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Interris.it La Madonna non sia un amuleto da don Aldo Buonaiuto

La Madonna non sia un amuleto
da don Aldo Buonaiuto -ULTIMO AGGIORNAMENTO 0:02Aprile 30, 2020
San Paolo VI ha scritto nella Marialis Cultus che “non si può essere cristiani se non si è mariani”. E il suo successore Papa Francesco esorta tutti noi ad affidarci alla Madonna per diventare strumenti della misericordia e della tenerezza di Dio. In un momento in cui tutti ci riscopriamo figli, quindi bisognosi dell’affetto e del consiglio che solo una madre può dare, l’Italia e il mondo hanno davanti una prospettiva terribile e carica di speranze: quella di poter cambiare paradigma, mutare l’atteggiamento e l’impostazione della nostra vita individuale e collettiva. In oltre duemila anni, la Madre di Gesù è stata l’ispiratrice di programmi esistenziali ed epocali che hanno inciso in profondità sulle conversioni e i riposizionamenti di milioni di esseri umani e di intere generazioni. Nelle difficoltà apparentemente insormontabili, la devozione mariana ha avuto un ruolo persino geopolitico che ha calibrato e spesso rivoluzionato la visione del mondo. Intere civiltà hanno ribaltato gli errori in virtù proprio quando la storia sembrava condannarle ad una direzione opposta. Nei regimi più atei di ogni tempo, la Madonna (Lourdes, Fatima, Guadalupe, Czestochowa, Medjudorje) ha toccato i cuori di milioni di fedeli, ha ottenuto miracoli, conversioni e grazie da suo Figlio come conseguenza di una testimonianza eroica e di una intercessione fondata sul cammino condiviso con il Risorto. La Vergine Maria, Ponte di Grazia, non ha bisogno di nuovi dogmi o di nuove qualifiche, perché Lei mette al mondo il Salvatore ed è l’unica a restargli fedele fino ai piedi della croce. Nel Vangelo sono pochissime le parole attribuite a Maria, perché lei, come accade nell’autentico apostolato, lascia parlare i fatti, i segni, la profezia dei gesti. Il primo miracolo attribuito a Gesù, la trasformazione dell’acqua in vino alle nozze di Cana, avviene proprio su richiesta della Sua mamma terrena e celeste.
Se ne ricordino coloro che misurano la propria rilevanza pubblica sulla base delle dichiarazioni e dei proclami attraverso i quali disorientano la popolazione mondiale invece di tranquillizzarla e guidarla con sapienza. Ci sono due estremi ugualmente da evitare: il metodo mafioso di chi usa la Madonna per farle dire ciò che gli conviene e la “smemoratezza” di coloro che trascurano le radici mariane della loro “solida” fede, tanto sbandierata tanto da far dire all’allora giovane gesuita Bergoglio: “Parlano di religione, ma ignorano Maria. A me sembrano orfani”.
Paradossalmente, anche tra certi cristiani, c’è chi prova imbarazzo e persino ostilità per la centralità di una donna interamente umana elevata, per singolare privilegio, ad una dignità che la pone per l’eternità accanto al Salvatore della storia. Chiediamoci il motivo. Ad alcuni non piacciono di Maria l’obbedienza, l’umiltà e la capacità di restare sempre nell’alveo della volontà Divina. Attenzione, perciò, a non ridurre il doveroso ossequio alla Vergine Santa ad un atto magico-formalistico. Non avere rispetto del sacro significa violare ciò che di più intimo e prezioso esiste dentro di noi.
La Madonna è tutt’altro che un semplice santino. Nel suo Cuore Immacolato, al quale domani sarà consacrata l’Italia, il Vangelo ci dice che lei serbava tutto ciò che vedeva compiersi sotto i suoi occhi. Il silenzio di Maria è la suprema dimostrazione di quella che San Francesco chiamava la predicazione delle opere. La Madonna non è un amuleto, consacrarsi a lei significa cambiare radicalmente gli stili di vita e le condotte che hanno provocato sofferenze e danni collettivi. Il suo messaggio è per la provvidenziale comunione, mai per la diabolica contrapposizione.
Equivale a sciogliere quei nodi che Papa Bergoglio la supplica ogni giorno di sciogliere per il bene comune. Nelle Scritture si raffigura ovunque sempre la Santa Famiglia di Nazaret, come un’unità indivisibile e nelle visioni dei santi lo scontro finale tra il bene e il male avverrà proprio sulla difesa della “chiesa domestica”. Maria è senza peccato e non si può coerentemente renderle omaggio senza abbandonare la gabbia del peccato. San Luigi Maria Grignion de Monfort ha plasmato interiormente il motto “tutto tuo” (Totus tuus) di Karol Wojtyla, fotografando quell’impostazione mariana che sola oggi può soccorrere l’umanità in tempo di pandemia.
Non è un calcolo, né un’ostentazione di spiritualismo ma un affidamento sincero e autenticamente riformatore che muove dall’interno il genere umano. Una forza invisibile eppure presentissima che, ci auguriamo, spinga in queste ore tanti responsabili delle nazioni a inginocchiarsi davanti all’esempio di Maria prima di prendere decisioni da cui dipende il futuro di miliardi di persone.
Noi continueremo, come stanno facendo ogni sera milioni di credenti, a invocare l’aiuto di Maria rivolgendoci a lei con la più semplice e bella delle espressioni di fede: Ave Maria. (vi aspetto ogni sera alle 19.25 sulla mia pagina social per la preghiera di affidamento alla Madre di Cristo)
Lei è modello di tutti coloro che assistono i sofferenti, perché ha sperimentato le tribolazioni che solo una madre può concepire inclusa la crocifissione (supplizio disonorevole e infamante) di un figlio innocente. Portiamo nel mese mariano la memoria di tutte le sofferenze, ingiustizie, disumanizzazioni che sventuratamente l’emergenza sanitaria porta con se e prostriamoci a Maria prendendo a prestito la genialità poetica di un grande italiano, Dante Alighieri: “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio”. Non abbiano timore i governanti a chiederle suggerimento come si fa alla propria mamma.

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