Progetto di impianto di trattamento fanghi nell’area industriale di Dittaino. Legambiente Sicilia: i fanghi da depurazione non possono essere trattati tutti allo stesso modo, chiediamo maggiori dettagli.
Legambiente Sicilia interviene sul progetto di essiccazione fanghi, presentato dalla società ARRI S.r.L. da realizzarsi all’Agglomerato industriale del Dittaino, che prevede la lavorazione di una lunga serie di tipologie di fanghi, ben 22 Codici CER, tra i quali rifiuti non specificati altrimenti. Questa lavorazione prevede in sintesi l’essicazione, la trasformazione in pellet e la termodistruzione degli stessi fanghi con recupero di acque e di energia termica.
Legambiente ritiene non accettabile l’idea che i fanghi da depurazione debbano essere trattati tutti alla stessa maniera senza distinzioni, ovvero con il loro incenerimento. I fanghi di buona qualità e idonei all’agricoltura devono essere destinati ad altro tipo di impianti che ne prevedano il recupero e riutilizzo sui campi. L’associazione chiede, quindi, la revisione dell’intero progetto, limitandone la destinazione esclusivamente a quei fanghi la cui caratterizzazione in uscita dagli impianti sia tale da comprometterne l’uso in impianti di digestione anaerobica e successiva utilizzazione per la produzione di compost, trasformando così l’impianto in una sorta di “fine corsa” esclusivamente per i sottoprodotti non diversamente gestibili ed anche che sia previsto un procedimento di estrazione di nutrienti presenti nei fanghi, come fosforo azoto e potassio atta a garantire la riutilizzazione degli stessi. E’ opportuno inoltre che la ditta proponente specifichi l’origine e la filiera dei fanghi destinati all’impianto per capirne la provenienza, tipologia e distanza. Questo per valutare complessivamente la sostenibilità del progetto ed eliminare dubbi sulla tipologia di materiale trattato. Inoltre, Legambiente chiede maggiori dettagli sul sistema di stoccaggio e gestione delle ceneri prodotte dalla combustione che, soprattutto per fanghi non idonei ad altro uso, potrebbero essere interessate da alte concentrazioni di inquinanti che in nessun caso dovrebbero rischiare di contaminare aria, acqua e suolo di un’area la cui vocazione è indubbiamente quella della agricoltura di qualità.
Legambiente interviene sulla dibattuta vicenda dell’impianto di trattamento fanghi che dovrebbe essere realizzato nell’area industriale di Dittaino e che ripropone l’annoso interrogativo sui fanghi da depurazione: risorsa o problema?
Premesso che il collettamento delle acque reflue ed il loro trattamento rappresentano una irrinunciabile attività di pubblico interesse e che la produzione dei fanghi è direttamente legata al processo depurativo (se si depura, inevitabilmente, si producono fanghi e la quantità e qualità dei fanghi prodotti è direttamente proporzionale al grado di affinamento delle acque reflue raggiunto),bisogna fare delle necessarie considerazioni per contestualizzare meglio il tema. Normalmente si ha una produzione di circa 17/18 Kg di fanghi da depurazione pro-capite all’anno. Considerando che tali quantità sono destinate ad aumentare nei prossimi anni grazie al necessario miglioramento del sistema depurativo regionale, il tema di come gestire i fanghi generati – che sono in tutto e per tutto dei rifiuti secondo la normativa italiana – è prioritario tanto quanto l’efficientamento degli impianti di depurazione, anche in considerazione delle procedure di infrazione europee sul tema della depurazione a cui l’Italia deve dare una risposta concreta. Va inoltre ribadito con forza come i fanghi da depurazione devono essere considerati – in ottica di una economia sempre più circolare – una risorsa e non un problema e come tale devono essere messe in campo tutte quelle iniziative che permettano ai fanghi da depurazione di essere sottoposti a processi di recupero e riutilizzo in agricoltura e non a distruzione o confinamento in discarica come spesso avviene oggi. La componente organica contenuta nei fanghi è troppo preziosa per poter essere bruciata e dovrebbe essere riutilizzata, dopo appositi trattamenti, come ammendante o compost nelle pratiche agricole.
Purtroppo, però, sappiamo anche che ad oggi non tutti i fanghi da depurazione risultano idonei per questa virtuosa filiera e giustamente, per quelli non idonei, la destinazione ultima non può che essere la discarica o l’incenerimento (destinazione che ad oggi riguarda circa la metà dei fanghi prodotti) previa estrazione di quelle sostanze preziose, come il fosforo, utili per ridare qualità ai nostri suoli.
Venendo al progetto in questione, denominato: “Piattaforma di recupero risorse idriche tramite essiccazione di fanghi da depurazione e recupero di energia termica dalla parte secca.”, presentato dalla società ARRI S.r.L. e da realizzarsi in Comune di Enna presso l’Agglomerato industriale del Dittaino, si evince come: l’impianto preveda la lavorazione di una lunga serie di tipologie di fanghi, ben 22 Codici CER, tra i quali il “19.08.99 rifiuti non specificati altrimenti” Che tale lavorazione prevede in sintesi l’essiccazione, la trasformazione in pellet e la termodistruzione degli stessi fanghi con recupero di acque e di energia termica. Riteniamo, per le considerazioni fatte precedentemente, non accettabile ’idea che i fanghi da depurazione debbano essere trattati tutti alla stessa maniera senza distinzioni, ovvero con il loro incenerimento. I fanghi di buona qualità e idonei all’agricoltura devono essere destinati ad altro tipo di impianti che ne prevedano il recupero e riutilizzo sui campi. Si chiede quindi la revisione dell’intero progetto, limitandone la destinazione esclusivamente a quei fanghi la cui caratterizzazione in uscita dagli impianti ia tale da comprometterne l’uso in impianti di digestione anaerobica e successiva utilizzazione per la produzione di compost, trasformando così l’impianto in una sorta di “fine corsa” esclusivamente per i sottoprodotti non diversamente gestibili ed anche che sia previsto un procedimento di estrazione di nutrienti presenti nei fanghi, come fosforo azoto e potassio atta a garantire la riutilizzazione degli stessi.
E’ opportuno inoltre che la ditta proponente specifichi, prima dell’autorizzazione dell’impianto, l’origine e la filiera dei fanghi destinati all’impianto per capirne la provenienza, tipologia e distanza. Questo per valutare complessivamente la sostenibilità del progetto ed eliminare fin da subito dubbi sulla tipologia di materiale trattato. Si ritiene tecnicamente poco valida la soluzione prospettata di limitare la riutilizzazione della energia termica ad una non meglio definita collocazione sul mercato laddove un semplice impianto di cogenerazione consentirebbe di produrre energia elettrica direttamente dalla termica prodotta dagli impianti di combustione. Si chiede un maggiormente


