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Il mondo della disabilità ai tempi del Coronavirus; lettera aperta di un genitore al Presidente della Regione Nello Musumeci

Coronavirus: i disabili rischiano di morire di malinconia!
Lettera aperta al Presidente della Regione On. Nello Musumeci
Gent.mo Presidente della Regione Sicilia, On. Nello Musumeci,
mi chiamo Massimo Castagna, sono di Enna e sono uno dei tantissimi genitori di un ragazzo diversamente abile che in questo massimo castagna 2tremendo periodo di pandemia è in quarantena forzata, come tutti i siciliani. Il coronavirus ci ha colto tutti impreparati e Lei nella qualità di massimo rappresentante della Regione Sicilia sta cercando di affrontare l’emergenza nel migliore dei modi. Non darLe atto degli sforzi che Lei, assieme al suo Governo sta facendo, non sarebbe giusto e soprattutto non sarebbe corretto.
Provo ad immaginare se l’epidemia fosse partita dalla Sicilia quanti muri, quante barricate, quanti ostacoli le regioni del Nord avrebbero frapposto fra noi e loro; proprio per questo il mio personale apprezzamento per il suo operato, tra mille difficoltà dal punto di vista sanitario, organizzativo e sociale.
Mi permetta però, On. Presidente Musumeci, di muoverLe un appunto che non fa certo onore al Suo Governo. La problematica che voglio segnalarLe è quella legata al mondo della disabilità.
Migliaia di diversamente abili, giovani e giovanissimi, si trovano in uno stato di prostrazione e di grave difficoltà ad affrontare la quotidianità legata alla epidemia in corso.
A questo si aggiunge che i disabili non fanno riabilitazione da oltre un mese, cosa gravissima per mantenere, da un lato, quello che hanno acquisito negli anni, e dall’altro di non potere avere, se non con costi elevati, un terapista a casa, che in ogni caso non verrebbe.
Chiusi i centri di riabilitazione, chiusi i centri diurni, impossibilitati ad uscire, cosa possono e devono fare i nostri ragazzi? E quale ulteriore incombenza tocca a noi genitori vedere i nostri figli completamente disturbati e disorientati?
E quanto tempo ci vorrà, passata l’epidemia, per riportare i nostri ragazzi ad un livello di vita accettabile?
Per DarLe contezza delle grandi difficoltà giornaliere ho raccolto la testimonianza di una mamma: “Mio figlio è un disabile di 33 anni cerebroleso con disturbi mentali e gravissimi problemi motori….. per lui la vita era fatta di attività, di socializzazione e scoperta di tutto ciò che offre il mondo circostante. Dopo anni di sacrifici, interventi chirurgici ortopedici, e lunghi percorsi riabilitativi fisici e mentali, avevamo raggiunto un obiettivo: quello di conoscere il mondo che ci circonda e superare le paure stando insieme agli altri. L’isolamento di questi giorni sta creando numerosi problemi e peggioramenti nell’equilibrio psicologico già abbastanza disturbato. Loro hanno la loro quotidianità che è fatta di abitudini ed equilibri che in questo momento sono tutti saltati, e stanno accentuando tutte le loro problematiche peggiorando la loro precaria situazione. La notte non si dorme, di giorno non si mangia, per non parlare di crisi epilettiche e nervose che destabilizzano loro e chi gli sta vicino. Non c’è più nessuna terapia, nessuna assistenza e per di più se un genitore vuole fare un giretto col proprio figlio in macchina con le dovute precauzioni del caso, anche questo non è contemplato…… per loro è terapeutico uscire almeno una volta al giorno da casa anche se non può essere più come prima. In tutto questo noi genitori ci sentiamo soli ed abbandonati, continuando così i ragazzi ci moriranno non di Covid 19 ma di malinconia e deperimento, loro che hanno bisogno di continui stimoli. Non vorremmo trovarci ad affrontare oltre al Coronavirus, un virus più terribile e straziante, quello dell’indifferenza e quello della solitudine. I ragazzi stanno peggiorando e sono diventati ingestibili… e noi genitori andando avanti così ci ammaleremo di altro.”
On. Presidente Musumeci, io non so se avrà tempo e modo di leggere questa lettera aperta, spero però si renda conto che è molto importante che Lei autorizzi “un’ora d’aria ai nostri ragazzi”. Stia certo che noi genitori sappiamo cosa fare per proteggere i nostri ragazzi; non li porteremmo mai a fare un pic nic sul tetto o il bagno al mare. E sappiano anche che un’ora al giorno sarebbe già qualcosa in questa fase così delicata.
D’altronde con la città così vuote dove vuole che possiamo portarli se non a fare una passeggiata a piedi o in auto?
La ringrazio per l’attenzione che vorrà dedicare al problema e spero tanto che la Sicilia sia davvero la prima regione ad uscire da questo incubo.
Massimo Castagna

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