Quale Natale celebrare?
Cari fratelli e sorelle,
quale Natale desideriamo celebrare quest’anno? Noi che viviamo, più che un’epoca di cambiamenti, un cambiamento d’epoca; un’epoca strana, difficile, dura, pesante, eppure liquida, gassosa, quasi evanescente, la quale però si presenta ricca di grandi sfide, di nuovi percorsi da intraprendere, di processi da avviare; un’epoca di mutamenti culturali, sociali, religiosi, sempre più veloci, che rivela straordinarie e variegate possibilità e opportunità; un’epoca con la quale è necessario confrontarsi in modo serio, sereno, profondo, poiché ci siamo dentro, ne facciamo parte, la abitiamo. Ma quale Natale celebrare in un’epoca come la nostra che rimane comunque inedita, problematica, nuova, complessa?
Quale Natale…?
Il Natale della incessante crisi e delle molteplici crisi dalle quali niente e nessuno è esonerato? Il Natale dello sgomento e dello smarrimento? Il Natale delle occasioni, delle priorità, delle scelte, delle decisioni? Il Natale dove regna sovrana l’indifferenza, dove impazzano feste e divertimenti, dove, in modo spropositato, si esalta l’io il quale per lo più viene spinto a soddisfare le proprie voglie e i propri piaceri? Il Natale dell’irrazionalità, degli istinti più bassi, dei sentimenti tristi? Il Natale in cui prevale la sfacciataggine del lusso, dello spreco, del denaro, del commercio, del tornaconto, del più esagerato individualismo? Il Natale della rabbia, della frustrazione, della sfiducia, della rassegnazione, del disimpegno? Il Natale del disastro ambientale con una generazione, come la nostra, che fa fatica ad ascoltare il grido della terra e il grido dei poveri? Il Natale della mancanza di cura e di custodia della nostra casa comune? Il Natale della disillusione, della freddezza, della noia? Il Natale delle chiacchiere inutili, della vuota retorica, del mieloso buonismo, delle futili disquisizioni salottiere, delle insopportabili ipocrisie, della pura esteriorità, dello spettacolo, dell’ostentazione, dell’apparenza, dove va sempre in scena la fiera della vanità?
Il Natale delle istituzioni, sorde, mute, cieche, arroccate nel proprio spazio di conservazione, pronte ad autoesaltarsi o ad autocommiserarsi, incapaci di accorgersi che esiste un mondo là fuori che geme, che lotta, che soffre, che spera? Il Natale di chi non ha nulla da imparare dagli altri? Il Natale dell’imminente catastrofe, dell’irreparabile, dell’apocalisse, della fine di tutto? Il Natale della religione che elogia sé stessa incapace di andare oltre la propria autoreferenzialità e autosufficienza, che vede tutto come una minaccia, un pericolo, alla propria identità e alla propria esistenza? Il Natale della religiosità a buon mercato fatta di troppe forme, di rappresentazioni vistose, estemporanee, meschine, effimere, le quali non solo appaiono poco aderenti alla realtà, fuori dal tempo, ma soprattutto sembrano prive di sensibilità, di coinvolgimento umano e di slancio spirituale? Il Natale di una religiosità che non ha niente da rimproverarsi e da emendare? Il Natale della moltiplicazione dei riti fino all’ubriacatura che fa dimenticare la vita concreta dell’uomo fatta di gioie e di dolori, di prove e di soddisfazioni, di consolazioni e di desolazioni, ma anche di cosa significa rifiutare il male, per cercare invece il bene, la giustizia, la solidarietà, la pace, l’amore?
Perciò lasciamo che risuonino ancora, nella nostra vita, queste benefiche e salutari parole del profeta Isaia che vengono a scuoterci, ammonirci e a ridestarci: “Smettete di presentare offerte inutili; l’incenso per me è un abominio, i noviluni, i sabati e le assemblee sacre: non posso sopportare delitto e solennità. Io detesto i vostri noviluni e le vostre feste; per me sono un peso, sono stanco di sopportarli. Quando stendete le mani, io distolgo gli occhi da voi. Anche se moltiplicaste le preghiere, io non ascolterei: le vostre mani grondano sangue. Lavatevi, purificatevi, allontanate dai miei occhi il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, cercate la giustizia, soccorrete l’oppresso, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova” (Is 1, 13-17).
E allora quale Natale…?
