Stamattina abbiamo presentato la relazione annuale della Commissione regionale antimafia.
Emerge un quadro preoccupante che la politica a tutti i livelli rischia di sottovalutare.
Mentre i vecchi boss stanno uscendo dalle carceri e stanno cercando di riorganizzarsi nelle città e nei territori, le giovani leve si stanno facendo avanti con azioni efferate e con l’utilizzo di armi (anche da guerra) che sempre più circolano e vengono utilizzate.
La vecchia struttura gerarchica della cupola sembrerebbe stia cedendo il passo ad una forma di ‘camorrizzazione’ più orizzontale e anarchica della mafia siciliana.
Il traffico di sostanze stupefacenti sta diventando sempre più centrale negli affari delle organizzazioni criminali e le ingenti quantità di denaro ricavate vengono ripulite e reinvestite in settori emergenti dell’economia isolana.
La piaga della corruzione si sta diffondendo a macchia d’olio all’interno della pubblica amministrazione e la politica non solo non riesce a mettere un argine, ma molto spesso – come dimostrano le numerose inchieste giudiziarie degli ultimi anni – si rende protagonista di fenomeni corruttivi e forme inaccettabili di malaffare e connivenza.
Per troppo tempo il silenzio delle armi e la strategia dell’inabissamento hanno contribuito ad abbassare la guardia dando una percezione sbagliata del fenomeno mafioso in Sicilia.
Oggi più che mai occorre un rinnovato impegno sul fronte dell’antimafia, senza retorica e infingimenti, ma con azioni concrete ed efficace
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