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Infanzia: Cgil, in Sicilia offerta pubblica insufficiente di servizi socio- educativi per la fascia 0/6 anni.

Riccardo Aprile 8, 2021 6 minuti letti

Infanzia: Cgil, in Sicilia offerta pubblica insufficiente di servizi socio- educativi per la fascia 0/6 anni. “Importante rilanciarli per il futuro dei bambini e la ripartenza della Sicilia”.

Palermo, 8 aprile- Meno del 10% dei bambini sotto i tre anni ha un posto in Sicilia nei servizi socio- educativi per l’infanzia, la percentuale scende al 5,9% se si guarda agli asili nido comunali per la fascia fino a due anni. Nell’Isola, sono solo 51 i nidi e i micro nidi, per una ricettività di 1.409 bambini su una popolazione di riferimento di 169.674 piccoli da zero a 3 tre anni. Sono dati emersi nel corso di un dibattito organizzato dalla Cgil regionale sul tema di un sistema integrato O/6 anni nell’Isola. La media nazionale di questi servizi, secondo la rilevazione Istat di marzo relativa al 2019, è del 24,7% mentre l’obiettivo che l’Europa si è data nel 2002 con il Consiglio europeo di Barcellona è il 33% che andava raggiunto per il 2010. Dopo più di 10 anni da quella scadenza “la nostra regione- ha detto Gabriella Messina, segretaria regionale Cgil – la Sicilia si trova indietro. Eppure si tratta di un ambito di grande importanza in cui sperimentare i primi passi dell’inclusione sociale, ma anche per la ripartenza e il rilancio della Sicilia . Il sistema integrato 0.6 anni à fondamentale per lo sviluppo e la formazione del bambino- ha sottolineato Messina- per dare garanzia di pari opportunità educativa e di cura, per il superamento delle disuguaglianze territoriali ed economiche, e per promuovere la maggiore partecipazione delle donne nel mercato del lavoro,”. “Un nuovo modello di sviluppo- ha sottolineato Alfio Manninp, segretario generale della Cgil Sicilia passa anche dalla qualità dei servizi, a partire da quelli per l’infanzia. Per questo la Cgil è impegnata per il loro rilancio”.
Tra nidi (0/2 anni), sezioni “Primavera” (2/3 anni) e scuola dell’infanzia (3/6 anni), l’offerta pubblica nell’Isola risulta insomma ridotta, soprattutto per la fascia fino a 3 anni e rispetto alla domanda effettiva e potenziale. Complice la crisi finanziaria dei comuni, i servizi per i più piccoli si sono ridotti e “alcuni di questi, come quelli ausiliari – ha detto Gaetano Agliozzo, segretario generale della Fp Cgil Sicilia- sono stati dati in appalto ai privati, che con le loro strutture hanno anche sopperito alla carenza complessiva di quelle pubbliche. A Catania- ha rilevato- anche gli educatori sono stati reimpiegati, nonostante le lunghe liste d’attesa di chi chiedeva l’accesso ai nidi. Noi chiediamo il rilancio dei servizi pubblici- ha sottolineato Agliozzo – come progetto educativo, opportunità per nuova occupazione, sostegno alla genitorialità”. Per quanto riguarda le sezioni “Primavera” (2-3 anni) ne risultano finanziate nell’anno scolastico 2019/2020, tra Regione e Miur, 273, cioè 49 in più rispetto all’anno precedente ma 31 in meno rispetto al 2020/2021, l’anno della pandemia (242). Nella scuola dell’infanzia (3-6 anni) invece , secondo dati dell’ Usr, nell’anno 2019/2020, si contavano 3.099 sezioni a orario normale, inclusa cioè la mensa, e 2.004 a orario ridotto. L’anno successivo (dati Miur) gli alunni della scuola dell’infanzia risultano 101.787, il 15% della popolazione scolastica siciliana, di cui 2.398 disabili ( l’8% della fascia H) e 4462 stranieri (il 18% degli studenti straniera). La scuola dell’infanzia è il settore educativo in cui si concentra il maggior numero di studenti delle scuole paritarie, 21.194 alunni, il 71,3% del totale della popolazione scolastica nell’anno 2019/2020. ” Questo a conferma dell’insufficienza dell’offerta pubblica- ha commentato Adriano Rizza, segretario generale della Flc Cgil Sicilia”. “La scuola dell’infanzia- ha sottolineato- oltre al valore educativo ha anche quello di natura sociale, quale luogo di prevenzione per l’esclusione, di condivisione, di incontro- confronto con altre culture e contesti sociali. Il segmento 0/6 anni – ha aggiunto Rizza- rappresenta un percorso educativo fondamentale nello sviluppo educativo e cognitivo dei bambini”. Ed è per questo che la Cgil punta al rilancio dei servizi socio- educativi rivolti all’infanzia, soprattutto quelli pubblici in un contesto “che ha visto crescere disoccupazione e povertà – ha rilevato Gabriella Messina- e che rischia di vedere aumentare le disuguaglianze sociali”. Un percorso, quello da 0 a 6 anni, quindi “importante, in cui – ha aggiunto la segretaria della Cgil- si gettano le basi di reali pari opportunità per tutti i bambini e del futuro della nostra terra, oltre a creare le condizioni per nuova occupazione. Per questo, a partire dalla Regione- ha concluso- occorre costruire un progetto integrato dei servizi socio- educativi, che li rafforzi in modo da dare risposta a una domanda imponente”.