Il Natale del cristianesimo dei pochi o dei molti, che cresce per proselitismo o per attrazione? Il Natale di un cristianesimo che rassicura la vita? Il Natale di un cristianesimo che non esiste ancora? Il Natale del per sé, di chi si difende, di chi non solo si protegge, si preserva e si conserva nel proprio essere, ma cerca addirittura privilegi, onori, prestigio, forza, espansione, possesso, dominio…? Oppure il Natale della fede, di chi invece la vita la rischia, se la gioca, si coinvolge, si consegna senza riserva alcuna? Il Natale degli assolutismi terrestri, della mondanità, della banalità? Il Natale di un Dio chiuso dentro i nostri schemi, le nostre idee, le nostre preferenze, le nostre fissazioni, le nostre deviazioni? Il Natale di chi pretende di dire a Dio quello che è giusto o sbagliato, che è vero o falso, che è buono o cattivo? Il Natale di chi pensa di poter disporre di Dio come di un oggetto o di una cosa da usare e consumare? O piuttosto il Natale di chi si lascia inquietare, mettere in questione, sorprendere, da Dio e dalla sua Parola? Il Natale di chi si ingrazia la benevolenza del Signore con i propri meriti facendo leva esclusivamente sulla propria volontà e sui propri sforzi umani? O il Natale di chi riceve un dono, una grazia, un lieto annuncio di salvezza? Il Natale dei sani o dei malati, dei giusti o dei peccatori?
Il Natale della sempre più onnipervasiva violenza fisica, psicologica, verbale, morale…? Il Natale della esaltazione e della celebrazione del potere, del leader, di chi si fa chiamare benefattore del popolo e dei poveri…? Il Natale della guerra sempre, comunque, dovunque e con chiunque; delle guerre insensate, devastanti e senza quartiere? Il Natale dell’ingiustizia, della corruzione, del malaffare, delle mafie…? Il Natale dei tanti, troppi, morti innocenti, dei femminicidi, delle vittime sul lavoro…? Il Natale della rivalità, delle discriminazioni di ogni tipo, dell’invidia, dell’odio, del risentimento, della discordia, della prevaricazione, della superiorità nei confronti dell’altro e degli altri? Il Natale della incapacità di aprirsi all’incontro, al confronto e al dialogo? Il Natale dell’inimicizia, dello scontro con gli altri che sono ritenuti un problema più che una risorsa, una maledizione più che una benedizione? Il Natale di chi ha escluso l’altro perché non gli importa nulla di quello che egli pensa, della sua visione del mondo, della sua storia, del suo essere? Il Natale dell’altro scartato, eliminato, perché semplicemente altro, per quello che egli è, cioè differente, non uguale a me, quindi unico, irripetibile, singolare? Il Natale della omologazione a tutti i costi, dell’uniformità che non impensierisce, non disturba, non destabilizza nessuno? Il Natale d ella paura e delle paure…?
Quale Natale riteniamo di poter vivere e celebrare, in tale contesto, a Nicosia, nelle nostre Chiese e nelle nostre case, nelle nostre comunità e nelle nostre vite?
Il Natale di Gesù!
Vorremo provare a pensare, ma soprattutto cercare di vivere, un Natale differente. Il Natale del Signore! Il Natale del Gesù mite, umile, piccolo, bambino, inerme, povero. Il Natale dell’interiorità! Il Natale del silenzio, non del frastuono, dello stordimento, dell’evasione, della fuga. Il Natale dell’educazione, del pudore, della sobrietà, dell’attenzione, della prudenza, della saggezza, della coscienza. Il Natale del candore, dell’innocenza, della purezza. Il Natale della verità, non della menzogna. Il Natale di chi resiste risolutamente al male e si arrende responsabilmente al bene, a Dio e al suo amore. Il Natale “di tutto quello che è vero, nobile, giusto, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode” (Fil 4,8). Il Natale della vicinanza, della tenerezza, della misericordia. Il Natale della prossimità! Il Natale di chi si nutre di una smisurata compassione che spinge a prendersi cura dei fragili, dei bisognosi, degli anziani soli, dei minori a rischio, di ogni sofferente, dei carcerati, dei migranti, delle vittime innocenti, dei poveri, di ogni persona che giace mezza morta lungo la strada di questo mondo malato e in frantumi. Il Natale di chi prende su di sé il disagio, il malessere, degli uomini e delle donne del nostro tempo. Il Natale di chi è capace di ascoltare il grido dei più poveri unitamente a quello della terra. Il Natale dell’abbraccio, dell’accoglienza, del calore umano, della fraternità, dell’amicizia. Il Natale di chi sa stare sulla soglia! Il Natale di chi opera il bene nel segreto, nel nascondimento, come il lievito nella massa. Il Natale di chi allarga l’orizzonte del proprio pensare, dilata sempre di più il proprio animo, apre le proprie braccia e le proprie mani. Il Natale dei sentimenti e del cuore; della passione, dell’impegno, del coinvolgimento. Il Natale della responsabilità, del rispetto, della gentilezza, della discrezione; della relazione vera, franca, serena, aperta, adulta, con Dio, con gli altri, con la natura, con sé stessi.
