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La macchina del tempo: un incontro con Primo David

Quando incontri persone come Primo David non puoi non essere risucchiato dentro la “macchina del tempo”. Ed è sempre così anche se non è la prima volta che ascolti i suoi racconti fatti di una storia vera magari un po romanzata ma al punto giusto per fare comprendere a qualsiasi ascoltatore gli avvenimenti accaduti. Ed anche se ascoltati altre volte suscitano sempre curiosità, ammirazione, trasporto emotivo e fantasia riportandoti con la mente in quegli anni quando per le semplici persone della Sicilia dei Nobili, dei Baroni, dei Latifondisti, ma anche degli imprenditori stranieri come gli inglesi che investivano nelle miniere ennesi guadagnarsi un pezzo di pane era molto duro.

Primo grazie al suo carattere resiliente e perseverante dalla tempra dura di quelli che non molla mai ma soprattutto vulcanico dalla metà degli anni 90, nella piccola stazione di Villarosa che in particolare nel dopoguerra ha visto partire dai propri binari decine di migliaia di persone emigrate per la maggior parte in Belgio, ha fatto di necessità virtù, e si è inventato qualcosa di tanto unico, quanto ancora per certi versi sconosciuto e poco appezzato delle comunità locali, ed in particolare dalle nuove generazioni come il Treno Museo, dove non solo quello che vi è all’interno ma anche gli stessi vagoni raccontano tanta storia. Come quelli che furono utilizzati per deportare ebrei al campo di concentramento di Dachau, oppure quelli che trasportavano i Carri Armati della Seconda Guerra Mondiale. Dopodiché inizi il tour alla scoperta dei “tesori” all’interno del Treno.

 

E così ritrovi cimeli di tutti i tipi e generi, dal mondo dell’agricoltura, a quello delle miniere di Zolfo sua dei “surfarara” ma anche dei “padroni” come le Bambole di legno che il Barone Deodato proprietario di alcune miniere portava alla moglie ogni volta che ritornava dall’Inghilterra dove vi si recava per affari. Ma c’è anche tanto di quel suo mondo quello delle Ferrovie con veri pezzi di “antiquariato tecnologico”  di questo settore.

 

Insomma “tanta roba” che il buon Primo spiega ai visitatori tutto per filo e per segno. Ma la giornata termina così? Niente affatto perché Primo David dal 2002 si è anche preso la briga di ricreare nella frazione villarosana di Villapriolo dove vi risiedono ancora poco più di 500 persone “il paese museo”, uno spaccato della civiltà rurale e mineraria della prima metà del ventesimo secolo. E quindi entri in delle abitazioni dove ritrovi come se il tempo si fosse fermato, le case do Scarparu, do Jurnataru, do Surfararu, del Massaro ed altro ancora. Anche in questo caso un vero tuffo nel passato che merita di essere visitato, ammirato ma soprattutto apprezzato e tramandato alle nuove generazioni.

Riccardo Caccamo

Foto di Noemi Alessandra

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