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In piazzetta Bagnasco, alle 18.30 di giovedì 2 settembre, un pomeriggio di memoria grazie alla ristampa del libro di Napoleone Colajanni “Nel Regno della mafia” a 100 anni dalla sua morte. Se ne parla con Lino Buscemi, Felice Cavallaro e Carmine Mancuso

Riccardo Agosto 30, 2021 4 minuti letti

In piazzetta Bagnasco, alle 18.30 di giovedì 2 settembre, un pomeriggio di memoria grazie alla ristampa del libro di Napoleone Colajanni “Nel Regno della mafia” a 100 anni dalla sua morte. Se ne parla con Lino Buscemi, Felice Cavallaro e Carmine Mancuso

Un appuntamento speciale, quello di giovedì 2 settembre in piazzetta Bagnasco dove, alle 18.30, verrà presentata la ristampa del libro di Napoleone Colajanni “Nel Regno della mafia” (Arti Grafiche Palermitane Edizioni di Gioacchino Edoardo Lazzara) in occasione del centenario della morte dell’autore (1847-1921). Un’operazione impreziosita dalla prefazione dello storico Lino Buscemi e dalle presentazioni del giornalista Felice Cavallaro, direttore della “Strada degli Scrittori”, e del presidente dell’Associazione per onorare la memoria dei caduti nella lotta contro la mafia”, Carmine Mancuso, rappresentando una pietra miliare dell’editoria, una lettura quanto mai attuale per capire non solo come il fenomeno mafioso sia nato, ma ancor di più come abbia potuto intrecciare la sua storia con quella della politica italiana, fino a non far distinguere più il politico dal mafioso e il mafioso dal politico. Un evento organizzato dall’associazione “Piazzetta Bagnasco” in collaborazione con Mondadori Point di via Mariano Stabile e le edizioni Arti Grafiche Palermitane.

«Ho accettato con entusiasmo l’invito di ripubblicare, a centoventuno anni dalla sua prima stesura, il memorabile testo di Napoleone Colajanni. Mi è, infatti, apparso utile – afferma l’editore, Gioacchino Edoardo Lazzara – non disperdere lo scritto e la memoria di un personaggio di primo piano come lui che ha dedicato la sua vita alla difesa degli ultimi, per la legalità, contro ogni forma di corruzione e di malaffare, contro la mafia e le compromissioni di potere. La ristampa del testo più amato di Colajanni, nella ricorrenza del centenario della morte, colma un vuoto generato da chi aveva il dovere di intervenire. Ci auguriamo che, con la pubblicazione di questo interessante volume, si possa aprire una fase di analisi e approfondimento nelle scuole, perché il pensiero di Colajanni possa essere conosciuto e studiato dai giovani».

Il libro

Colajanni ricostruisce la vicenda dell’omicidio del Commendatore Emanuele Notarbartolo (1834-1893), ex-sindaco di Palermo ed ex-Direttore generale del Banco di Sicilia, ucciso a coltellate la sera del 1° febbraio 1893, in un vagone di prima classe nel tratto della ferrovia Termini – Palermo.

Il delitto sollevò una grande indignazione in Sicilia e in tutta Italia, tanto che in Parlamento gli onorevoli Di Trabia e lo stesso Colajanni rivolsero alcune interrogazioni a Giovanni Giolitti, che a quel tempo era Presidente del Consiglio nonché Ministro dell’Interno.

“A Palermo fin da subito corse voce che il mandante dell’efferato omicidio fosse stato il Deputato Raffaele Palizzolo, mafioso e amico intimo di mafiosi, e che il movente fosse stato principalmente la paura del Palizzolo di rivedere il Notarbartolo nuovamente alla Direzione del Banco di Sicilia dove in precedenza aveva procurato diversi mal di pancia a lui stesso e ad altri membri del Consiglio di Amministrazione.

Napoleone Colajanni, garibaldino della prima ora, poi mazziniano e, infine, parlamentare repubblicano, scrisse il libro proprio per denunciare, all’indomani dell’omicidio, i depistaggi dei carabinieri e della magistratura, la scomparsa di molti reperti che potevano mettere sulle tracce degli assassini, le false testimonianze, l’intoccabilità di Palizzolo grazie alle sue aderenze, e in generale gli stretti legami tra mafia e politica, imputando di tutto ciò lo Stato italiano, reo d’aver legittimato la violenza mafiosa, facendone uno strumento di lotta politica. Ecco la ragione dell’attualità del libro di Colajanni dopo oltre un secolo, perché ci aiuta a capire non solo come la mafia si sia infiltrata nelle istituzioni statali, ma anche come mai, nonostante i grandi risultati conseguiti nell’ultimo ventennio con i processi e la cattura di grandi latitanti, purtroppo la morte di tanti magistrati e poliziotti onesti, essa rimanga una questione nazionale”.

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