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IL CANCRO DELLA BUROCRAZIA ITALIANA – di Angiolo Alerci

IL CANCRO DELLA BUROCRAZIA ITALIANA

UN RACCONTO DA SCHERZI A PARTE
La burocrazia di Enna batte ogni altra burocrazia per 2 a 0.

1° TOMO – ( di quattro) – L’ANAS

Oggetto: la richiesta autorizzazione per aprire un varco per consentire, in caso di incendi, l’accesso dei mezzi ad un terreno di mia proprietà sito in prossimità del Lago di Pergusa, terreno NON EDIFICABILE.
La richiesta riguardava la collocazione di un tubo di circa ml 5 all’interno di una gronda, come concessa al vicino a distanza di un metro.
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Nella convinzione che l’ente interessato fosse l’ANAS richiesi a questo ente con nota del 2 aprile 2008 la prevista autorizzazione, nota riscontrata con la consueta sollecitudine soltanto dopo sei mesi il 21 ottobre 2008, con la quale veniva comunicato “ Si fa notare che dalla planimetria allegata la strada interessata è indicata come provinciale e quindi non rientra nelle competenze di questa Società”.
Accertato che la provincia, trattandosi di relitto l’aveva trasferito al Comune, a distanza di venti giorni in data 14 novembre 2008, inoltrai al nuovo ente una nuova richiesta.
L’iter di questa richiesta, già in parte raccontata con una nota pubblicata il 20 febbraio scorso,sarà ampiamente rappresentata con altra nota.
In data 21 aprile 2018, avvalendomi del silenzio assenso, più volte notificato anche per conoscenza alla Procura della Repubblica, ho fatto eseguire parte dei lavori: la collocazione del tubo e la relativa copertura lasciando in vita i pilastrini che erano a protezione della cunetta.
Nel corso dei lavori un cantoniere dell’ANAS di passaggio richiese l’immediata sospensione dei lavori, dal momento che non aveva avuto comunicazioni al riguardo.
Sopraggiunto in quel momento mostrai al cantoniere la lettera con la quale mi si comunicava che la strada non era dell’ANAS.
Il dipendente continuò a pretendere la sospensione dei lavori cosa che non ottenne, anche perché il lavoro era quasi completato.

Il cantoniere si recò immediatamente presso il Comando della polizia municipale e comunicò, all’allora Comandante dr. Campisi, che si stavano eseguendo nei pressi di Pergusa lavori abusivi che avevano danneggiato la gronda e che io, personalmente, mi ero rifiutato di sospendere.
Il dr. Campisi inviò subito una pattuglia e nel contempo, mi invitò in caserma per avere i necessari chiarimenti.
Mi informò che la pattuglia non aveva trovato alcun lavoratore e che la gronda non risultava danneggiata.
Con una mia nota del 25 aprile 2018 diretta al Sindaco, e per conoscenza all’ANAS e alla Procura della Repubblica, avevo chiesto l’autorizzazione a rimuovere “la fascia muraria alta circa 20 cm non più necessaria per la protezione della gronda”.
A ricezione di questa mia nota pervenuta il 7 maggio 2018, come risulta dall’avviso di ricevimento, l’ANAS si sveglia di soprassalto e con un verbale falso, redatto il 16 maggio 2018, alle ore 13, mi contesta il lavoro abusivamente fatto, sottolineando che la contestazione non era stata fatta al momento, per l’assenza della controparte.
La pratica ancora si trascina presso il Giudice di Pace che ha già condannato la Prefettura di Enna per un vizio di notifica.
Quanto raccontato rappresenta solo un peccato veniale rispetto
alle sceneggiate che coinvolgono il Comune, l’ex provincia e la Prefettura di Enna che saranno pubblicate con altre singole note.

angiolo alerci

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