Resistenza al progresso
L’opposizione alle fonti rinnovabili per motivi paesaggistici rischia di mettere in dubbio la transizione ecologica
di Livio de Santoli, presidente Coordinamento FREE
C’è la concreta possibilità che con lo scioglimento anticipato delle Camere tutta una serie di provvedimenti sull’energia subiscano un ulteriore, pericolosissimo stop. Tra questi, eravamo in trepida attesa dei decreti attuativi del DL 199/2021 di recepimento della direttiva RED2 sulle fonti rinnovabili, soprattutto, ma non solo, per la definizione delle aree idonee all’installazione degli impianti da fonti rinnovabili, principale motivo di stallo dello sviluppo di tali fonti.
Questa crisi di governo ha dato una mano a chi ha tergiversato, rallentato, boicottato, ostacolato la realizzazione di un percorso per il processo di decarbonizzazione, con rinnovabili ed efficienza energetica in grande difficoltà a fronte degli obiettivi europei. E che ne sarà del PNIEC? Può un ministro dimissionario che si limita all’ordinaria amministrazione, provvedere all’approvazione di un documento così strategico e così in ritardo?
Aspettavamo la definizione di aree idonee per una necessaria, ineludibile chiarezza, per tentare di uscire dal pantano in cui eravamo e siamo relegati. Chiarezza su situazioni paradossali come quella della centrale geotermoelettrica di Abbadia San Salvatore, ubicata in area industriale e bloccata dalla Sovrintendenza nonostante il parere positivo della Regione e degli abitanti. E nonostante i suoi vantaggi economici per le aziende e i cittadini del territorio (basti pensare alla quantità del calore di scarto utilizzabile a costo zero) e i vantaggi tecnologici collegati allo sviluppo di una tecnologia di avanguardia in grado di rimarcare il ruolo leader nel settore dell’Italia.
Una chiarezza su inspiegabili opposizioni paesaggistiche che hanno ritardato la realizzazione del primo parco eolico off-shore del Mar Mediterraneo, sorto davanti all’Ilva di Taranto con 13 anni di ritardo, probabilmente rendendo non più al passo con i tempi la tecnologia adottata. Una chiarezza anche sulla nostra denuncia che ha dell’incredibile: in Emilia Romagna (e probabilmente in tutte le aree del Paese) è impossibile installare una sola turbina eolica, vista la regola vigente dell’interdizione di 7 km da qualsiasi oggetto d’interesse storico-artistico! (si veda lo studio di FREE sulla questione)
Una chiarezza in grado di far tesoro degli errori del passato, come quello dell’opposizione per motivi paesaggistici a un paio d’impianti solari a concentrazione dimostrativi, che dovevano sorgere in zone industriali della Sardegna e senza i quali una tecnologia tutta italiana è stata fatta fallire nonostante commesse miliardarie dall’estero.
Aspetteremo ancora quella risposta, per interrompere questa confusione che fa male, che è insostenibile, e pericolosa. Una lunga storia d’opposizione al nostro sviluppo, come Paese, una storia per la quale non emergeranno responsabilità, se non l’ignavia e l’accidia delle istituzioni miopi e arroganti.
Vogliamo continuare a pensare che affrontare le enormi sfide che abbiamo davanti significhi modificare il rapporto dell’uomo con il territorio, e della relativa percezione; vogliamo sperare che qualcuno se ne accorga e agisca aggiornandone il concetto, considerandolo qualcosa in evoluzione continua perché è parte dell’identità di un luogo, tipicamente mutevole con il passare del tempo. Un’identità che proviene dal passato che ma deve contenere la prospettiva di futuro. Oggi il paesaggio è minacciato dai cambiamenti climatici e, la sua tutela si chiama decarbonizzazione, che vuol dire uso delle fonti rinnovabili e dell’efficienza energetica. Esattamente il contrario di ciò che affermano le Sovrintendenze.


