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MOLTO PARTECIPATO E’ STATO L’INCONTRO SUL TEMA “DAL MITO ALLA SCIENZA E RITORNO, VULCANI DI SICILIA, L’ISOLA FERDINANDEA” ORGANIZZATO AL RIVIERA HOTEL DALL’ACCADEMIA PERGUSEA.

MOLTO PARTECIPATO E’ STATO L’INCONTRO SUL TEMA “DAL MITO ALLA SCIENZA E RITORNO, VULCANI DI SICILIA, L’ISOLA FERDINANDEA” ORGANIZZATO AL RIVIERA HOTEL DALL’ACCADEMIA PERGUSEA.
Il vulcano sottomarino“Empedocle” del Canale di Sicilia, posto di fronte le coste agrigentine, è stato il tema principale della conviviale dell’Accademia Pergusea sul tema “Dal mito alla Scienza e ritorno. Vulcani e Sicilia. L’Isola Ferdinandea”, svoltosi al Riviera Hotel alla presenza di numerosi accademici e rappresentanti del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio con in testa il Delegato per la Sicilia comm. Antonio di Janni.
In apertura di serata è stato proiettato un filmato dove un noto cantastorie canta “La ballata di Colapesce”, di questo uomo eroe di cui noi tutti conosciamo fin da bambini perché le favole che ci raccontavano i nonni parlavano anche di lui, di questo uomo non completamente essere umano, mezzo uomo e mezzo pesce, capace di vivere sul fondo del mare e in grado di conoscerne i pericoli, come le correnti, il forte vento di scirocco, i terremoti sempre in agguato nella zona dello Stretto.
La fiaba popolare messinese, è stata narrata anche dal Pitrè (il più importante studioso di tradizioni popolari siciliane, che faceva parte della prestigiosa Accademia Pergusea sorta nel 1762), è stata ripresa fin da Benedetto Croce, è conosciuta anche in Francia.
Due sono stati i prestigiosi autorevoli oratori: Maurizio Oddo, architetto, accademico perguseo, emerito, professore ordinario presso la Facoltà di Ingegneria e Architettura dell’Università di Enna Kore e Domenico Macaluso, medico chirurgo di Ribera, storico, sommozzatore rianimatore, responsabile del nucleo operativo subacqueo della sezione di Sciacca della Lega Navale Italiana, responsabile scientifico settore mare del Wwf Sicilia, Area Mediterranea.
Maurizio Oddo, con scelte slide ha ampiamente illustrato la topografia del Canale di Sicilia con il suo grande rilievo sottomarino su cui sono impiantate dozzine di edifici vulcanici ben strutturati di dimensioni molto variabili. L’eruzione del 1831 che portò alla nascita dell’Isola Ferdinandea, nel Canale di Sicilia, tra Sciacca e Pantelleria, fu preceduta da un’intensa attività sismica che produsse danni sulla costa siciliana e da un importante ribollire delle acque notato dai pescatori locali. A metà del mese di luglio la nuova isola emerse dal mare, generata da un’eruzione cosiddetta Surtseyana, un tipo di eruzione sottomarina che avviene in prossimità di fondali poco profondi e caratterizzata da elevata esplosività a causa dell’interazione tra magma e acqua. Iniziò così una controversia di sovranità tra i governi francese, inglese e il Regno delle due Sicilie, allora retto da Ferdinando II di Borbone. Alla nuova isola vennero attribuiti diversi nomi: Julia dai francesi, Graham dagli inglesi e Ferdinandea dal capitano borbonico Giovanni Corrao. Alla fine dell’eruzione, che durò circa 6 settimane, l’isola aveva raggiunto una quota di oltre 60 m. slm ed aveva un diametro di circa 600 m. Il professore Oddo ha anche parlato della scoperta di Empedocle, un tassello molto importante nel quadro dello sviluppo della vulcanologia nazionale.
Domenico Macaluso, attraverso una serie di immagini, ha illustrato lo Stretto di Sicilia e i lavori, a seguito di un finanziamento di una missione di ricerca, che hanno consentito di fare utili prospezioni, con l’ausilio della “Universitas”, una nave da ricerca dotata di strumentazione tecnologia all’avanguardia. La crociera oceanografica si è rivelata molto interessante dal punto di vista scientifico, proponendo aspetti sino a quel momento sconosciuti dei fondali del canale di Sicilia, con la scoperta di diversi edifici vulcanici ed alcuni crateri anche di grandi dimensioni.
Domenico Macaluso ha trasformato nel corso degli anni quella che era una semplice passione per il mare in un vero impegno professionale, collaborando ufficialmente con istituti governativi di ricerca ed università. E’ protagonista di significative scoperte sia in campo archeologico che geologico in tutta la Sicilia. Va a lui, Ispettore Onorario Assessorato ai BB.CC. della Regione Siciliana, il merito della geniale intuizione dell’esistenza di un grande vulcano responsabile di singolari sconvolgimenti geologici. Il grande vulcano appena scoperto, nel corso dei secoli ha dato eruzioni e formazioni di isole come la Ferdinandea, effimera isola vulcanica, nata nel 1841 e scomparsa dopo 5 mesi: ma questo, come altri vulcani, erano prima di oggi considerati isolati, mentre oggi si è compreso che le numerose eruzioni sottomarine, ma soprattutto i relativi crateri identificati in questa area, altro non sono che coni eruttivi accessori di un unico complesso vulcanico. Uno di questi crateri sottomarini sconosciuti, a meno 43 metri dalla superficie del mare e del diametro di circa 110 metri, è stato esplorato per la prima volta in immersione dal nostro illustre oratore ricercatore subacqueo Domenico Macaluso e il vulcano è stato registrato alla Royal Geographic Society di Londra con la sigla del cognome dell’esploratore e l’anno della scoperta: Mac 06.
Domenico Macaluso il 6 maggio 2006, davanti le telecamere subacquee dei documentaristi, ha battezzato, con la deposizione di una targa, il grande complesso vulcanico con il nome “Empedocle”, un edificio vulcanico sottomarino vasto quasi quanto l’Etna.
Nino Gagliano ha voluto omaggiare Mimmo Macaluso e Matteo Bertino, quest’ultimo rappresentante a Enna del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, del volume “Pergusa. Dal mito alla Modernità” di Maurizio Oddo, una prestigiosa perla della Collana dell’Accademia Pergusea, che lumeggia il “nostro” mito del ratto di Proserpina ambientato nei nostri luoghi, come testimoniato dalle fonti classiche a partire dal “de mirabilibus auscultationibus”, scritto anticamente attribuito ad Aristotele, vicenda mitologica universalmente nota che ha ispirato scultori del calibro di Bernini e pittori come Rembrandt.
E a proposito di Proserpina o Kore, l’accademico perguseo Mario Termini, docente e scultore siciliano, ha voluto donare ai relatori Oddo e Macaluso e al presidente Gagliano la sua splendida opera grafica “Idriade”, con una dotta e bella citazione poetica di Rita Chiusa
.(Nella foto, da sinistra Nino Gagliano, Maurizio Oddo, Domenico Macaluso, Antonio Janni)
Salvatore Presti

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