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Interris.it: Cinque segreti per aprire una Startup

Cinque segreti per aprire una Startup

Diventare imprenditore oggi non è mai stato così facile. Non si tratta di legami familiari, nomi importanti alle spalle, ma di capacità e attitudine. La startup può essere un modo per entrare nel settore. Interris.it ne ha parlato con il Ceo di Jo Group Giuseppe Ursino
da
Rossella Avella –

Come lanciarsi nel mondo dell’imprenditoria? Oggi si sente parlare sempre di più di Startup, ma cosa sono e come funzionano?

Nel settore economico-imprenditoriale con il termine Startup ci si riferisce a una nuova tipologia di azienda configurata su un modello temporaneo o comunque come una società di capitali alla ricerca di un business model ripetibile e scalabile.

Era un termine inizialmente usato solo per le imprese nate e operanti nel settore Internet o per nelle tecnologie dell’informazione, al giorno d’oggi startup, invece, viene usato in diversi ambiti.

Caratteristica fondamentale per diventare imprenditori ed avviare questo tipo di azienda è la scalabilità. Infatti per start up si intende l’avvio di un’attività legata a un nuovo tipo di business. Avviare un’attività imprenditoriale nel settore della ristorazione, quindi, non significa creare una startup ma una società di tipo tradizionale.

Caratteristiche di una Startup

Ci sono quattro caratteristiche necessarie che bisogna assolutamente comprendere per capire davvero cos’è una startup: scalabilità, replicabilità del modello di business, innovazione intrinseca (di processo o di prodotto) e temporaneità-

Per replicabilità si intende che il modello di business di una startup può essere ripetuto in diverse aree geografiche e in diversi periodi temporali senza necessitare di grandi modifiche.

La scalabilità è la capacità di una startup di crescere in modo esponenziale utilizzando poche risorse.

L’innovazione (di processo o di prodotto) è “conditio sine qua non” quando si parla di startup. Le startup nascono per soddisfare un bisogno non ancora soddisfatto (o per creare un bisogno non ancora evidente). Nascono per sovvertire lo “status quo”. Nascono per sconvolgere (o per creare) un mercato.
Ovvero nascono per innovare.

La definizione di “startup” è temporanea. La fase definita “di startup” è infatti transitoria e rappresenta la prima fase del percorso aziendale di crescita che la porterà (si spera) a diventare una grande impresa.

A queste caratteristiche si potrebbe aggiungere la capacità di sconvolgere un settore esistente (disrupt) o la capacità di creare un nuovo mercato e senza queste caratteristiche difficilmente possiamo dire di essere di fronte ad una startup.

E in Italia come fare per diventare imprenditori?

Andando più sul pratico, come il nostro ordinamento ha interpretato il concetto d’innovazione? Cosa richiede di dimostrare, in questa direzione, per incasellare una società come “impresa innovativa”?

Perché possa definirsi innovativa il nostro ordinamento richiede (art.25, Decreto Crescita 2.0) che “la startup abbia quale oggetto sociale, esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico”. Nel caso di “prevalenza” l’attività innovativa coesiste con altre attività della società, può essere autocertificata dal legale rappresentante ma essere basata su fatti oggettivi, come i fatturati raggiunti dalla startup. (fonte: Piccola guida per startupper di CorriereImpresa, pag.229-230). In questa definizione, vediamo anche che il concetto d’innovazione è legato al valore tecnologico.

Il parere di Giuseppe Ursino

Per capire nel concreto come fare per diventare imprenditore e capire a cosa si ispira il modello del Startup riuscendo ad avere successo Interris.it ne ha parlato con Giuseppe Ursino, Ceo di Jo Group.

“Le startup partono negli Stati Uniti con i business Angels delle start up, così anni fa ho studiato il loro modello. Ho capito che si tratta di un modello vincente che funziona bene perché c’è una collaborazione tra le aziende e i ragazzi quando ancora sono a scuola. Queste società analizzano i lavori e nel caso di approvazione del progetto danno i soldi a quella start up per partire. Il passo successivo è passare a livelli sempre più grossi se la start up va avanti”.

Il modello italiano per diventare imprenditori

“Nel modello italiano, purtroppo, non funziona così. In passato non si credeva nelle imprese ma che l’imprenditore veniva riconosciuto tale solo se “figlio d’arte”, come fosse un titolo nobiliare quando invece è legato al modo in cui si nasce e si cresce. Poi si aggiunge che noi siamo un popolo di umanisti e questo non ha dato la possibilità di capire la potenzialità di quel mondo”.

Il rapporto con le banche

“Un altro problema è il finanziamento iniziale. Il mondo delle banche non facilmente ti fa un prestito a meno che tu non abbia una forte garanzia legata al patrimonio e alla redditività. Però ci sono le agevolazioni che sostituiscono le businness angel con i fondi strutturali gestiti dalle regioni e dai ministeri. In questo modo negli ultimi anni abbiamo avuto un Italia che ha fatto diverse misure per agevolare gli startupper“.

Come informarsi per diventare imprenditori

“Noi a Catania con JO Group abbiamo un Innovation hub dove circolano le informazioni, perché è importante stare in un circuito dove le notizie girano. Poi ci sono le società di consulenza a livello europeo che servono per lo più per progetti europei. Noi, di fatto, non incontriamo quasi mai fisicamente i nostri clienti. Loro fanno le carte e noi le elaboriamo poi si presenta il progetto, nella rendicontazione, li guidiamo svolgendo proprio la funzione dei tutor e veniamo pagati come società di consulenza dentro le attività progettuali”.

“Uno dei nostri progetti, per esempio, riguarda proprio il Sud. Si chiama ‘Resto al Sud’ un incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali e studi professionali avviati da giovani nelle regioni del Mezzogiorno. La misura sostiene attività imprenditoriali relative a produzione di beni nei settori dell’artigianato e dell’industria, ovvero relativi alla fornitura di servizi e le attività professionali. Le agevolazioni sono rivolte ai giovani tra i 18 e i 45 anni residenti in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia che non risultino già beneficiari, nell’ultimo triennio, di ulteriori misure a livello nazionale a favore dell’auto imprenditorialità”.

“É bello poter nascere dei veri e propri sogni, ogni progetto è come un figlio che vediamo nascere e crescere e quando diventa una realtà concreta sul piano nazionale è sempre una grande soddisfazione”.

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