La Matri Santa si misi in caminu.
Si concludono per tanti ennesi tre giorni di pellegrinaggio nella città di Roma in occasione del giubileo delle confraternite , tre giorni in cui quasi un migliaio, forse più, di cittadini, soli, in gruppo, confrati e non, hanno preso parte ad eventi che entrano di diritto nella storia della città.
In occasione dell’Anno Giubilare le confraternite ennesi, con in testa quella di Maria SS.ma Addolorata, hanno partecipato a riti ed eventi a Roma e soprattutto officiato alla Grande Processione Giubilare che il 17 maggio ha toccato alcuni luoghi simbolo della Città Eterna: il Colosseo, i Fori, il Circo Massimo. Protagonista indiscusso degli eventi il delicato simulacro della Vergine Addolorata, custodito gelosamente dalla congrega omonima, scelto per rappresentare l’Italia insieme a due Crocifissi di Genova, Addolorata portata in processione come si é soliti fare per il Venerdì Santo, sul fercolo , seguito da Banda e Coro Passio Hennensis. Un momento di grande orgoglio per la cittá che scrive una pagina indelebile della storia delle confraternite ennesi .
Un momento di profonda devozione vissuto insieme ai pellegrini del mondo, da ogni parte d’Italia, d’Europa, continente, chiamati a vivere, in occasione del Giubileo, con forme , gesti, simboli, movenze, l’unica fede in Cristo, tramandata e resa dalle confraternite e la loro poliedrica presenza nelle pieghe della storia.
Sono tanti i pensieri e le emozioni che chi é stato presente , come me, chi ha preso parte attiva alla processione, come i confrati, ha provato.
ORGOGLIO certamente ;sfilare in processione accanto al Crocifisso “El Cachurro” di Siviglia, dell’imponente fercolo della Madonna de la Esperanza di Malaga, del Nazareno di Laon, scelti tra centinaia e centinaia di congreghe, fercoli, statue , simboli, é certamente motivo di orgoglio, non solo della confraternita, ma della città tutta. Orgoglio che deve interpellare tutti sul grande valore e prestigio della nostra Settimana Santa, su cui tanto si dovrebbe puntare, per il suo significato devozionale, storico e anche turistico, perché no.
La città ha risposto ; in tantissimi, non solo legati alla congrega, hanno accompagnato fisicamente questo viaggio dell’Addolorata, hanno assiepato le strade della capitale, trasformata in una nuova Enna quasi: li vedevi con i foulard viola, rossi, gialli, verdi, azzurri oppure come semplici cittadini lungo le strade, nelle piazze, nelle Quattro Basiliche Papali soprattutto. Una grande famiglia compatta , intenta a vivere nella fede e celebrare un grande momento di comunità.
Cittadini che hanno sentito la necessità di non perdersi questo evento storico; segno di un’appartenenza vera, sincera a quanto ci é stato consegnato e abbiamo il dovere di tramandare.
Orgoglio si, ma anche profonda EMOZIONE..
Vedere il tipico passo cadenzato del fercolo lungo la via Celimontana, seguire il lento cammino della Madonna contornata dai resti dell’Anfiteatro Flavio , il Colosseo, i ruderi del Circo Massimo, sulle inconfondibili note del Corpo Bandistico Città di Enna , sempre presente e impeccabile, dei canti del Coro Passio, ha permesso di non trattenere le lacrime a tanti.
Non solo agli ennesi, ma anche a tanti concittadini ormai fuori sede e chiamati a raccolta dal desiderio di un contatto con la propria terra, i propri riti . E poi ai tanti romani, ai tanti turisti , ale altre confraternite, così colpiti, incuriositi, ammaliati. Da cosa ?
Dalla compostezza dei confrati, dalle marce e dai canti, dall’eleganza della processione, dalla disarmante bellezza semplice della nostra Addolorata. Se la Madre de la Esperanza di Malaga ammaliava per lo sfarzo, l’opulenza, la ricchezza, da annichilirti, la assoluta e disarmante semplicità della nostra Madonna Addolorata emozionava , rendendo sempre partecipi di un dolore intimo, non gridato, non esasperato, bensi profondo, eterno, universale. Il suo sguardo, il pugnale nel petto, il fazzoletto , il manto nero oscillante: elementi così cari a noi ennesi che hanno fatto centro nel cuore di tanti.
Quasi come se davvero, tra i ruderi della romanità, Maria continuasse a cercare il Figlio, condannato e ucciso per volere di quello stesso Impero di cui erano visibili le vestigia attorno a Lei.
Giorni vissuti nella città eterna in concomitanza con l’insediamento al soglio pontificio di Leone XIV che ha reso ancora più storico il momento, un unicum vissuto da tanti anche da lontano che, attraverso gli occhi, le foto, i video di chi era presente hanno potuto emozionarsi, gioire, inorgoglirsi.
Non sono mancati malumori, per una stampa un po’ assente forse, per la presenza di alcuni, per l’assenza dell’Urna, soprattutto per l’assenza di alcune confraternite, segno forse di quell’unità confraternale che sempre manca, quello Spirito di unione fraterna e condivisione di intenti che invece dovrebbe essere pilastro in questi momenti di grande prestigio per le confraternite.
Noi ennesi, pellegrini e un po’ romani ritorniamo a casa, portiamo come bagaglio tante forti emozioni, alcune condivisibili come queste, altre profondamente personali e intime.
Cio che adesso rimane é il grazie , che la città deve rendere unanime a chi si é prodigato per la realizzazione di questo evento storico, alla Banda Enna , al Coro Passio Hennensis immancabili protagonisti del nostro Venerdi Santo, al Sindaco, alla Confraternita Maria SS. Addolorata – Enna che ha permesso alla città di vivere una bellissima storia.
E soprattutto alla Vergine Madre, che nel suo cammino di dolore, ovunque esso avvenga, sempre accoglie e accompagna a vivere alla ricerca del Figlio da Pellegrini di Speranza.


