesse sostanze sono ancora permesse. Anche il rigore italiano rischia di diventare uno svantaggio: l’Italia censisce circa 780 patogeni, molti più di altri concorrenti, e questa trasparenza pesa sull’export.
La salute delle piante è l’altra grande partita. Elena Santilli, ricercatrice del CREA, ha ripercorso il dramma del Salento, dove dal 2013 la Xylella ha cancellato interi uliveti fatti quasi solo di due varietà, entrambe sensibili al batterio. Oggi l’olivicoltura pugliese rinasce, e la ricerca punta su biodiversità e nuove tecniche genomiche per salvare le varietà storiche. Il pericolo riguarda anche la vite: il gruppo di Santilli ha studiato in California e alle Baleari le forme del batterio che la colpiscono, per individuare i vitigni più resistenti. Gero Barbera, presidente dell’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della provincia di Agrigento, ha riportato l’attenzione sul suolo, perché la desertificazione riguarda ormai il 15-16 per cento della Sicilia. «Vite e ulivo non sono solo due colture: sono territorio, paesaggio, lavoro» – così ha affermato.
Giusi Mistretta, commissario dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, ha ricordato che l’Istituto certifica l’olio insieme al Ministero dell’Agricoltura e accompagna le aziende nella promozione all’estero. Salvatore Accardi, alla guida dell’Ispettorato provinciale, ha indicato una carta ancora da giocare fino in fondo, l’oleoturismo, che oggi si può finanziare.
Dalla Regione, Vincenzo Carlino, dirigente dell’Assessorato dell’Agricoltura, ha rivendicato i risultati. Il Programma di sviluppo rurale 2014-2022, circa tre miliardi, è stato speso al 99,92 per cento, e con il PNRR frantoi la Sicilia ha recuperato oltre 800 mila euro rimasti inutilizzati in altre regioni. Per i vigneti da vino è atteso entro novembre un bando che coprirà l’80 per cento della spesa per droni, irrigazione innovativa e macchine di nuova generazione. Uscirà quando AGEA ne avrà definito le disposizioni attuative. Marchese Ragona ha riconosciuto il lavoro fatto e ha guardato avanti: «Dobbiamo provare a dare risposte ai nostri imprenditori che ci credono».
L’iniziativa è stata finanziata dall’Assessorato dell’Agricoltura, dello Sviluppo Rurale e della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana.

