La centrale idroelettrica che dovrebbe sorgere nei territori di Villarosa, Calascibetta ed Enna, il mostro pensato da Edison e di cui vi abbiamo raccontato in questo post 👇 https://www.facebook.com/share/p/15cdJqZo5m/ sta prendendo forma attraverso l’avviso di pubblicazione da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che decreta gli espropri e le imposizioni di servitù sui territori interessati dai lavori e relativa comunicazione ai comuni. Lavori autorizzati seppur viziati da vergognose falle. Qui vi parliamo solo di quelle in merito agli aspetti archeologici e vi mostriamo alcune immagini che documentano con quale mancanza di accuratezza e rigore scientifico la ditta incaricata da Edison (Cristellotti & Maffeis s.r.l.) ha eseguito le ricognizioni necessarie per la compilazione della VPIA-Verifica preventiva dell’interesse archeologico, necessaria per la realizzazione della centrale idroelettrica.
Luoghi fotografati dal finestrino di un’auto, al di là di un guardrail, a volte a distanza di chilometri, mai sul campo, giusto in un paio di occasioni. Toponimi sbagliati a iosa, cosa che evidenzia una totale mancanza di conoscenza del territorio (ed evidentemente anche della capacità di fare copia e incolla).
Chi sa cos’è una VPIA sa perfettamente come questa va eseguita, i luoghi vanno analizzati passo passo attraverso ricognizioni di superficie e vanno rilevati eventuali reperti fittili, metallici e litici, strutture murarie, strutture rupestri. Nel caso specifico, su 724.000 mq “analizzati” sono stati rinvenuti 8-dico 8-frammenti ceramici e questi non sono stati neanche fotografati accanto alla palina per la misurazione. Su un territorio immenso non è stato rilevato altro, nulla di nulla. Per stessa ammissione della ditta, un lavoro effettuato in un periodo non ideale per quel che riguarda la visibilità del suolo (dunque, precisa volontà di non rilevare nulla o inesperienza?).
La suddetta VPIA, inoltre, manca letteralmente di alcune parti fondamentali, ovvero delle indagini sull’area in cui sorgeranno i cantieri, sull’area in cui verrà ampliata la strada di servizio che condurrà in Contrada Lago Stelo, sull’area boscata di Gaspa dove verranno costruite le gallerie ipogeiche (e dove non fai un passo senza imbatterti in qualcosa di interesse archeologico), sull’area dell’ex Lago Stelo, il luogo deputato ad ospitare quel mostro di cemento che è il bacino artificiale di monte, che avrà una circonferenza di 1.6 chilometri e un’altezza massima di 24 metri, andando ad interessare emergenze rocciose con tracce di escavazioni in antico e tutta un’area la cui più antica frequentazione umana e relative evidenze archeologiche risalgono alla preistoria.
Gravissime mancanze, su cui chi ha il compito di vigilare in merito al corretto iter sulla costruzione non ha avuto nulla da ridire e questo risulta ancora più grave. Una VPIA fallace, contraddittoria, incompleta, preludio a un disastro ambientale, archeologico, paesaggistico.