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Infanzia: Cgil, servizi comunali insufficienti nelle città. “Nelle strutture non viene neanche garantita la manutenzione”

Palermo, 8 aprile- A Palermo gli asili nido a gestione diretta del Comune sono 27. Di questi 14 erogano un servizio ridotto dalle 7.30 alle 13.30 e accolgono un numero massimo di 20 bambini. Non sono inclusi i lattanti, da 0 a 12 mesi. “Nelle strutture- dice il segretario della Fp Sicilia, Gaetano Agliozzo- non è garantita la manutenzione, né ordinaria, né straordinaria”. Il risultato è che ci sono ambienti vietati per le infiltrazioni di acqua, spazi esterni inadeguati, quando come in questo periodo di emergenza sanitaria proprio quelli darebbero maggiori garanzie di tutela della salute. Secondo i dati forniti dalla Cgil presso una scuola dell’infanzia comunale a gestione diretta è stata attivata una sezione Primavera, in grado di accogliere al massimo 18 bambini. Le sezioni di scuola dell’infanzia comunali attivate a Palermo sono 16 con un servizio dalle 8 alle 14. Il personale, secondo il sindacato, è insufficiente. I tagli sui bilanci dei comuni a fronte delle crescenti difficoltà economiche dovute ai vincoli del patto di stabilità, rileva la Cgil, si fanno sentire anche su questi servizi.
Servizi insufficienti anche a Catania con solo 11 asili nido comunali attivati, come rivela in un’intervista a un’educatrice il video di Alberto Castiglione, proiettato oggi prima del dibattito, e orari ovunque ridotti a causa della pandemia, con i conseguenti disagi per le famiglie. Dalle interviste emergono difficoltà degli operatori anche per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuali , con le mascherine Ffp2 che in molti casi non vengono loro fornite ma devono essere acquistate dagli operatori stessi. Parliamo di asili che “non sono luogo di parcheggio e di custodia”, dice un’educatrice palermitana intervistata, ma strutture con “competenze educative, come viene riconosciuto dalle stesse famiglie, su cui occorre investire”. Si tratta di luoghi che rappresentano per il bambino “momenti importanti di crescita, socializzazione e integrazione”, che risultano oggi sottostimati nel numero, come conferma un dipendente di una scuola comunale di Villabate con 2 plessi e 4 sezioni (ma nessune sezione “Primavera”), che dice che la scuola ha ricevuto 163 domande quanto ne può soddisfare al massimo 40.

 

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