Memorie traumatiche e manipolazione nel narcisismo patologico, ne parliamo con la Dott.ssa Iva Marino, psicologa clinica e forense.
Le memorie traumatiche sono un fenomeno “complesso e doloroso” che può trasformare profondamente la percezione e il comportamento di una persona, sono tracce indelebili nelle ferite dell’anima. Quando si intrecciano con le dinamiche del narcisismo patologico il risultato è spesso un ciclo di manipolazione che perpetua il trauma rendendo difficile per le vittime riconoscere e liberarsi dal ciclo della violenza. Di fatto, in presenza di traumi passati, il narcisista patologico può esercitare controllo e potere e ciò può rappresentare davvero un impatto profondo sulle vittime, a causa della mancata simbolizzazione.
“Le memorie traumatiche: un terreno fertile per la manipolazione”.
Le memorie traumatiche sono ricordi associati a eventi particolarmente dolorosi o destabilizzanti che possono essere immagazzinati nel cervello “in modo frammentato e confuso”. Tali ricordi possono emergere sotto forma di flashback, incubi o sensazioni di disagio che sembrano difficili da spiegare razionalmente. La natura instabile di queste memorie rende particolarmente vulnerabili alla manipolazione poiché il trauma mina l’autostima, la fiducia in sè stessi e la capacità di difendersi dalle aggressioni psicologiche.
Il narcisista patologico è una persona con tratti caratterizzati da un esagerato senso di importanza personale, una mancanza di empatia e un bisogno costante di ammirazione, è abilissimo nello sfruttare queste fragilità. Spesso si presenta come un “salvatore”, mostrando una maschera di gentilezza e comprensione, per poi gradualmente sfruttare la vulnerabilità della vittima per mantenere il controllo. L’elemento fondamentale è l’invidia narcisistica che esprime in molte “nuance”.
L’invidia narcisistica serve per riscrivere la narrativa della vittima, facendola dubitare della propria percezione della realtà. Tra le più comuni strategie di manipolazione per sfruttare le memorie traumatiche ed alimentare il trauma bonding abbiamo il “gaslighting”. Il narcisista convince la vittima che i ricordi traumatici non sono accurati o che non sono esagerati. Spesso, nel ciclo d’abuso emotivo, le dà della pazza, per creare confusione e portare la vittima a dubitare di sé stessa e a dipendere dal narcisista. Ogni verità è parziale, una percezione distorta della realtà.
Altro elemento sono “i trigger deliberati”: conoscendo i punti deboli della vittima, il narcisista può evocare intenzionalmente ricordi traumatici per destabilizzarla, usarne le reazioni emotive per screditarla o per rafforzare la propria posizione di potere. Non sottovalutiamo poi i cicli di svalutazione, idealizzazione dove il narcisista alterna momenti di affetto e supporto con episodi di critiche di abuso mantenendo la vittima “sospesa” in uno stato di incertezza costante. Questo alimenta uno schema che riattiva dinamiche simile al trauma originario ma soprattutto che crea un legame tossico.
L’attaccamento traumatico e il trauma come strumento di controllo rappresentano una caratteristica distintiva del narcisismo patologico che usa la vulnerabilità quale strumento di potere.
Per una vittima con un passato traumatico, il narcisista può fungere inizialmente da rifugio, esprimendo protezione, comprensione. Tuttavia, con il tempo quella stessa vulnerabilità viene usata contro la vittima per isolarla, manipolarla e sottometterla.
Il narcisista può insistere “che è l’unico a comprendere realmente la vittima”, “che è l’unico a poterla aiutare”, creando così una dipendenza psicologica che alimenta il ciclo d’abuso.
Il narcisista può sfruttare la disorganizzazione delle memorie traumatiche per minimizzare il dolore della vittima, per svalutarla o per attribuire la responsabilità del trauma stesso a quest’ultima, rinforzando o stimolando un senso di colpa e vergogna. Queste tattiche di manipolazione non solo prolungano la sofferenza ma rendono incredibilmente difficile per la vittima riconoscere e reagire all’abuso.
Come riconoscere e affrontare la manipolazione?
Il primo elemento è la consapevolezza. Il primo elemento verso la guarigione è riconoscere il ciclo di manipolazione e il modo in cui il trauma passato viene utilizzato come leva di controllo.
Questo è un processo lungo e doloroso ma essenziale serve per riprendere il controllo della propria vita, dove l’elemento essenziale è un supporto terapeutico adeguato e la presenza, la calda vicinanza di amici e di una rete familiare.
Un supporto terapeutico adeguato può aiutare ad elaborare i ricordi traumatici e a costruire resilienza emotiva, l’obiettivo è aiutare la vittima a ricostruire la propria autostima, a riconoscere i modelli di abuso e manipolazione, a sviluppare confini sani, per proteggersi da futuri tentativi di controllo.
La capacità del narcisista di sfruttare il trauma come arma è una manifestazione del suo profondo disinteresse e rappresenta la sua sessione “per il potere”.
Si ripropone la violenza quale espressione dell’ombra, di quella parte inconscia della psiche che raccoglie gli aspetti repressi e inaccettabili dell’individuo, espressione del Dio greco thanatos quale manifestazione del distruttivo.


