Quando in un piccolo paese chiude l’ultima bottega, non perde qualcosa solo chi la gestiva: perdono servizi, scelta e vicinanza anche i cittadini che ci facevano la spesa.
Parte da questa constatazione il protocollo di convenzione e partenariato istituzionale sottoscritto da Consumerismo No Profit APS ETS ed EthicFab Forward APS, associazione di promozione sociale con sede a Milano che si occupa di formazione, orientamento e inserimento lavorativo. L’obiettivo è promuovere il ricambio intergenerazionale come leva contro lo spopolamento e a sostegno della restanza, cioè del diritto a restare, o a tornare, nel proprio territorio per scelta e non per mancanza di alternative.L’accordo ha durata biennale e respiro nazionale, ma indica come primo terreno di sperimentazione la Sicilia, con particolare attenzione ai piccoli comuni e alle aree interne. La collaborazione prende forma dopo il convegno “Restanza. Giovani, lavoro e nuove professioni per non lasciare la Sicilia”, promosso da ASSIUM e Consumerismo il 17 ottobre a Modica, dove il tema del lavoro che permette di restare è stato al centro del confronto tra istituzioni, imprese e associazioni.Un Paese che si svuota dall’internoI numeri ufficiali descrivono un fenomeno strutturale. Secondo l’Istat le aree interne, i territori lontani dai servizi essenziali come scuole superiori, ospedali con pronto soccorso attrezzato e stazioni ferroviarie, comprendono 3.834 comuni, quasi la metà del totale nazionale. All’inizio del 2024 vi risiedevano circa 13,3 milioni di persone, il 22,6% della popolazione italiana. Tra il 2014 e il 2024 questi comuni hanno perso il 5% degli abitanti, contro l’1,4% dei centri, con punte del 6,3% nei comuni periferici e del 7,7% in quelli ultraperiferici. Le previsioni dell’Istituto indicano che quasi nove comuni su dieci delle aree interne del Mezzogiorno vedranno calare la popolazione nel prossimo decennio.In Sicilia il quadro è ancora più marcato: secondo l’Istat ricade nelle aree interne il 79,5% dei comuni dell’isola, dove vive quasi la metà dei siciliani (47,9%). Un territorio in cui nel 2025 la disoccupazione si è fermata al 12,2%, circa il doppio della media nazionale, e in cui, secondo le stime del Servizio Bilancio dell’Assemblea regionale siciliana, è senza lavoro un giovane su tre tra i 15 e i 24 anni che lo cerca (33,8%, contro il 20,6% dell’Italia).Le imprese senza erediAllo spopolamento si somma l’invecchiamento di chi fa impresa. I dati Unioncamere-InfoCamere sul Registro delle imprese, raccolti nell’analisi di EthicFab Forward, contano a giugno 2025 ben 314.824 titolari di imprese individuali con almeno 70 anni, il 10,7% del totale, quasi 25 mila in più rispetto a dieci anni prima, mentre il numero complessivo delle imprese individuali è sceso di oltre 300 mila unità. In Sicilia gli over 70 sono 34.497, il 13,3% dei titolari: una quota tra le più alte del Paese.L’Istat stima che circa il 30% delle imprese italiane sia molto esposto all’invecchiamento della forza lavoro e al rischio di mancato ricambio, un rischio concentrato nelle realtà più piccole. Uno studio della Banca d’Italia pubblicato a ottobre 2026 rileva che circa tre società di capitali su quattro sono a proprietà familiare e che oltre un’impresa familiare su cinque ha almeno un socio anziano. Lo stesso studio osserva che, quando nel passaggio entrano soci esterni, crescono sia l’occupazione sia la produttività.Perché se ne occupa un’associazione dei consumatoriPer un’associazione dei consumatori è una collaborazione poco consueta, ma coerente con un’idea di tutela che non si limita al reclamo dopo il danno. Nella visione condivisa dalle due associazioni, l’accesso equo ai servizi essenziali, dall’energia all’acqua, dai trasporti alla connettività e al credito, la trasparenza dei contratti e la protezione da pratiche scorrette e truffe sono condizioni concrete della restanza. E pesano di più sulle persone più esposte: gli anziani che vivono soli nei piccoli centri e i giovani alle prime esperienze con un contratto di lavoro, di affitto o di fornitura.«Ogni impresa che chiude per mancanza di successori è un servizio in meno per una comunità, dichiara Giovanni Riccobono, Direttore Generale e Delegato regionale per la Sicilia di Consumerismo No Profit. Meno negozi significa meno scelta, più chilometri per comprare, meno concorrenza. Per noi tutelare i consumatori vuol dire anche fare prevenzione: aiutare i giovani a restare con un lavoro qualificato e a muovere i primi passi da cittadini consapevoli, e proteggere gli anziani dalle truffe che colpiscono chi è più isolato.
