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il Coordinamento nazionale Diritti Umani ricorda le vittime del Ponte Morandi

Il 14 agosto 2018 è una data tragicamente impressa nella memoria collettiva della Liguria, di Genova e dell’intero Paese, in quanto, come è ormai noto, proprio due anni fa si è verificato il crollo del Ponte Morandi, causando la morte di 43 morti e con ben 566 sfollati.
Il Coordinamento Nazionale dei Docenti della Disciplina dei Diritti Umani intende ricordare le vittime innocenti del disastro del Ponte Morandi in quanto semplici cittadini, la cui vita è stata spezzata proprio in un momento di normale routine e sbriciolata insieme alle macerie di un’opera architettonica la cui manutenzione probabilmente non è stata curata a dovere.
Nell’agosto 2018 una poesia anonima postata su Facebook fece il giro del mondo dando vita a quel sentimento di speranza e di vita che rianima una comunità nelle prove più difficili «Crolla un ponte, Crolla una strada, Crollano i nervi di chi, Consapevolmente, Pensa: Avrei potuto essere li. Crolla una città, Ora più isolata, Crolla la sua economia, Fragile ed insicura. Crolla la fede Nel cielo, Nel destino, Nella vita. Crollano le braccia Di chi sta spalando, Crolla, pesante, Lo sconforto Sulle nostre spalle. Tutto crolla, Tranne noi. Gente dura, Inospitale, Musoni e Testardi. Per chi non ci conosce. Lavoratori, Camalli, Portuali, Carbonai. Artigiani, Banchieri, Capitani e Marinai. Agricoltori sulle rocce. Superbi, Orgogliosi. Fieri. Insiste, Inutilmente, Il cielo Sulla nostra città. Che da acqua, Fango, Macerie e Bombe, Ne è sempre uscita. E allora che cominci, Genova, Domani sarai ancor più bella»; e poi arrivò il lock down a illuminare di tricolore il nuovo ponte, simbolo dell’Italia più tenace e onesta.
Ora, che la nuova opera è stata inaugurata, rimangono i nomi di coloro che chiedono giustizia e verità alla classe politica, alla magistratura, alle autorità competenti. Non solo parole ma fatti concreti, tempi certi e brevi per arrivare alla conclusione degli accertamenti necessari, per individuare cause e colpevoli di quanto è accaduto.
prof. Romano Pesavento

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