Quante volte abbiamo ascoltato la notizia dell’ennesimo femminicidio continuando a porci, come donne e come operatrici del centro antiviolenza, la domanda: PERCHÈ?
Perché non siamo riuscite ad arrivare in tempo: PERCHÈ non siamo riuscite a leggere i messaggi premonitori? PERCHÉ non siamo state in grado di comprendere una situazione di pericolo per la donna?
Tutte queste domande si amplificano quando, come in questo caso, una donna viene uccisa dall’ex marito in un piccolo paese del nostro territorio. Troina in provincia di Enna in cui tutti conoscono sia l’assassino che la vittima: colleghi e colleghe di lavoro, amici ed amiche, maestre e compagni di scuola di figli e figlie. In questo caso la parola “femminicidio” diventa improvvisamente reale e non solo una parola letta distrattamente su un giornale o che si sente richiamare in occasione delle celebrazioni del 25 novembre.
Quello che è accaduto a Troina (En) riguarda tutta la nostra comunità chiamata drammaticamente a fare i conti, ancora una volta, con il dolore di una famiglia e di un’intera comunità incredula davanti all’assassinio di una donna in modo così premeditato e cruento.
Maria era madre di tre figli, scrivono i giornali online, anche loro vittime di questa tragedia. Era figlia, sorella, amica. Era una donna che aveva scelto di riprendere in mano la sua vita e lo aveva fatto separandosi da un uomo violento e denunciandolo per stalking.
Aveva deciso di dire no a una vita fatta di violenza e, in questa scelta, i suoi ragazzi erano stati al suo fianco. Lei era tornata a casa della mamma e chissà quali progetti aveva in mente per il suo futuro
Lui aveva patteggiato la pena a otto mesi. Non un giorno di carcere.
Continuiamo a chiederci se ci sono stati segnali che avrebbero potuto fermare l’assassino.
È proprio in questi momenti che abbiamo la certezza che la violenza, nelle relazioni affettive, può riguardare chiunque, che non è così lontana da noi e che è qualcosa di profondamente radicato nella nostra cultura.
Come associazione del territorio, che da più di 10 anni lavora per il contrasto alla violenza di genere, invitiamo le donne a rivolgersi ai Centri Antiviolenza che, quotidianamente e con costanza, portano avanti un lavoro difficile e complesso che serve da supporto nei percorsi di autodeterminazione.
Non dimentichiamo mai che la violenza è un problema culturale e come tale va affrontata, soprattutto con la formazione e la sensibilizzazione dentro le scuole di ogni ordine e grado.
È necessario scardinare l’idea che l’amore è possesso e che il possesso è amore e che le donne che scelgono di allontanarsi da un uomo maltrattante devono essere punite con la morte.
Vogliamo, inoltre, fare un appello agli uomini perché anche loro possono dare un importante contributo a un cambiamento che non è più rinviabile: prendete parola per condannare questi gesti SENZA SE E SENZA MA; riconoscete e disinnescate i piccoli gesti di sessismo quotidiano che sono così frequenti nella nostra cultura; riflettete sulle vostre relazioni affettive, su come gestite la gelosia e la rabbia e chiedetevi quale contributo potete dare in termini di cambiamento culturale.
CENTRO ANTIVIOLENZA DonneInsieme Sandra Crescimanno