Il Natale della pace, da promuovere, diffondere, edificare, in ogni parte del mondo, nei paesi in guerra, ma anche nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità ecclesiali, civili, nella vita di ogni persona umana che Dio ama. Il Natale di chi nulla gli è indifferente, ma gli importa, gli sta veramente a cuore. Il Natale di chi guarda lontano, non si ferma ai risultati immediati, lavora per gli altri, per le generazioni a venire. Il Natale di chi si adopera ad accorciare sempre più le distanze, che non mette mai steccati, separazioni, barriere, ostacoli; si prende cura dei vicini e si prende cura dei lontani. Il Natale di chi tesse rapporti e legami di fraternità con tutti senza lasciare fuori nessuno. Il Natale della ragionevolezza, della pacatezza, della fiducia, della concordia, dell’armonia. Il Natale di chi rende ragione della speranza che abita nella propria vita (cfr. 1 Pt 3, 15), sempre con buona e retta coscienza, mansuetudine, umiltà, mai con presunzione e arroganza, cedendo alla logica della costrizione, della forza, della violenza. Il Natale della mitezza! Il Natale di chi non si è arreso all’ineluttabile naufragio dell’umano dell’uomo. Il Natale dei piccoli, dei semplici, degli umili, degli esclusi, degli ultimi, di chi non chiede niente perché non ha niente. Il Natale di chi sta dalla loro parte! Il Natale che non lascia indietro nessuno. Il Natale di chi non si serve di Dio per acquisire prestigio, onore, potere, ma lo serve autenticamente mettendosi al servizio dei fratelli e delle sorelle; di chi ha scelto di servire e non di essere servito (cfr. Mt 20, 28). Il Natale di chi ricerca non l’interesse proprio, ma quello degli altri (cfr. Fil 2, 4); di chi ha scelto il dono come orizzonte di senso: ha scelto di darsi a coloro che non hanno come poter ricambiare; di chi ha scelto il dono per il dono. Il Natale della gratuità, della generosità, della bontà! Il Natale della missione con lo stile della prossimità: di chi irradia continuamente fervore, dolcezza, coraggio, desiderio, attesa, apertura, bella e buona notizia di Vangelo.
Il Natale dei discepoli che desiderano seriamente ascoltare, seguire, imitare, annunciare, il Maestro: Gesù Cristo Signore; discepoli che si sono messi in cammino umilmente e alacremente per camminare senza posa e provare a far camminare tutti gli altri insieme. Il Natale di chi è sempre in ricerca, sempre in cammino, sempre inquieto, mai arrivato; di chi non ha smesso di porsi le grandi domande di senso, sul principio, sul fine di ogni cosa; di chi non ha finito di domandarsi e domandare il perché, anche quando tutto sembra precluso a qualsiasi risposta. Il Natale di chi non chiude e non si chiude e non dispera mai di niente e di nessuno. Il Natale di chi nutre, offre, edifica sempre speranza. Il Natale di Gesù che nasce per tutti e per ognuno. Il Natale della luce vera che illumina tutti gli uomini e le donne. Il Natale della speranza che non delude in quanto scaturisce da un amore grande (cfr. Rm 5,5) che raggiunge e abita ogni essere vivente. Il Natale della gioia senza fine, della comunione, dell’incanto e dello stupore. Il Natale dell’amore puro e disinteressato che allontana ogni tristezza e ogni paura. Il Natale del Signore che ridona sempre più dignità a tutti e a ciascuno nessuno escluso. Il Natale di Gesù che nasce nella storia, perché rinasca incessantemente nella nostra esistenza, con Lui e in Lui, la fede, la speranza, l’amore, la pace, l’unità, la verità, la bontà, la bellezza, la gioia. Il tuo Natale, Signore, sia il nostro: questo è ciò che vorremmo celebrare e vivere con essenzialità, semplicità, sincerità e purezza di cuore. Insegnacelo tu Maria, Vergine e Madre, che hai dato alla luce il Salvatore e il Redentore del mondo. Tu che lo hai generato lasciandoti generare. Ti chiediamo di intercedere per noi e per tutti ora e lungo tutto l’arco del nostro pellegrinaggio terreno. Amen.
Nicosia, 8 dicembre 2024
Immacolata Concezione della B.V. Maria
Auguro a tutti Buon Natale di Gesù
e sereno Anno Nuovo!
+ Giuseppe Schillaci


