Ivg: Cgil Sicilia, sempre più difficile negli ospedali pubblici per il numero ridotto dei medici non obiettori. Il sindacato chiede al governo regionale un tavolo su “donne e salute”
Palermo, 16 giu- In Sicilia il carico di lavoro settimanale di ogni ginecologo non obiettore per singola struttura è in media di 16,1 interruzioni volontarie di gravidanza contro la media nazionale di 9 Ivg. Il dato, contenuto nell’ultimo rapporto ministeriale sull’Ivg in Italia relativo al 2020, è diffuso e commentato dalla Cgil Sicilia che rileva che “benchè il numero dei ginecologi non obiettori sia aumentato in percentuale passando dal 14,2% del 2019 al 18,4% del 2020 – dicono Gabriella Messina, segretaria confederale regionale ed Elvira Morana, responsabile del dipartimento regionale politiche di genere- si tratta sempre di percentuali risicate peraltro su un numero totale di ginecologi nelle strutture pubbliche che va riducendosi per la crisi del Servizio sanitario regionale”. Le due esponenti della Cgil sottolineano “i rischi per la salute delle donne e per l’esercizio del diritto all’autodeterminazione”. “Se si aggiunge la disomogeneità territoriale del servizio Ivg – dicono ancora Messina e Morana- e le carenze dei consultori si capisce come la situazione sia difficile in Sicilia”. La Cgil chiede dunque al governo regionale “l’apertura di un apposito confronto che prenda in considerazione tutto l’arco della vita delle donne e che anche attraverso la medicina di genere ne possa garantire il diritto alla salute e all’autodeterminazione”. “La garanzia del servizio di interruzione volontaria della gravidanza – affermano Messina e Morana- passa da un’adeguata organizzazione, assicurando in primo luogo un numero sufficiente di figure professionali. Oggi in Sicilia- proseguono- considerate anche le marcate carenze di organico e di medici non obiettori le Ivg negli ospedali pubblici sono sempre più difficili. Di questo tema e del diritto alla salute delle donne vogliamo discutere con le istituzioni”.