Con EthicFab Forward mettiamo insieme due competenze che di solito non si parlano: chi forma e accompagna al lavoro e chi difende i diritti di chi compra e consuma. E porteremo questa esperienza davanti alle istituzioni: oggi, di fatto, il diritto a restare ha un limite d’età, e non dovrebbe averlo.»
«In molte imprese familiari relazioni, competenze e decisioni sono concentrate nel fondatore, ma cosa succede quando questi vuole ritirarsi? Cosa accade al Territorio, alle Persone, agli Stakeholders, quando un’impresa familiare chiude? E cosa quando decide di vendere ad un fondo? Da queste domande nasce la visione di EthicFab per contribuire alla continuità e rigenerazione aziendale con la prima Impact Continuity Platform», aggiunge Andrea Cannella, Presidente di EthicFab Forward APS.Resto al Sud e Autoimpiego Centro Nord: aprirli a chi rileva e a chi ricominciaIl tema è tornato al centro dell’agenda pubblica in questi giorni. A Napoli, per i vent’anni della Fondazione Con il Sud, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha indicato l’obiettivo che «chi nasce nel Meridione possa scegliere liberamente di restarvi, possa tornarvi se ha fatto esperienza altrove, e possa allora aggiungersi chi viene da fuori per arrivare nel Meridione», perché «questa è una chiave di sviluppo dell’intero Paese, è interesse nazionale dell’Italia». È la stessa idea di restanza su cui si fonda il protocollo, e la stessa che le due associazioni vogliono tradurre in strumenti concreti.Accanto ai progetti sul territorio, Consumerismo ed EthicFab Forward intendono infatti avviare un confronto con le istituzioni per rendere più efficaci le misure dedicate al Mezzogiorno. Il primo banco di prova è Resto al Sud 2.0, l’incentivo gestito da Invitalia e aperto dal 15 ottobre 2025, che sostiene con contributi a fondo perduto l’avvio di nuove attività nelle regioni del Sud.
Oggi possono chiederlo soltanto i giovani tra i 18 e i 35 anni che siano disoccupati, inattivi o lavoratori a basso reddito. Le stesse regole valgono per Autoimpiego Centro Nord, la misura gemella per le regioni del Centro e del Nord. Le due associazioni chiederanno di correggerli su due punti.
Il primo è l’età. Resta fuori, per esempio, il cinquantacinquenne licenziato che vorrebbe reinventarsi nel proprio paese invece di partire: proprio la persona per cui restare è più difficile. Eppure la versione precedente di Resto al Sud, dal 2021, era aperta fino ai 55 anni.Il secondo è il ricambio d’impresa. Le due misure sono pensate per chi parte da zero: non coprono i costi del personale e, per la comunicazione, finanziano soltanto il sito e l’immagine del marchio. Ma un giovane che vuole rilevare e rinnovare l’azienda di famiglia, o quella di un artigiano senza eredi, parte da una base già solida di clienti, competenze e reputazione. Sostenere in questi passaggi l’innovazione, il personale e la comunicazione significherebbe salvare attività e servizi che altrimenti rischierebbero di chiudere, con meno rischi rispetto a un’impresa nuova.

